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Black Mirror – Stagione 4

Black Mirror – Stagione 4

E’ uscita giusto in tempo per farci fare il pieno di paranoia e presammale la quarta stagione di Black Mirror su Netflix. Quella di Charlie Brooker, manco starlo a dire, è una delle serie a più alto livello di hype di tutto l’universo seriale contemporaneo e per certi aspetti non se ne capisce nemmeno bene il motivo, visto che molte puntate, soprattutto della stagione numero tre, erano indiscutibilmente brutte. Ma Black Mirror ci ha regalato anche episodi indimenticabili, momenti shock, episodi diventati istantaneamente icone pop (San Junipero docet) e ha fatto nascere in noi la speranza (per molti assoluta certezza) di trovarci di fronte al vero erede di The Twilight Zone.

La quarta stagione conferma lo show di Brooker come un diamante grezzo, pieno di idee accattivanti e cose stràfiche, ma che ancora si porta dietro alcuni vecchi difetti di fabbrica, presenti fin dalla prima stagione datata 2011. Tirando le somme, questa stagione rappresenta un passo in avanti rispetto alla precedente, se non per effettiva qualità degli episodi, per una presa generale di coscienza che la serie sembra aver raggiunto, puntando dritta sulla strada della fantascienza sporca, quasi horror, e diventando meno dipendente dal format luddista/antitecnologico che ci mostra la semplice deriva tragica di questo o quel marchingegno elettronico. In questa stagione non c’è l’episodio da immagine copertina di Facebook o da hipster mania, ma ci sono alcune cose molto interessanti. Andiamo con ordine.

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USS CALLISTER: diretto da Toby Haynes, l’episodio che apre la season 4 è quello più old school di tutti. Se si esclude l’ambientazione startrekkiana, siamo di fronte all’ennesimo caso di realtà virtuale degenerata, un videogioco online nel quale il programmatore Jesse Plemons (sempre bello) si diverte a fare il nazi, per dimenticare le frustrazioni della sua vita reale. La sua stessa invenzione si rivolterà contro di lui. Minestra riscaldata a livello tematico, ma un’episodio piacevole e divertente (forse un po’ troppo lungo, ma vabbè), che porta per la prima volta Black Mirror su una navicella spaziale. Ci sta. VOTO: 6+

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ARKANGEL: la cosa più brutta della stagione è rappresentata dall’episodio madre-figlia diretto da Jodie Foster. La madre apprensiva impianta nella testa della figlioletta un chip che collegato ad un tablet le permette di monitorare la bambina 24h su 24, vedendo addirittura su schermo ciò che vedono gli occhi della malcapitata. Tutto ok finchè la figlia è piccola, ma quando diventa una teen iniziano i problemi. Black Mirror presenta una storia che potrebbe passare in prima serata su Rete4 per il ciclo Donne dalla vita difficile. Tutto un po’ banale. E la Jodie che prova ad essere cattiva fa tenerezza. VOTO: 5

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CROCODILE: John Hillcoat dirige quello che è probabilmente l’episodio più significativo a livello cinematografico di tutta la stagione, nonostante la storia sia un po’ tirata per i capelli. Le storie di due donne si intrecciano in maniera drammatika. Mia (una splendida Andrea Riseborough) è un architetto di successo che nasconde un terribile segreto, Shazia (Kiran Sawar) invece lavora per una compagnia assicurativa ed entra nelle menti delle persone per ricostruire in maniera dettagliata gli incidenti. Quando Shazia entrerà nella mente di Mia vedrà bad bad things, facendo precipitare gli eventi. Se questo episodio raggiunge la sufficienza è tutto merito di Hillcoat, che dà ritmo e tensione ad una storia piuttosto deboluccia. Gli ultimi 10 minuti sono di alto livello, con una Riseborough da applausi. VOTO: 6++

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HANG THE DJ: Hang the dj is the new San Junipero. Questo per mettere subito le cose in chiaro. Probabilmente Brooker dopo il successo dell’episodio della terza stagione ha capito che deve farci star male parlando d’amore almeno una volta e lo fa con una storia che vede protagonisti due giovani che utilizzano una app che potremmo ribattezzare TurboTinder. Questo sistema in pratica non solo decide la persona con la quale devi avere una relazione, ma determina subito anche la durata di questa relazione. Vietatissimo infrangere le regole (ci sono dei tizi armati di taser che girano a controllare). Capite bene che il rischio di corto circuito emozionale è altissimo. Hang the dj è un cyberviaggio nelle dinamiche di coppia e nella ricerca dell’amore al tempo dei social. E’ fastidioso, vero e commovente (non quanto avrebbe dovuto però, colpa forse di un Van Patten non proprio a suo agio). Panic degli Smiths si appresta a tornare tormentone. VOTO: 7+

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METALHEAD: diretto da quel matto di David Slade, Metalhead è l’episodio più cazzuto della quarta stagione. E’ una botta adrenalinica di horror-scifi tutto in bianco e nero, un duello on the road tra un robot-cane assassino e una donna in fuga. Non sappiamo niente del contesto in cui avviene la vicenda: il mondo è chiaramente andato a rotoli e gli umani cercano in qualche modo di sopravvivere, ma non sappiamo a cosa. Sappiamo però che la protagonista deve salvarsi dalle grinfie di questo robot a quattro zampe, una specie di mini Predator robotico dalle mille risorse, che ha come unico apparente obiettivo quello di sterminare gli umani che gli si presentano di fronte. Metalhead è la prova che Black Mirror può fare roba fighissima senza metterci per forza dentro la moralina o la riflessione sulla tecnologia cattiva. Sì ok, il robot assassino è tecnologia, però sticazzi. Bomba. VOTO: 7,5

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BLACK MUSEUM: quello di Colm McCarthy non è solo l’episodio migliore della stagione, ma è qualcosa di più: è una sorta di meta-puntata antologica con riferimenti interni, esterni, laterali e subombelicali a Black Mirror stessoUna ragazza arriva all’infamous Black Museum di Rolo Haynes, ex scienziato pazzo, inventore di tecnologie assurde sfruttate in medicina e ovviamente degenerate (con conseguente cacciata di Haynes dal mondo scientifico). Passo dopo passo, la ragazza ascolterà le terribili storie legate agli oggetti creati dal padrone del museo. ECCERTO che il Black Museum è Black Mirror e Haynes è Brooker eccetera eccetera. Metafore a parte, i mini episodi raccontati da Haynes sono perle assolute (menzione speciale per il chirurgo sadomaso, personaggio inarrivabile). Black Museum è inoltre la dimostrazione di quanto funzionino bene le idee di Brooker se dispensate a piccole dosi. Non dico che Black Mirror avrebbe bisogno di un restyling a livello di format, però avere 10 episodi da 25-30 minuti anzichè 6 da 50-70 forse non sarebbe proprio una cattiva idea. Se proprio vogliamo prendere The Twilight Zone come punto di riferimento, prendiamo il pacchetto completo. VOTO: 8

Buon anno e buon futuro a tutti.

VOTO: 7


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