Tokyo Fist

Iniziamo l’anno nuovo a pugni in faccia. Il primo Outsider del 2018 arriva dal Giappone ed è firmato dal padre di Tetsuo Shin’ya Tsukamoto. Parliamo di Tokyo Fist, film del 1995 fedelissimo in tutto e per tutto alla poetica cyberpunk dell’autore giapponese, che ancora una volta spinge al limite i suoi personaggi, infierendo sui loro corpi e sulle loro anime.

E’ la storia del più classico dei triangoli amorosi. Tsuda (Tsukamoto) è un impiegato modello, ingranaggio frustrato e perfetto della gigantesca macchina lavorativa giapponese. Ogni sera torna a casa stanco morto e non ha nemmeno le forze per copulare con la bellissima ma non meno frustrata fidanzata Hizuru. Un giorno spunta dal nulla Kojima, amico d’infanzia di Tsuda e, soprattutto, pugile. Come dice il detto, “tra moglie e marito sfigato non mettere un pugile fisicato“. Kojima ci prova con Hizuru, la donna non può resistere molto al fascino della forza bruta del nuovo arrivato e molla Tsuda. L’innamorato deluso, dopo essersi anche preso dei pugni in faccia, capirà che l’unica strada per riconquistare Hizuru è attraverso la violenza: diventerà un pugile ancora più forte di Kojima e gli romperà il culo.

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La trama piuttosto basic non deve farvi dimenticare che siamo di fronte ad un film di Tsukamoto: il triangolo amoroso è solo uno spunto per affrontare un viaggio attraverso perversioni e desideri nascosti dei protagonisti, in cerca di una via d’uscita da una vita nella quale si sentono come dei topi in gabbia. Così il fantozziano Tsuda dopo aver perso l’amore si spacca di palestra e diventa una bestia e Hizuru capisce che può trovare il piacere non nella vita comoda e tranquilla ma nel dolore e nella violenza. A ritrovarsi schiacciato tra queste due “esplosioni” di personalità è, per assurdo, proprio Kajima. Il corpo umano è sempre al centro: esaltato dai muscoli sudati dei pugili, ferito dai pugni, torturato dagli atti masochisti di Hizuru, alterato dai piercing, dai tatuaggi, da innesti di metallo. Un corpo umano che diventa un involucro troppo stretto per contenere la forza e l’energia che i protagonisti vogliono sprigionare, un corpo destinato ad esplodere.

Insomma, classic Tsukamoto.

C’è la critica al sistema alienante giapponese e il desiderio di distruggere i miti dell’uomo moderno (sesso, fisico, famiglia), ma a noi interessa di più il fatto che Tokyo Fist è una botta di adrenalina pazzesca, una mitragliata di suoni e immagini che fanno godere (guardatevi la sequenza dell’allenamento verso metà film e fateci sapere).

E’ sul tubo in versione integrale sub eng, quindi vi basta schiacciare play. Sbam.

Tokyo Fist, 1995, Shinya Tsukamoto


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