Concorto Film Festival 2017 – day 5

Sempre più fitto il programma di Concorto Film Festival, che giunto alla sua quinta serata di proiezioni continua a proporre un gustosissimo mix di cinema, interviste, musica e buona cucina che vi farà schizzare il colesterolo alle stelle. Il mercoledì concortiano si apre con un film della rassegna Borders, De l’autre rive del francese Jean-Claude Banys, che mette a confronto in maniera poetica e malinconica le vite di due immigrati in Corsica, una donna rumena e un ragazzo africano. Film toccante e delicato, stranamente snobbato dalla platea padana. Platea che ha potuto invece apprezzare gli interventi degli autori di due dei più interessanti film in concorso: l’animatrice francese Stephanie Cadoret (autrice di Mon Homme) e il regista greco di We The Others, Nikos Gkoulios (arrivato con la sua crew IN MACCHINA dalla Grecia).

Stephanie Cadoret sul palco di Concorto

Stephanie Cadoret (a destra) sul palco di Concorto

Dopo il leggero buffet di mezzanotte con pasta e fagioli, la serata è stata chiusa da un momento musicale altissimo: Sven Schwarz, direttore dell’Hamburg Short Film Festival, si esalta in consolle con un dj set electro che spazia da Andy Stott ai Whirlpool Productions. Tanta lana.

Ma come sempre adesso è il momento di analizzare i film in concorso proiettati ieri sera.

Sven Schwarz dj set

Sven Schwarz dj set

WHERE DID IT ALL START?: Più che un cortometraggio, un aforisma in video. Un minuto e 10 di animazione per ricordarci che la vita non ha senso, così come la morte. Difficile da giudicare, ma apprezziamo la sfacciataggine. VOTO: 6 politico

MON HOMME (POULPE): Si è discusso molto sul vero significato del film d’animazione di Stephanie Cadoret, che ci mostra la degenerazione di un rapporto di coppia tra passione, piacere e violenza. La scelta di rappresentare l’uomo (marito, con tanto di anello) con un polpo gigante dai viscidi tentacoli è già di per sè indicativo: quello che inizialmente viene vissuto dalla donna come un amore travolgente, anche nei suoi risvolti più aggressivi, diventa col tempo qualcosa di opprimente e soffocante, quasi umiliante per la protagonista. No, non c’è niente di romantico in Poulpe, se non i bellissimi disegni della Cadoret. Ah, il film, ovviamente, è molto bello. VOTO: 7

RUAH: Avete visto Melancholia di Lars von Trier? Ruah è uguale. Lo sfizzero Flurin Giger però dimostra di saperci fare, anche se qualche rallenty di meno non avrebbe guastato. Con un po’ di fantasia in più sarebbe potuto essere un corto interessante, invece si limita ad una variazione sul tema del film di von Trier. Peccato. VOTO: 5,5

KUKUSCHKA: Terzo film d’animazione della serata, in arrivo dalla Russia. Kukuschka è la tenera storia del rapporto tra un cucciolo di…boh…qualunque cosa sia questa cosa…e la sua madre/nonna adottiva. Un viaggio alla ricerca del Sole, vagando per luoghi deserti e desolanti. Un legame improbabile che diventa sempre più forte e indissolubile col passare del tempo. Un corto che scalda il cuore. VOTO: 7

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“Ruah”, Flurin Giger

WE THE OTHERS: Avrei voluto scrivere che quello di Nikos Gkoulios è un film sulle drammatiche conseguenze della crisi greca ma ieri il regista ha negato, quindi mi affido alle sue parole e vi dico che We the others è un’opera che si scaglia contro un capitalismo sfrenato che porta all’annullamento individuale. Tratto da una storia vera, è la storia di un magazziniere che deve vestirsi da Babbo Natale per la festa natalizia aziendale. Un crudo senso della realtà si accompagna ad un’atmosfera che spesso sfiora il surreale. Ma non provate a citare il nuovo cinema greco e Lanthimos altrimenti Gkoulios si incazza. Il corto è in ogni caso una delle cose migliori viste quest’anno a Concorto. VOTO: 7,5

GREEN SCREEN GRINGO: Ah, il Brasile! Il corto in realtà è di un olandese, volato nel paese carioca con il suo green screen portatile per girare un documentario vivace, pieno di ritmo e di voglia di immortalare le bellezze e le contraddizioni brasiliane. Tutto giocato sul montaggio e, appunto, sugli effetti del chroma key, il corto di Douwe Dijkstra riesce ad essere un film politico senza sbandierarlo e senza calcare la mano, lasciando parlare i paesaggi caratteristici e i volti della gente comune. Nonostante il degrado urbano e la tristezza che fa capolino qua e là negli occhi dei protagonisti, alla fine resta la musica, resta la voglia di ballare, restano i colori. Insomma, resta il Brasile. Applausoni. VOTO: 8,5

INCONVENIENT COMFORT: Co-produzione Olanda/Ungheria, il film di Ádám Fillenz ha la migliore opening scene di tutto il Festival (difficile descriverla, è una scena dominata da architetture imponenti riprese dal basso e da un’alba mozzafiato). La storia è quella di una donna costretta su una sedia motorizzata per disabili a causa dei forti dolori che prova alle gambe. In realtà il problema è psicosomatico: Annabelle vuole solo evitare il rapporto con gli altri, non riesce ad inserirsi in un mondo che non sente suo, in una realtà che non le appartiene, nella quale lo stupido figlio dj la ignora e le sue amiche ciarlano di glam e cazzate superficiali. Alienazione, depressione, ansia…Fillenz dipinge bene la situazione della donna, ma lo fa in maniera eclettica e a tratti grottesca, cambiando continuamente registro stilistico e confondendo un po’ lo spettatore. Un film sicuramente interessante, con dei momenti altissimi. VOTO: 7,5


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