La Ragazza nella Nebbia

Partiamo subito con un giudizio posato e moderato: La ragazza nella nebbia è il miglior film italiano dell’anno. Aspettando di vedere cos’ha combinato Paolo Genovese con The Place, il thriller di Donato Carrisi è uno di quei film che ti fanno pensare “ma allora siamo capaci pure noi!“. Carrisi esordisce alla regia adattando per il grande schermo il suo omonimo romanzo del 2015 e dimostra di avere una cosa che manca a molti suoi colleghi del Belpaese: lo stile.

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Il film racconta una storia piuttosto classica: in un paesino sperduto in una valle del Südtirol, la sera del 23 dicembre una ragazza, Anna Lou, esce di casa e scompare nel nulla. Per risolvere il caso dalla città arriva l’ispettore Vogel (Toni Servillo), poliziotto navigato con un debole per le telecamere. I sospetti ricadranno sul giovane barbuto professore Martini (Alessio Boni), che si dichiara innocente. Tra ambiguità e colpi di scena la verità verrà lentamente alla luce.

La ragazza nella nebbia parte da un canovaccio classico per compiere un’analisi spietata sulla società italiana e sull’impatto che hanno su di essa i casi di cronaca nera. Mentre cerchiamo di capire se l’ingenuo professore è la vittima  di un cinico poliziotto o se è un genio del male, Carrisi sposta la nostra attenzione sull’atteggiamento spregiudicato dei media nel trattare i casi di cronaca nera (il famigerato tritacarne mediatico) e sulle manie di protagonismo di persone comuni, che pur di apparire in tv farebbero qualsiasi cosa. Insomma, la classica ramanzina agli italiani appassionati dei plastici di Bruno Vespa (impossibile non rivedere la Franzoni nelle lacrime della madre di Anna Lou), ma fatta con intelligenza e senza calcare troppo la mano.

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Donato Carrisi con il suo film riesce ad azzeccare praticamente tutte le mosse. Se con il cast va sul sicuro (Boni e Servillo hanno un po’ rotto le palle ma fanno sempre il loro sporco lavoro, qui affiancati da un glaciale Lorenzo Richelmy in versione Steve Murphy) e l’ambientazione montana tra nebbia e boschi dà quel tocco alienante che mette sempre a disagio, il vero colpaccio l’autore lo fa con una struttura narrativa irregolare che riesce in maniera perfetta a riprendere da tutte le angolazioni la vicenda. E poi c’è il già citato stile.

Anche se il punto di partenza è molto italiano (per luogo, personaggi e dinamiche), Carrisi dà al suo film un’aspetto  internazionale, prendendo come punto di riferimento le crime story di David Fincher ma anche il Fukunaga di True Detective e, perchè no, addirittura X-Files. So che può far ridere ma fidatevi: l’ispettore Vogel e Loris Martini sono dei personaggi che nulla hanno da invidiare a quelli di molti thrilleroni ammeregani o delle vostre serie Netflix preferite. E qui il merito è di una scrittura perfetta e torrenziale, che rischia spesso di soffocare la storia ma che riesce sempre a riprendere ossigeno al momento giusto. Tutto in questo film ha un fascino inquietante, dalla confraternita religiosa (quasi alla The Wicker Man), ai personaggi secondari (Jean Reno psichiatra, il ragazzo con la telecamera, la giornalista sulla carrozzina), agli interni (la camera di Anna Lou con gattini e crocifissi, il Grand Hotel abbandonato stile Shining), addirittura un samba (!) ed il merito è tutto di un autore che dimostra di saper sempre come muoversi, senza tentennamenti o paure (rischiando a volte di peccare di vanità come i suoi personaggi, ma vabbè).

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La ragazza nella nebbia tra i tanti meriti ha anche quello di essere un film che può davvero piacere a tutti: può esaltare i giovani amanti del crime moderno ma può piacere e sconvolgere anche le vecchiette appassionate di Montalbano. E’ qui il vero successo di Carrisi, quello di essere riuscito a creare un prodotto italiano già pronto per il pubblico internazionale, senza bisogno del classico remake hollywoodiano.

E poi diciamoci la verità, è sempre una goduria guardare film che tengono col fiato sospeso fino agli ultimi secondi (e questo ci riesce, eccome se ci riesce). Con La ragazza nella nebbia abbiamo guadagnato in un colpo solo un nuovo regista italiano da tenere d’occhio e un film con gli attributi da sbattere in faccia ai nostri amici d’oltralpe che si bullano delle loro pellicole stilose. Sempre che il Sud Tirolo non dichiari indipendenza nelle prossime ore (ma in ogni caso sticazzi, Donato Carrisi from Martina Franca è sempre roba nostra). Viva l’Italia!

VOTO: 7,5


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