Annabelle: Creation

Annabelle era un film brutto. Credo che su questo punto possiamo essere più o meno tutti d’accordo. James Wan e Peter Safran esaltati dal successone di The Conjuring tentarono di lanciare lo spin off sull’effettivamente inquietante bambolotta ma andò male. Un po’ perchè il regista a cui diedero in mano il progetto era uno abbonato a cose piuttosto trash come John R. Leonetti, un po’ perchè forse era troppo presto. Ma Wan e soci non si sono arresi e dopo aver proseguito alla grande la saga dei Warren con The Conjuring 2 hanno usato quella parola che a me fa venire un po’ i brividi ogni volta che la sento ma che al giorno d’oggi sembra fare presa sul pubblico: UNIVERSE.

Ecco così nascere il The Conjuring Universe, al quale si aggiungerà presto la suora di The Nun e probabilmente altri personaggi. Ovvio che la bambola non poteva finire nel dimenticatoio e per l’operazione rilancio si è deciso di andare sul sicuro affidandosi a David F. Sandberg, giovane sulla rampa di lancio dopo il colpo Lights Out. Allo script ancora una volta Gary Dauberman (che sta passando un periodo d’oro, saranno suoi anche The Nun e l’IT di Muschietti).

Son riusciti i nostri eroi a ridare dignità ad AnnabelleSI.

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Creation è un prequel. Siamo a metà degli anni ’50 e il costruttore di bambole Samuel Mullins perde l’adorata figlioletta in un incidente stradale. 12 anni dopo lo ritroviamo che vive con la moglie malata nella classica casa nella prateria. Mullins decide di ospitare una suora con alcune regazzine di un orfanotrofio. Tra queste ragazzine c’è Janice, malata di polio, che cammina con le stampelle. Sarà lei a trovare una notte la bambola maledetta, nascosta nella vecchia stanza della figlia dei Mullins. Da quel momento in poi la povera Janice verrà presa di mira da forze oscure, che cercheranno di impossessarsi della sua anima.

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A distanza di tre anni dal primo Annabelle David F. Sandberg confeziona un film commercialmente inattaccabile, costruito a tavolino e pieno zeppo di cose giuste al posto giusto. Sia chiaro: Creation non aggiunge nulla di nuovo all’immaginario di The Conjuring ed è lontano anni luce da qualsivoglia novità, ma fa il suo sporco lavoro e non lascia insoddisfatti.

Così come già successo a Ouija, anche Annabelle trae beneficio dalle atmosfere vintage anni ’50-’60. Saranno i costumi, sarà la vecchia casa o sarà che questa volta le bambine sanno finalmente recitare (a proposito di Ouija, è presente anche qui la piccola e bravissima Lulu Wilson) ma ultimamente sembra basti spostare il racconto indietro di 50 anni rispeto ad oggi per partire col piede giusto. Sandberg poi fa quello che sa meglio fare: gioca col buio. Sui giochi d’ombra e sull’oscurità il regista ci ha costruito la carriera e non stupisce quindi che i momenti migliori di Annabelle siano quelli con la camera che inquadra angoli e stanze buie, creando tensione e aspettative nello spettatore (arriverà il saltino sulla poltrona o no?).

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Certo, sono tutte cose che abbiamo già visto, ma il bello dei film di genere, e degli horror in particolare, è che se una cosa la fai bene porti sempre a casa il risultato, non importa se è già stata fatta altre mille volte. Quindi ben vengano i jumpscares telefonatiben venga la bambola che gira la testa sullo sfondo, ben vengano le fughe, le urla e i crocifissi. Ah, in Annabelle Creation si muore eh, e si muore anche male.

buh!

Alla fine ciò che davvero rende il film di Sandberg degno di una visione è l’atmosfera che crea: Annabelle in questo film riesce ad essere ciò che non era stato nel 2014, ovvero una vera favola dell’orrore. Ripeto: se siete dei palati fini probabilmente questo film non vi dirà molto, ma se cercate un film che parli di bambole possedute e di spiriti maligni, è difficile trovare in questi giorni in giro qualcosa di meglio di Annabelle: Creation 

VOTO: 6+


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