M.F.A.

Il mondo dello spettacolo (e non solo) è scosso da settimane dal caso Weinstein, il mega produttore porco molestatore stupratore e adoratore di Satana che ha terrorizzato decine di donne durante la sua carriera. Il molestie gate ha travolto come tessere di un domino impazzito nomi celebri e meno celebri del mondo dello spettacolo: da pesci piccoli fino a monumenti viventi come Kevin Spacey (news dell’ultima ora lo dipingono come un vero e proprio pedofilo) e Dustin Hoffman. Tutti porci, tutti molestatori. Le vittime hanno deciso di farsi coraggio dopo l’esplosione del bubbone Weinstein, denunciando molestie subite anche 30 anni fa. Bene così, è giusto rompere il silenzio, è giusto che le donne escano allo scoperto prendendo coraggio.

Il film di cui vi parlo oggi affronta la questione violenza sessuale in maniera molto più pragmatica.

In M.F.A., diretto da Natalia Leite e scritto da Lea McKendrick,  la protagonista dopo essere stata violentata diventa una serial killer e fa strage di giovani molestatori. Ecco.

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Noelle (Francesca Eastwood, sì, la figlia) studia arte all’università di Boston. Nonostante sia la ragazza più bella sul pianeta Terra, è una persona schiva e timida, concentrata sulla pittura e sulle sue piccole cose. Si invaghisce di un tenebroso compagno di corso (Luke, Peter Vack) che, accortosi degli sguardi della ragazza, la invita al più classico dei party americani a casa sua (quelli con l’alcol e la droca e la musica oscena). Noelle va alla festa tutta in tiro e decisa ad approfondire la conoscenza di Luke. Sembra tutto perfetto e romantico, finchè il ragazzo non diventa improvvisamente violento e la stupra (in una sequenza piuttosto forte). Noelle non si tirerà indietro e il giorno seguente (dopo aver inutilmente cercato di parlare con le autorità scolastiche per denunciare il fatto) torna a casa del ragazzo per avere spiegazioni sul suo comportamento e per pretendere un doveroso “i’m sorry“. Le scuse non arriveranno, arriverà solo ulteriore arroganza, spezzata solo da un volo di 5 metri da una balaustra. Luke è spiaccicato al suolo in un mare di sangue, Noelle è spaventata ma sollevata.

Quella sensazione di sollievo cambierà la vita della ragazza, che deciderà di diventare una paladina di tutte le vittime di violenza sessuale e di andare a farsi giustizia da sola in giro per i campus universitari. Uccidendo tutti.

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Pur mantenendosi all’interno dei canoni del rape and revenge classico, il film di Natalia Leite sorprende piacevolmente per l’intelligenza con la quale affronta l’argomento della violenza sulle donne. Certo, mettere in scena un’eroina che stermina i maschi alfa può sembrare un atto masturbatorio di una turbofemminista, ma non è così, perchè in M.F.A. (acronimo di Master of Fine Arts) c’è uno sguardo più ampio, che mette sotto accusa anche l’approccio delle donne stesse al problema. Se da una parte Noelle non accetta un mondo nel quale gli stupratori la fanno quasi sempre franca, dall’altro ci sono donne come la coinquilina Skye che decidono di nascondersi e cambiare nome dopo la violenza subita o altre che pensano che l’unico modo per affrontare il problema sia quello di trovare dei modi migliori per difendersi. Insomma, donne assuefatte al ruolo di vittime sacrificali in un mondo dominato (soprattutto fisicamente) dall’uomo.

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Quella di Noelle è sì una battaglia contro gli uomini ma è soprattutto una battaglia contro il modo di guardare il mondo delle stesse donne (insomma, vogliamo la parità? Iniziamo a ragionare da pari rompendo il culo, la testa e la faccia a chi cerca di metterci sotto). Finito il pippone sui vari significati, di M.F.A. ci resta l’impianto cool da indie movie ma soprattutto una gigantesca Francesca Eastwood, che si porta tutto il film sulle spalle e che si conferma attrice tagliente ed incisiva (vorrei potermi soffermare anche su altri aspetti che la riguardano ma questo non è il momento adatto).

Se volete sapere se ci sono violenza e sangue beh, certo che ci sono. Non in quantità industriali, gli omicidi seguono comunque un loro corso quasi rituale e variano per stile e modalità, ma un paio di sequenze da 7 in pagella ci sono. M.F.A. è il rape and revenge che ci voleva nel 2017, un film che coniuga alla perfezione intrattenimento e riflessioni su temi delicati, facendo passare bene, benissimo il proprio messaggio. Non è il film della vita ma è senz’altro da tenere in considerazione.

VOTO: 6+


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