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A Ghost Story

A Ghost Story

Quando un hipster massimalista con tanto di baffi e pelata (foto qui) decide di fare un horror, bisogna sempre mettere mano alla pistola. Il tipo in questione è David Lowery: regista, montatore, nel curriculum un live action di terza categoria per la Disney (Il drago invisibile), qualche cortometraggio e tanta voglia di fare il divo al Sundance. Detto fatto. Al Festival del cinema indie americano 2017 presenta A Ghost Story, film romantico-paranormale con protagonisti Casey Affleck e Rooney Mara. Il primo interpreta un fantasma e recita per circa un’ora e mezza con un mantello in stile fantasma di Topolino sulla testa. Boom. I critici piangono e si strappano le vesti: post-horror, horror concettuale, Malick, Kubrick, Antonioni, Tarkovskij, grandi nomi del cinema elencati come in una canzone de La Frangetta. Quando al Sundance iniziano a circolare deliqui di questo tipo è sempre saggio aspettarsi il peggio, o meglio, la fuffa arty e paracula. Tuttavia bisogna dare una possibilità sempre a tutti e allora: A Ghost Story è l’eccezione che conferma la regola? No.

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La trama, per dovere di blogging. Una coppia di giovani belli, colti e creativi identificati solo con i nomi C (Casey Affleck) e M (Rooney Mara) vive in una casetta stilosa nella campagna americana. Lui è un musicista super ricercato che compone canzoni simili all’ultimo disco di Bon Iver, lei ha un impiego ma lo sceneggiatore ha ritenuto che si poteva soprassedere sui dettagli. I due sono in crisi o quasi, vogliono abbandonare la casa, comunicano poco, i silenzi dominano le loro giornate. Un mattino lui ci lascia le penne in un incidente stradale e si trasforma in uno spettro che passa il tempo a guardare l’agonia della ex in lutto.

Dunque, non vogliamo fare troppo gli acidelli prevenuti e ammettiamo controvoglia che il film di Lowery, almeno nella prima parte, funziona. De gustibus non disputandum est si diceva un tempo, ma A Ghost Story, fin quando rimane sui binari del “film muto” con l’archetipo del fantasma che osserva straziato la sua fidanzata, ha un suo fascino poetico. Il modus operandi del regista è abbastanza elementare: ha capito che l’immagine del fantasma che guarda le cose è bella e allora la ripropone per 40 minuti. Il fantasma guarda la fidanzata che piange, il fantasma guarda la fidanzata che sbocca, il fantasma guarda la fidanzata che “lo tradisce”, il fantasma in cucina, il fantasma in salotto, il fantasma in giardino, il fantasma nell’anticamera, il fantasma davanti al lavabo, il fantasma davanti alla spazzatura. Ok, ci sta. C’è gente che apprezza queste cose. Ci sono anche critici che di fronte a ciò vedono l’elaborazione del lutto, la destrutturazione dello spazio-tempo, il superamento del concetto di aldilà, Stalker di Tarkovkskij, Terrence Malick e la decostruzione dell’horror. Sarà.

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Il problema è che, una volta esauriti i luoghi di fronte a cui far sostare Casey Affleck con tovaglia sulla testa, il regista parte per la tangente e svacca in modo clamoroso, lanciandosi in riflessioni cosmiche in salsa power point enunciate  – literally – da un hipster a tavola, incursioni illogiche nell’horror (perché tormentare i poveri messicani – è forse un attacco random a Trump? E perché un bambino può vedere il fantasma?), divagazioni alla Koyaanisqatsi e una chiusura in loop completamente arbitraria. Il film si gonfia così di ambizioni esagerate e ridicole, passando da una prima parte vuota ma esteticamente gradevole a una seconda patetica e eufemisticamente sgangherata. Un siringhone di tedio nei maroni che, come unico risultato tangibile, ci fa festeggiare la fine della stagione degli horror chic e l’arrivo di Blade Runner 2049, It, Jeepers Creepers 3 e Saw 8. Popcorn e violenza, motherfuckers. Grazie.

VOTO: 5.5


  1. lontano

    7 Gennaio

    “Quando un hipster massimalista con tanto di baffi e pelata decide di fare un horror…”e gia qui si potrebbe smettere di leggere …
    “un horror chic” o forse non è un horror… (hai trovato orrore, paura o disgusto…) e hai cercato il film dove non c’era e magari la chiusura in loop così arbitraria non sarebbe risultata.
    A me è piaciuto invece Il tentativo di raccontare attraverso un fantasma, un fantasma, il titolo è abbastanza eloquente.

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