Respire

Mélanie Laurent dirige un teen drama che dietro a qualche cliché cela una visione cruda e disincantata del mondo giovanile. Con un finale che vi tormenterà per giorni.

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La storia di Charlie e Sarah è una storia come tante altre. Charlie è una liceale tanto bella quanto timida, di quelle ragazze che vorrebbero esplodere e lasciarsi andare ma hanno sempre qualche timore. Vive una vita senza grossi problemi (ma anche senza eccitanti brividi) in una piccola cittadina francese. Un giorno nella sua scuola arriva Sarah. Sarah è l’outsider, la sbandata, la figa ribelle che tutti abbiamo conosciuto almeno una volta nella vita. Entra a gamba tesa nella vita di Charlie, sconvolgendola totalmente. Nasce l’amore, se così si può chiamare. Charlie prova cose e sensazioni mai provate prima e vede il mondo con occhi diversi. Ma se c’è una cosa che spesso i giovani dimenticano è che tutte le cose belle sono destinate a finire. Arriverà la fine.

Impossibile non pensare a La vita di Adele quando si parla di giovani francesine innamorate. A differenza del film di Kechiche, però, quello di Mélanie Laurent (qui al suo secondo lungometraggio da regista dopo Les adoptés del 2011) si concentra meno sulla passione e sull’istinto e maggiormente sui comportamenti sociali dei teen, mostrando quanto sia facile per questi lasciarsi andare alla crudeltà e al bullismo (più o meno consapevole). Certo, c’è anche la love story, fulcro di tutto, ma le cose più interessanti di Respire stanno proprio nella visione d’insieme di un mondo, quello dei gggiovani, sempre più indifferente a tutto e illuso che non venga mai il momento di pagare il conto.

E’ difficile catalogare Respire, che passa con naturalezza dal coming of age al drama più violento. In ogni caso è un film da vedere, un film con un finale che toglie il sonno. Provare per credere.

Respire, 2014, Mélanie Laurent


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