Suspense

Questa settimana l’Outsider è dedicato a un grande classico del cinema inglese e non solo: Suspense (The Innocents) di Jack Clayton, del 1961. Un capolavoro di tensione che ancora oggi lascia ammutoliti.

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La signora Giddens (Deborah Kerr) accetta un lavoro presso un castello inglese, dove deve badare a due bambini rimasti orfani. Strani comportamenti e sospetti la portano a pensare che dietro ai due piccoli ci siano le “presenze” di fantasmi che adoperano i loro corpi per atti inenarrabili.

Tratto dal celebre racconto Il giro di vite di Henry James e sceneggiato tra gli altri da Truman Capote, Suspense è una di quelle perle a suo modo di genere che ancora oggi, a distanza di quasi sessant’anni, trasmette terrore e angoscia come pochi altri film han saputo farlo. E’ a partire dal bellissimo bianco e nero del film, e dall’uso architettonico delle inquadrature, che creano un fascino ora gotico, ora misterioso, ora orrorifico, unito alla superba interpretazione di Deborah Kerr (ambigua, spaesata e infine come posseduta nello sguardo) che il film di Clayton si incastona nella mente dello spettatore e non se ne va più.

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Pellicola che ha saputo ricreare l’ambiguità della pagina di Henry James trasportandola in un palpabile cinematografico altrettanto inquietante: dove le parole servono a creare suggestione, i fotogrammi fanno la differenza e si impongono nell’immaginario onirico e tangibile dello spettatore, che immerso nella trama non sa più distinguere quante immagini siano proiezioni immaginarie o allucinanti verità.

Clayton rifugge dai cliché del genere, tra rumori sospetti e “mostri” che compaiono all’improvviso, e crea una incredibile tensione in crescendo lungo tutta la pellicola. Ancora oggi i visi dei due bambini fanno il loro effetto angosciante.

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La straordinaria fotografia di Freddie Francis (quello tra gli altri di The Elephant Man, Dune, Una storia vera), che creò particolari filtri per creare una specie di luce vacante in certe inquadrature, e l’uso della profondità di campo creano presenze l’atmosfera perfetta per presagire presenze inquietanti e maligne dietro ogni sequenza, che paiono tutte costruite alla perfezione nel loro splendore agghiacciante. Non parrebbe strano che un film come The Others abbia preso diretto spunto da questo film per ricreare tali suggestioni.

Citato tra i migliori film horror preferiti da Guillermo Del Toro, morboso e tragico quanto conturbante, Suspense è una visione indimenticabile, un’autentica discesa nel male più oscuro e impalpabile che non può lasciare indifferenti.

Suspense (The Innocents), 1961, Jack Clayton


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