IT

Sarò sincero con Voi, cari amici e soprattutto amiche degli Sbandati: credevo che scrivere riguardo a IT di Andy Muschietti sarebbe stato molto facile. Dopo mesi e mesi di teasers, trailers, anticipazioni e leak vari, ero ormai convinto di entrare in sala avendo già praticamente visto tutto il film. Mi è capitato di recente con Blade Runner 2049 e pensavo che la storia si sarebbe ripetuta. Con mia sorpresa non è stato così.

Il nuovo IT mi ha spiazzato. Per certi versi in bene, per altri in male. Non mi sono trovato di fronte ad un horror moderno su Pennywise (come avevo immaginato) ma bensì ad un film grosso, pieno di sfumature e spunti di riflessione. Per certi versi addirittura un film maturo. Ma entriamo nel dettaglio e vediamo punto per punto com’è il film sul pagliacciaccio ballerino.

giorgi

Basi. Tutto si può dire a Muschietti tranne che non abbia approcciato a IT in modo estremamente personale. Certo, alcune sequenze del suo film ricalcano in maniera naturale quello di Tommy Lee Wallace del 1990 (opera ingiustamente bistrattata da recensori e avventori dell’ultim’ora che si sono dimenticati dell’impatto che ha avuto quel film sull’immaginario di un’intera generazione, cosa che difficilmente questo nuovo film riuscirà a fare), ma l’impianto narrativo è differente (non più flashback e diverse linee temporali alternate ma un racconto lineare) ed è diverso soprattutto il tono con il quale il regista argentino ha raccontato la storia. Il nuovo IT  prima di essere un film horror sullo spauracchio pagliaccesco è un film sull’amicizia e sui regazzini di Derry, con tutto quello che ne consegue.

No, Muschietti non si è dimenticato Pennywise, non si è dimenticato le atmosfere tese e i mostri, però dà tanto, tantissimo spazio ai rapporti tra i ragazzi, realizzando un film che a tratti sembra essere più vicino a Stand by me che ai tanto sbandierati horror anni ’80. E’ un bene? Vediamo.

loosers

Losers’ Club. Eccoli i nostri piccoli eroi: Bill, Ben, Bev, Richie, Mike, Stan, Ed. Sette protagonisti, sette storie da raccontare, sette background diversi. Muschietti qui ha dovuto per forza di cose compiere una scelta e ha messo Bill e Beverly in primo piano, lasciando gli altri un po’ nell’ombra. Ma se Richie dello strangerthingsiano Finn Wolfhard è tanto insopportabile quanto presente e ciccio Ben può vantare una splendida entrata in scena (oltre ad un ruolo nell’affaire tra Bev e Bill), Ed-Stan-Mike pagano dazio, relegati a poco più che comparse.

L’amicizia tra i ragazzini in ogni caso è al centro del film. La sequenza del bagno alla cava è probabilmente quella più iconica, quella che verrà ricordata nel corso degli anni e quella cinematograficamente più potente ed emozionante (feels a palla quando Bev si tuffa). In quella sequenza c’è il cuore del Losers’ Club, tra risa, grida, sguardi e un po’ di ambiguità. La Bev di Sophia Lillis (che si mangia i compagni di viaggio ad ogni scena) mette a disagio tutti col suo fare da Lolita, ma di questo parleremo più avanti. C’è da dire, però, che le parti giocose dedicate ai ragazzini sono anche le più brutte. La sassaiola sulla banda di Bowers è comedy di basso livello (quella musica…brrrr), così come piuttosto fastidiosa è la scena della pulizia del bagno insanguinato con dei Cure totalmente fuori luogo (ah, gli anni ’80!) in sottofondo. Insomma, c’è tanto di buono nella rappresentazione del Losers’ Club (una visione da moderno coming of age ricoperto di melassa indie) ma anche qualche pecca di troppo.

it

Pennywise. Uh, questo è il punto più spinoso. Allora, il Pennywise di Bill Skarsgård spacca. Spacca perchè è grosso, invadente, onnipresente, fracassone e rumoroso. Niente a che vedere con quello di Tim Curry (che io in ogni caso continuo a preferire), che inquietava solo con uno sguardo. Il nuovo IT è un vero e proprio mostro clown che vuole prendersi tutto e subito e che spunta fuori di continuo sotto svariate forme (il trasformismo è forse la cosa più bella di questo nuovo pagliaccio). E’ un Pennywise moderno, che risponde alle logiche dell’horror moderno e che piacerà senz’altro al pubblico moderno. Però è anche un personaggio con una sua profondità, caratterizzato molto bene e che azzecca quasi ogni entrata in scena. Skarsgård è bravo e con quella boccuccia di merda è riuscito a dare un segno distintivo forte e nuovo al suo personaggio.

Piccolo appunto: i movimenti a scatti velocissimi di Pennywise non mi son piaciuti, sono brutti e ridicoli e tolgono un po’ di cattiveria al pagliaccio. Ma è un piccolo neo tra una marea di cose fighe (tutta la sequenza nella casa prima del combattimento finale è l’esempio perfetto di come si dovrebbe fare horror commerciale nel 2017). Insomma, ci manca già.

