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Concorto Film Festival 2017 – day 6

Concorto Film Festival 2017 – day 6

Concorto Film Festival si avvicina alla conclusione e Parco Raggio si riempie di pubblico per la serata di giovedì. 8 i cortometraggi proiettati (concorso+sezione Borders) a cui si vanno ad aggiungere quelli del Focus Argentina al Teatro Serra. Altra serata di qualità, davvero difficile bocciare un film. Ma prima di parlare dei corti di ieri sera facciamo un passo indietro al pomeriggio, perchè a Palazzo Ghizzoni Nasalli, nel cuore di Piacenza, l’appuntamento col Focus Romania ha regalato al pubblico una perla, uno dei film più belli visti quest’anno al Festival. Parliamo di Written/Unwritten di Adrian Silisteanu, storia di una famiglia rom che cerca di districarsi tra la burocrazia degli ospedali dopo la nascita di una bambina. Un corto che più che mettere in luce le difficoltà dei Rom ad inserirsi nei meccanismi della società moderna finisce col mostrarci quanto ridicolo sia il nostro apparato fatto di cavilli e documenti. Un corto a tratti kafkiano, recitato magistralmente.

"Written/Unwritten", Adrian Silisteanu

“Written/Unwritten”, Adrian Silisteanu

Tornando invece alla serata di Parco Raggio, da segnalare l’appuntamento musicale del post-proiezioni, affidato ai ragazzi di Bleech Festival che hanno portato sul palco del Boschetto i SAN DIEGO, che possiamo etichettare brevemente come i cuginetti vapor degli Ex-Otago. Dalle atmosfere tropical-internettiane dei SD si è passati poi alla chitarra di Curedda, che con la sua voce e le sue cover ha fatto innamorare le giovani donne (e i giovani uomini) seduti nel prato di Parco Raggio.

Ma veniamo ai film in concorso.

Curedda is for lovers

Curedda is for lovers

LA VIAGGIATRICE: Il corto del “nostro” Davide Vigore sarebbe potuto essere inserito nella sezione Borders. La viaggiatrice del titolo è una giovane badante marocchina. Chiusa nella sua cameretta, incatenata ad un lavoro che non le permette di allontanarsi dalle quattro mura dell’appartamento della vecchia che accudisce, la ragazza viaggia con la mente, sognando il suo Paese, il suo amore, quella giovinezza che vede vissuta a pieno dalla vicina di casa, una burina attrice teatrale. Per uno scherzo del destino, dalla finestra la protagonista vede le pareti di un carcere. Non un film perfetto, ma un film che senza dubbio sa toccare i tasti giusti. VOTO: 6,5

HELGA ÄR I LUND: Altro film greco, altro film bello. Thelya Petraki realizza un film forte, sulla depressione di una donna che deve dividersi tra il figlioletto e gli anziani genitori. Un ritratto puntuale ed incisivo sul male di vivere, trattato con occhio lucido e con quello stile crudo e asciutto che ha ormai caratterizzato il cinema ellenico negli ultimi anni. Il finale grottesco, con lo psicanalista della donna che sclera al telefono per questioni legate ad un gatto, aggiunge un tocco ironico e beffardo alla storia. Evidentemente ha ragione la protagonista, non c’è possibilità di salvezza. VOTO: 7

MY MAMMA IS BOSSIES: Non nascondo il fatto che ho dovuto lottare con quel poco di virilità che mi è rimasta per non abbandonarmi alle lacrime durante la visione dell’animazione della sudafricana Naomi van Niekerk. Bossies significa pazza, e l’autrice ci racconta in maniera malinconica e tenera la vita della madre, le sue abitudini, tra le opere di Puccini, le crisi isteriche e il suo fedele cagnolino nero. La madre pazza non c’è più, e resta solo la sua casa vuota, i suoi oggetti, i suoi ricordi. Difficile descrivere il corto a parole, bisogna vederlo e sentirlo. Piccola gemma. VOTO: 8

"My Mamma is bossies", Naomi van Niekerk

“My Mamma is bossies”, Naomi van Niekerk

ALL MY HAPPY FRIENDS: Accompagnato dalla presenza del regista Paul Howard Allen tra il pubblico, All my happy friends è una pungente satira sui social network e su come questi abbiano influenzato i nostri comportamenti. Vogliosi di apparire e di apparire felici, i protagonisti del corto sono schiavi del desiderio di modificare l’idea che gli altri hanno di loro. Fuori dall’internet, però, c’è la triste realtà della vita vera. Un po’ blackmirroriano ma meno cattivoVOTO: 6,5

LE PHENOMENE DE RAYNAUD: Una conversazione delirante tra una comparsa e una diva del cinema sullo sfondo di un set da noir anni ’60. Le inquadrature ravvicinate valorizzano la qualità della recitazione e la bella fotografia, ma il twist finale è un po’ scontato. Si poteva e doveva fare meglio. VOTO: 6,5

TÜHI RUUM: Il cortometraggio d’animazione estone racconta la storia di un padre e una figlia attraverso la casa delle bambole che l’uomo ha costruito per lei durante un periodo di detenzione causato dal Grande Terrore Sovietico. Tenero e drammatico nelle intenzioni, disturbante nella resa. Niente male. VOTO: 6/7

GUILLAUME A LA DERIVE: Licenziato il giorno del suo compleanno, Guillaume viene sostituito da Tom. Non solo a lavoro, ma nella vita. Il francese Sylvain Dieuaide ci trascina dentro l’incubo surreale e grottesco del protagonista, che, perso il lavoro, perde il suo ruolo all’interno della società, perdendo ogni diritto anche sulla sua famiglia. Satira intelligente e spietata con un finale da 10. Il nostro film preferito? Forse. VOTO: 8,5


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