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It Comes At Night

It Comes At Night

“Post-horror”. La parolina il Guardian la buttava lì, in un articolo di luglio dedicato a It Comes at Night, nel quale venivano elencate alcune pellicole recenti che starebbero rivoluzionando il genere horror. Personal Shopper, Scappa, Split, The Witch, A Ghost Story (da noi ancora inedito) e It Comes at Night rappresenterebbero la nuova frontiera dei film dell’orrore, lasciandosi alle spalle twist e jumpscares per fornire uno sguardo sul darkside più adulto, rarefatto, spesso politico, insomma autoriale.

Se il pezzo del Guardian presenta diversi passaggi discutibili  – mancano all’appello importanti titoli recenti come It Follows, The Neon Demon; il film di Shyamalan è tutto tranne che un film che rompe con le regole del genere, erigendo una specie di monumento al concetto di “Twist telefonato”; l’horror “intelligente” esiste da ben prima di The Witch – è innegabile la tendenza al fighettismo d’autore nel cinema horror recente. Ed è innegabile che It Comes at Night di Trey Edward Shults incarni tutti i pregi e i difetti di questa moda recente. Lo stesso regista, tanto per dire,  non viene dal genere, ma ha alle spalle un indie-movie drammatico, Krisha (2015).

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Siamo in un futuro prossimo dove un virus misterioso ha devastato velocemente una fetta d’America. Le persone che abitavano in città sono morte o sono scappate alla rinfusa lontano dai centri abitati. È il caso di Paul (Edgerton) e Sarah (Ejogo), coppia multietnica fuggita con il figlio 17enne Travis (Harrison Jr.) e asserragliata in una casa nel bosco. Qui il barbuto padre di famiglia cerca di mandare avanti la baracca, instaurando un regime severo di regole e turni, sbarrando tutte le finestre e lasciando un unico accesso alla casa. L’equilibrio si rompe quando Will (Abbott), un altro giovane padre di famiglia, viene a bussare alla porta. Inizierà una convivenza semi-forzata, con la minaccia esterna del virus (o di qualcos’altro?) a fare da Spada di Damocle sulla testa delle due famiglie.

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Dicevamo dunque post-horror, o horror fichetto, horror politico, Sundance horror, horror per critici che dir si voglia. It Comes at Night è tutto questo.  Il regista rinchiude le due famiglie in casa e lascia letteralmente fuori dalla porta ogni spiegazione, sfogandosi nel creare un’atmosfera cupa e angosciosa: ombre, sguardi, dialoghi ridotti all’osso, fotografia cupissima, volteggi della telecamera, colonna sonora (firmata dal batterista dei Dirty Projectors) tra Mica Levi di Under the skin e un disco di Alva Noto. Tutto è calibrato al millimetro, i momenti di “paura” sono degli esercizi di stile somministrati con il contagocce; e poi ecco che il cane scappa e non torna, il nuovo ospite racconta bugie, il figlio nero ha gli incubi, tutti sono armati fino ai denti…Ma sotto questo bel vestito da mystery paranormale cosa c’è?

Sotto il vestito c’è la scontata metaforona sull’America di Trump, un paese che si barrica nel proprio orto e vede minacce esterne ovunque, senza rendersi conto che il mostro sta crescendo in casa (“la mucca nel corridoio” direbbe Bersani). Giusto per far capire il simbolismo anche agli studenti di ingegneria, la famiglia di Sarah e Paul è composta da un bianco e una nera, con tanto di figlio meticcio. La felice America Obamiana si perde in un gorgo di sospetti e paranoie, trasformandosi in tribù di trogloditi trumpiani e white trash. E Il Signore delle mosche di Golding torna per l’ennesima volta sul grande schermo.

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La sensazione generale, tuttavia, è che l’impostazione formalista/hipster da una parte e il desiderio di parlare simbolicamente di Trump dall’altra schiaccino il film, impedendogli di diventare qualcosa di veramente disturbante. Nonostante sia un prodotto audiovisivo coi controcazzi (occhi e orecchie ringraziano per 90 minuti), in It Comes at Night tutto appare vagamente pretestuoso (il cane che scappa è ai limiti del buco di sceneggiatura) e wannabe cool. Più interessante è invece il tentativo di costruire un horror ribaltato dove – SPOILER- la famiglia di mostri che massacra la gente nel bosco è raccontato da un punto di vista interno.  Ma questa strada non viene battuta con decisione, rimanendo una (ennesima) suggestione.

Guardabile, piacevole, tecnicamente ineccepibile, ma troppo convinto di essere intelligente. The Witch e It Follows sono lontani, molto lontani.

VOTO: 6,5


  1. Lea

    4 settembre

    no ma lo spoiler nooo

  2. Enola Creutz

    4 settembre

    fake

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