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Derry. Questa è probabilmente la nota più dolente del film, anche se in fin dei conti Muschietti non era tenuto a seguire troppo le linee guida del romanzo. La cittadina nella quale si muovono i personaggi nasce come un microcosmo fatto di falsità, ambiguità, perversione e omertà. Derry è un luogo nel quale il male può prosperare, un luogo che trova in Henry Bowers il suo perfetto rappresentante, bullo che opera impunito facendo il bello e il cattivo tempo con la sua banda (personaggio tra l’altro tra i più azzeccati del film, grazie anche ad un ottimo Nicholas Hamilton). Oltre alla banda di Bowers, Muschietti di Derry ci fa vedere due vecchi che passano in macchina ignorando Ben che viene menato (omertà), il farmacista che fa il viscido con Bev (pedofilia strisciante) e i manifesti dei ragazzetti scomparsi. Poi ci sono i genitori dei Losers: la madre white trash di Ed (accidia) e soprattutto il padre di Bev (supermegapedofiloviolentobastardo). Per il resto Derry sembra una normalissima cittadina ed è un peccato, perchè sono sicuro che Muschietti sarebbe stato in grado di dare un aspetto più oscuro al luogo nel quale si annida Pennywise.

paGIassi

Riferimenti. Come ho detto a inizio recensione, questo IT si rifa qua e là al suo predecessore, cercando tuttavia una strada personale, più vicina ai film d’avventura per ragazzi degli anni ’80. Questo atteggiamento nostalgico ci porta inevitabilmente a citare i Goonies, Stand by me e l’inflazionato Stranger Things (è un cane che si morde la coda), soprattutto nella parte finale, con la tana di Pennywise che sembra richiamare l’Upside Down della serie Netflix. Restando in tema pagliaccio, mi è sembrata chiara in certi passaggi l’influenza di un personaggio come Beetlejuice. Ecco, il Pennywise di Muschietti si può definire come un mix tra lo spiritello burtoniano e il clown di Tim Curry. Per il resto, IT è un bellissimo racconto di formazione sull’importanza dell’amicizia (uniti si sconfiggono le paure, l’unione fa la forza ecc ecc) con escursioni frequenti nel mondo del terrore edulcorato da Luna Park.

Per farla breve: il nuovo IT nonostante sia prodotto, diretto, recitato e scritto meglio di quello del 1990 non ne possiede la stessa forza suggestiva, ma lo supera, però, in spettacolarità e freschezza (e siamo solo al Capitolo 1). Quello di Andy Muschietti è comunque uno dei film più interessanti dell’anno per il modo in cui il regista argentino è riuscito a mixare horror, avventura e nostalgia. Vedremo se l’imminente season 2 di Stranger Things ci toglierà subito dalla mente il clown ballerino o se Pennywise continuerà a ronzarci in testa ancora per molto.

In ogni caso, un palloncino lo prendiamo sempre volentieri.

VOTO: 7


  1. Operativo

    26 ottobre

    Aspettavo la tua recensione per decidere se vederlo o no, è arrivata tardi: l’ho visto ieri!
    Condivido tanto di quello che hai scritto tranne due cose:
    – le critiche alla scena del bagno: sarà che i Cure sono sempre i Cure ma a me è piaciuta un sacco, soprattutto per lo stacco dato dalla musica a palla così, dal niente, a coprire tutti i suoni. E non musica “in corso d’opera”, ma la canzone dal principio, compreso intro esotico! (la sto cercando su youtube per postarla ma non la trovo)
    – vero che il primo It ha sconvolto una generazione (io non lo ho ancora visto!!) però è anche vero che erano altri tempi, di film horror se ne vedevano di meno (perché c’erano meno canali di diffusione, non perché ci fossero meno horror) e quando un personaggio aveva una forte caratterizzazione non te lo levavi più dalla testa. Inoltre questo non è un nuovo personaggio, bensì un tentativo di riproporre in chiave attuale qualcosa che tutti conoscono, compreso chi non ha visto il film: sai già più o meno cosa aspettarti quindi meno stupore, meno ripensamenti postumi, meno “fissazione”.

    Una cosa che mi ha fatto andare in bestia del film è la genesi di It nel loser’s club, ma credo sia falla di doppiaggio più che di scrittura: dal niente “It” ha un nome, accettato e riconosciuto da tutti. Penso che in lingua originale fosse più evidente il passaggio tra it, pronome neutro, e It, nome proprio, ma è solo una ipotesi.
    Sui movimenti scattosi dico: amen, fratello (maledetto sia The Grudge).

    • Steiner

      26 ottobre

      Sì, la questione del doppiaggio ha tenuto banco parecchio sul webbbb. Ho notato anch’io la questione del nome IT, ma era inevitabile. Non so se lo guarderò in originale…magari tra un po’. Non credo sia doppiato malissimo comunque, l’ho trovato piuttosto adeguato. Sul fatto che si vedessero meno horror nel 1990…mh…sicuro? E’ vero che c’è internet oggi, ma in quegli anni uscivano fior fior di pellicole al cinema, mentre oggi il top è James Wan. Comunque anch’io amo i Cure, però ecco lì NO.

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