L’Amant Double

Il Steven Soderbergh di Francia non si ferma mai. Francois Ozon butta fuori praticamente 2 film all’anno e riesce nel costante miracolo di non fare mai cilecca. Certo, di capolavori da 10 e lode che rimangono conficcati nella storia del cinema non ce ne sono, ma nella filmografia di Ozon, geniale mimetista che passa dal thriller alla commedia al dramma al grottesco con la facilità con cui cambia le marce della macchina, di brutti film non c’è traccia.

Dopo aver girato uno dei suoi massimi achievement Frantz, psico-dramma storico sulla menzogna – Francois Ozon è planato al Festival di Cannes 2017 con L’Amant Double, ennesimo dérapage, cambio di genere, mutazione di una filmografia che ha fatto della propria continua trasformazione l’unico elemento di riconoscibilità (insieme alle tematiche LGBT). Cosa ha fatto questa volta Ozon? Un giallo? Un horror? Un film drammatico? Un porno? Un wuxiapian? Un godzilla-movie? Lo so che sembra incredibile ma la risposta è sì. No ok, scherzavo, Gojira e le spade non ci sono. Però tutti gli altri generi compaiono clamorosamente nell’ultimo film del regista francese.

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Parigi. Chloé (Vacth) è un’ex modella depressa che ha un misterioso mal di pancia. All’ennesimo rimbalzo subito da un medico, decide di andare da uno psicanalista (Renier). Dopo una serie di sedute, tra i due sboccia l’amore. Splende di nuovo il sole sulla vita di Chloé, che si trasferisce con il biondo compagno in un bell’appartamento in centro. Tra la ragazza e Paul le cose vanno bene fino a quando lei scopre qualcosa di strano….il suo fidanzato ha una doppia vita o ha un gemello omozigote che abita anche lui a Parigi? Seguirà torbido triangolo incestuoso che scivola quasi nell’horror.

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Dunque, dicevamo che a Francois Ozon piace replicare i generi aggiungendovi ogni volta le sue spruzzatine di LGBT/sesso perverso. Con L’amant double il nostro ha deciso di fare il suo personale esercizio di stile su un genere che andava a bomba negli anni ’90: il thriller erotico-psicologico da cassetta! Ve li ricordate quelle murate di VHS da Blockbuster che rispondevano a nomi come Ossessione pericolosa, Attrazione mortale, Seduzione fatale, o anche solo Obsession, Passion, Gioco letale e via dicendo, scambiando le parole dei titoli tra loro all’infinito? Insomma, sto parlando di quei film in cui di solito c’era Linda Fiorentino. L’amant double è esattamente quello – una torbida storia di sesso in cui qualcuno ci lascia le penne – girato tuttavia con il tocco consapevole, snob e postpostpostmoderno di Ozon. All’interno dell’operazione mimetica di turno il regista organizza la sua solita, diligente (forse ormai barbosa) matriosca di mutazioni e citazioni. Così il thriller erotico diventa un dramma, poi un giallo hitchcockiano/DePalmiano, un trattato di psicanalisi, un incubo polanksiano e alla fine addirittura un horror Cronenberghiano.

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Se l’eleganza e la capacità di adattarsi a qualsiasi genere non si discute (e certe sequenze come quella della ragazza paralizzata a letto regalano qualche brivido), con L’amant Double siamo di fronte al minore dei film recenti di Ozon. I giochini cinefili sono al limite del masturbatorio, certe sequenze ipersimboliche (l’occhio che diventa una vagina; il vetro finale che va in frantumi) sono troppo gridate per avere stile e, infine, Jeremie Renier nei panni del doppio psicologo misterioso/maiale/pazzo, franchement, non funziona.

Insomma, come ennesimo giochino di citazioni e sovrapposizioni consapevoli/postmoderne L’amant double è buono, come thriller erotico disturbante preso per quello che è, meno.  Troppa freddezza e snobistico distacco.

VOTO: 6

 


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