Twin Peaks: The Return

Twin Peaks è finito. Cooper e Laura (o quello che resta di Lei) si sono presi per mano, si sono persi, si sono ritrovati e sono ritornati a casa. Ma tornare a casa non è sempre l’idea migliore. Niente abbracci, niente sorrisi, nessun tenero ricongiungimento tra Laura e la madre, nessun happy ending. Twin Peaks finisce con un urlo straziante e con un Cooper spaesato che (come noi) cerca di capire cosa sia successo, cosa sia andato storto nella sua missione, perchè il sogno sia diventato improvvisamente un incubo. La risposta è ovviamente nascosta, probabilmente celata dietro quell’ultima immagine che campeggia sullo schermo mentre scorrono i titoli di coda: cosa avrà sussurrato Laura a Cooper nell’orecchio all’interno della Loggia Nera? Non lo sapremo mai. Ed è giusto così.

laura scream

Potremmo stare qui ad analizzare punto per punto ogni singolo avvenimento di Part 17 e Part 18, mettendo in piedi teorie e arrivando a strambe conclusioni, ma non avrebbe poi molto senso (e comunque l’internet è pieno di nerd che han cercato di mettere ogni pezzo del puzzle al suo posto). Non sto dicendo che ciò che abbiamo visto in Twin Peaks sfugga a qualsiasi logica: la logica c’è, ma è quella confusa, distorta e imprevedibile del sogno. Tutto l’ultimo cinema di Lynch segue la strada del sogno, dell’onirico, della narrazione che lentamente si sgretola lasciando spazio a ciò che l’autore sa far meglio, ovvero mettere sullo schermo incubi e ossessioni, suoi e dei suoi personaggi. Facciamoci pure tutte le seghe mentali che vogliamo sulle linee temporali, sul passaggio da una dimensione all’altra, sull’electricity, su Bob e su MIKE, ma tanto si torna al punto di partenza. Questa volta Lynch ce lo dice pure chiaramente, attraverso la voce distorta di Cooper: we live inside a dreamE allora smettiamola di preoccuparci di che fine ha fatto Audrey e di che anno è. Quello che davvero conta è che Twin Peaks in questi mesi ci ha regalato un’esperienza (perchè di esperienza si tratta) incredibile, della quale avevamo tutti bisogno.

twin peaks finale

Lo avevamo già capito dalle prime puntate che affrontare questa nuova stagione non sarebbe stato facile. Lynch ha spiazzato tutti di nuovo tagliando i ponti con le due stagione precedenti per disegnare un mondo nel quale Twin Peaks non è solo un luogo fisico ma una sorta di state of mind che avvolge tutto e tutti, da Buenos Aires a Las Vegas, da New York a Odessa. E’ stato un viaggio lungo e a tratti faticoso, nel quale più di una volta ci siamo chiesti quando sarebbe tornato il vero Coop, quando si sarebbe tolto dalle palle Dougie (diventato l’icona comedy di questo Twin Peaks, il personaggio più assurdo di tutti e l’unico a cui viene regalato un vero lieto fine, seppur di cartapesta), quale sarebbe stato il destino di Diane, dove ci avrebbe portato tutto quanto. Lynch ha dilatato i tempi al massimo conducendoci quasi sull’orlo di una crisi di nervi, per poi sbloccare tutto all’ultimo, facendo tornare in pista il suo protagonista storico e lanciandolo a mille all’ora verso un finale da brividi. A proposito di brividi: sia messo agli atti che nel 2017 non esiste al mondo nessun regista capace di incutere terrore come David Lynch.

Part 17 ha regalato ai fan quello che si aspettavano: la resa dei conti con Bad Cooper, il ritorno di Dale a Twin Peaks, uno scontro (finale?) con Bob, parziali risposte a interrogativi lasciati per strada, eccetera eccetera. Ma quando il finale a tarallucci e vino sembrava servito su un piatto d’argento, dopo che Cooper ha pronunciato l’ennesima frase cult prendendo per mano Laura (We’re going home), ecco che Lynch ci spinge di nuovo dentro l’abisso, nella Loggia Nera, nel sogno, nell’incubo. Laura non c’è, è andata via (ciao Nek) e restano solo le sue urla.

bad metal cooper

Part 18 è la miglior puntata di tutto Twin Peaks, con buona pace degli amanti della bomba atomica. Cooper è ormai in balia di sè stesso, perso tra sogno e realtà, tra una dimensione e l’altra, convinto di aver trovato la strada giusta per sistemare definitivamente le cose. Rivive il passato, torna nella Loggia Nera, (ri)trova, finalmente, la vera Diane.

Su Diane ci sarebbe da scrivere un capitolo a parte, un capitolo lunghissimo, perchè è uno dei personaggi più riusciti e toccanti di questa serie. Dopo aver rivelato in Part 16 che la Diane che abbiamo visto per tutta la serie non era nient’altro che una copia e aver confermato la teoria secondo la quale la vera Diane fosse imprigionata nel corpo della cinese senza occhi che fa versi strani, Lynch nell’ultima puntata regala a Laura Dern e al suo personaggio un ruolo centrale e una delle sequenze più belle di tutta la serie. Stiamo parlando ovviamente della scena di sesso tra Diane e Cooper, consumata nel motel dopo l’attraversamento del varco temporale (o interdimensionale o fate voi).

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Oltre ad essere uno dei picchi emozionali di tutto Twin Peaks, questa sequenza anticipa già in qualche modo quello che sarà il finale. Cooper e Diane si baciano, fanno l’amore, con i Platters in sottofondo che con My Prayer sembrano cantare il desiderio di Dale che tutto vada bene, che ci sia finalmente un lieto fine per lui e per le persone a lui vicine. Ma basta osservare il volto in primo piano della Dern per capire che il sogno sta già finendo, che Diane sta svanendo in quell’amplesso per lasciare spazio a Linda, ad un’altro mondo, un’altra realtà. Il mattino dopo Cooper è già Richard e tutto inizia a crollare. Non resta che seguire le parole di Leland e cercare un’ultima volta Laura.

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Ma ormai è tardi, il passato ha cambiato il futuro (o il contrario?) e ciò che nella mente di Cooper ha un significato nella realtà ne ha un altro. Lynch si diverte come un gatto col topo e trasforma il male assoluto Judy in una tavola calda, Laura in una buzzicona texana, carica i nostri eroi in macchina e li spinge in un lunghissimo, interminabile viaggio notturno verso Twin Peaks, verso il loro destino, verso la fine. Cooper è tornato indietro nel tempo per salvare Laura e c’è riuscito (c’è riuscito?), ma a quale prezzo? Il prezzo è quello di non capire più un cazzo e brancolare nel buio seguendo un obiettivo (la salvezza di Laura) che nella nuova realtà non ha più nessun senso. The past dictates the future. E così quando Coop bussa alla porta di casa Palmer ad aprire non c’è Sarah ma un’altra tizia che beffardamente porta il nome di Alice Tremond, ex conoscenza della Loggia Nera. Sarah Palmer è a casa sua, chissà dove, chissà quando, che distrugge a bottigliate una foto della figlia. Cooper resta pietrificato, con Carrie Page /Laura al suo fianco, e stremato, definitivamente perso, non può fare altro che porsi la fatidica domanda. Quello che accade negli ultimi secondi è solo la naturale conclusione di tutto il percorso. Laura non può tornare a casa, il cerchio non si può chiudere, Twin Peaks non può avere una fine. Urla, lights out, titoli di coda.

VOTO: 10


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