Sami Blood

Presentato in anteprima al Toronto International Film Festival e sbarcato successivamente a Venezia 73, l’Outsider di questa settimana è un film che ho amato tanto, perché è attraverso opere come questa che possiamo conoscere un po’ di più il mondo che ci circonda. Primo lungometraggio della regista lappone Amanda KernellSami Blood è un film molto sentito, ispirato alla vita della nonna dell’autrice, nel quale la Kernell mette tutto l’amore per il suo popolo, le sue tradizioni e la sua terra. Attraverso la vita di una giovane Sami, veniamo a conoscenza della lunga emarginazione razziale nei confronti di questa popolazione (meglio conosciuti come Lapponi), argomento poco noto di cui non si è mai parlato abbastanza.

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Il racconto si apre con una donna anziana che con il figlio e la nipote intraprende un viaggio attraverso la Svezia per dare l’ultimo saluto alla sorella deceduta. Si comprende subito come la donna, Christina, disprezzi il luogo e la gente verso i quali si sta recando. Trovandosi sola in hotel, dopo aver rifiutato di recarsi con il figlio e la nipote alla tradizionale cerimonia Sami della marchiatura delle renne, Christina comincia attraverso un lungo flashback a ripercorrere il suo passato.

Veniamo catapultati negli anni ’30, nelle terre Sami, e ci viene raccontata la storia della quattordicenne Elle-Marja, il vero nome della donna prima di diventare Christina, che con un’ostinazione e una caparbietà incredibili rigetta il suo popolo, la sua terra e la sua stessa identità per poter avere la vita che desidera, lontana dal dolore della discriminazione e delle umiliazioni.

Per farlo scappa verso Uppsala, l’agognata città, lasciando dietro di sé la famiglia, e abbandonando la sorella più piccola. Elle-Marja viene emarginata prima dagli svedesi in quanto Sami, e successivamente dai Sami stessi per la sua voglia di essere svedese. Viene cacciata dalla madre, chiusa come il resto del popolo in un profondo razzismo di ritorno verso i loro persecutori, e se ne va senza mai guardarsi indietro e senza fare più ritorno.

Il distacco totale con le sue origini avviene quando si spoglia del tradizionale abito, lo brucia e indossa un vestito rubato sul treno che la porta a Uppsala, assumendo l’identità della sua insegnante, Christina Lajer, colei che con grande durezza le aveva negato la possibilità di diventare una persona diversa rispetto a quella che il destino le aveva imposto. Secondo alcuni studi dell’epoca, svolti anche su Elle-Marja quando andava scuola, i Sami non erano adatti alla vita di città e sarebbero morti fuori dalle loro terre perché il loro cervello era diverso.

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Il racconto non è mai retorico nè didascalico, ci colpisce attraverso l’ottima interpretazione di queste due giovani Sami (attrici alle prime armi con grande espressività), la bellissima fotografia, i paesaggi maestosi dell’incredibile terra lappone, i dialoghi ridotti all’osso ma sempre diretti e incisivi, fino ad una colonna sonora formata anche dai joik (canti tipici Sami) in un insieme che mette i brividi.

Sami Blood è fresco di vittoria del premio Lux 2017, ritirato dalle sorelle Sparrok in abiti tradizionali. E’ proprio l’intuizione della Kernell di affidare il ruolo di protagoniste alle giovani sorelle il valore aggiunto del film.

Sameblod, 2016, Amanda Kernell

(Cristina C.)


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