Insidious – L’ultima chiave

E’ uscito il nuovo Insidious e noi non possiamo che essere contenti di tornare a farci un giretto nell’Altrove tra fantasmi, demoni, la combat-granny Elise e quei due cazzoni di Specs e Tucker.  Siamo al quarto capitolo della saga ideata da Leigh Whannell e James Wan, che per la prima volta si defilano (resta Whannell alla sceneggiatura) lasciando la regia in mano ad un giovane rampante come Adam Robitel, del quale abbiamo già apprezzato The Taking of Deborah Logan.

Dove eravamo rimasti? Sarebbe un po’ lungo fare un recap generale di tutte le vicende di Insidious, quindi se non siete esperti andate su youtube o wikipedia e fatevi un bel ripassino delle (dis)avventure di Elise, dei Lambert e dei loro incontri con la sposa velata di nero, Parker Crane ecc.

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The Last Key si concentra sull’infanzia di Elise (una Lin Shaye, ancora una volta splendida) mostrandoci le sue prime esperienze con i demoni e con l’Altrove nella sua vecchia casa, situata nei pressi di un carcere, nel quale il padre lavorava come addetto alla sedia elettrica (giustiziava i condannati a morte). Elise quei condannati a morte li sentiva, sentiva le loro anime, sentiva il loro dolore. E il padre la menava. Dopo decenni la parapsicologa torna in quel luogo in compagnia di Specs e Tucker, chiamata dal nuovo inquilino della casa che vuole liberarsi dalle presenze oscure che lo tormentano. Elise si troverà a dover affrontare nuovi e vecchi fantasmi, facendo i conti anche con la sua storia personale, che l’ha portata ad allontanarsi bruscamente dalla sua famiglia.

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Non si può parlare del nuovo Insidious senza parlare del ruolo che svolge all’interno dell’intera saga. Il film di Robitel, diciamolo subito, non è un granchè. E’ un lavoro impeccabile dal punto di vista delle atmosfere e della costruzione dell’immagine (guardate la foto qui sopra per farvi un’idea), ma gli spaventi sono troppo pochi e ricalcano schemi obsoleti che ormai vediamo da anni e anni in tutti i film horror. Bambini spettro che corrono nel buio, voci provenienti dall’armadio, volti di mostri che compaiono facendo bu!. Ok, è tutto nella norma, però Insidious ha sempre trovato nell’Altrove un asso formidabile da giocare, nel quale sperimentare qualunque cosa senza problemi di sorta (l’Altrove è una dimensione nella quale tempo e spazio non esistono, rendendo possibili incontri e fatti di ogni tipo). In The Last Key invece questa carta viene sfruttata poco, lasciando anzi il campo ad una svolta thriller inaspettata e slegata dal paranormale. Una scelta questa che rappresenta senz’altro una novità ma che non convince del tutto. Ciò che invece ci sentiamo di condividere è la scelta da parte degli autori di dare un tono più leggero alla storia, facendola sfociare spesso nella commedia, sfruttando le doti comiche di Specs e Tucker.

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I due aiutanti di Elise potranno risultare irritanti per gli horror fans più conservatori, ma sono (e lo saranno sempre di più a mio avviso) fondamentali per il percorso che la saga sta prendendo: un percorso che va spedito verso l’horror-mistery venato di commedia, un campo nel quale Insidious potrebbe trovare terreno fertile. Insomma, se The Conjuring si pone come nuova icona dell’horror soprannaturale serio, la creatura di Leigh Whannell potrebbe diventare il nuovo Ghostbusters (con tutte le differenze del caso), un horror per tutta la famiglia, senza sangue e kid friendly. Specs e Tucker hanno già comprato il furgone customizzato e si sono limonati le nipoti di Elise (a proposito, non sottovalutiamo il personaggio di Caitlin Gerard perchè potrebbe essere proprio lei a prendere il posto di Elise un giorno), la strada per nuove avventure è già tracciata. In ogni caso, ci divertiremo.

VOTO: 6-


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