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L’Erba del Vicino

L’Erba del Vicino

In una imprecisata periferia americana, la tranquilla settimana di vacanze di Ray Peterson (Tom Hanks) si trasforma piano piano in una situazione sempre più inquietante. I nuovi vicini, i fantomatici e misteriosi Klopek, si rivelano al tranquillo quartiere, e qualcosa di sospetto che proviene dai loro comportamenti e dalla cantina di casa fa indagare il vicinato su possibili scenari da incubo.

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Piccolo cult e scult allo stesso tempo, L’erba del vicino (The Burbs) di Joe Dante, è uno di quei film  finiti nel dimenticatoio dei tardi anni ottanta americani. Commedia surreale e nera, il film si affida ad una storia originale e veramente azzeccata, mischiando le curiosità e le paure di un tranquillo quartiere con una tagliente satira dell’ipocrita pratica del “buon vicinato”; il tutto miscelando con tonalità da giallo-horror in perfetto stile Dante.

The ‘Burbs segna nel 1989 il ritorno alla regia di Dante dopo quei mezzi flop di explorers (1985) e di Salto nel buio (Innerspace, 1987, prodotto da Spielberg), con aspettative ridotte rispetto al grande successo di I Gremlins di cinque anni prima.

Come già nei film precedenti (e successivi) del regista, c’è l’America caricaturale sezionata e smascherata in tutti i suoi limiti e le sue sicurezze, dove nessuno si fida di nessun altro. Dal cittadino medio si passa all’amico impiccione, dall’ex militare del Vietnam attrezzato con i più tecnologici armamentari al benestante signorotto anziano con barboncino bianco ben pulito, fino al ragazzino riccastro e festaiolo. Con un cast super eighties: oltre a Tom Hanks si notano Carrie Fisher, Bruce Dern, Corey Feldman (post Stand by Me e capellone) e Henry Gibson (il nazista dei Blues Brothers), tutti in parte e azzeccati.

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Sorta di sintesi di mediocrità televisiva e immaginifica, l’America di Joe Dante è un piccolo diorama dove prendono forma fissazioni e paure in un annoiato quartiere bene di provincia, osservato con l’occhio da dissacrante entomologo di Joe Dante, tra zoom in e out e sguardi che passano dal dettaglio più specifico nei particolari alla panoramica che guarda il quartiere nel suo insieme, qui mostrato in tutto il suo splendore artificioso e artigianale degli Universal Studios, dove è stato costruito.

Una scena indimenticabile: l’assaggio delle sardine offerte dai Klopek a Tom Hanks:

Una serie di gag e situazioni da comicità nera si susseguono (alcune meno riuscite, altre molto di più) con un ritmo che mantiene sempre costante il susseguirsi della stramba vicenda raccontata, che vive di freschezza grazie anche agli innesti onirici surreali da horror-comedy rappresentati dai sogni di Hanks e da parentesi al confine con il soprannaturale.
Fa effetto oggi notare dopo ventotto anni dall’uscita di questo film come alcune sequenze di comicità spiazzante siano state davvero ispiratrici di certa ironia stile Griffin, dove lo spettatore più attento riconoscerà in diverse trovate e in parecchi e funzionali tempi morti lo spirito di Seth MacFarlane.

Un piccolo film da recuperare e da rivalutare.

 

L’erba del vicino (The ‘Burbs), 1989, Joe Dante


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