Kuso

Los Angeles. Una ragazza afroamericana strozza il proprio fidanzato ricoperto di pustole e poi gli spalma lo sperma sul viso. Un uomo deforme affetto da una grave patologia gastrointestinale viene umiliato a scuola, scappa e incontra una creatura boschiva composta da un ano e una lingua. La nutre con le proprie feci, facendole crescere una testa. Una bionda con dermatite seborroica scopre di essere incinta, ma i suoi due amici a forma di televisori pelosi le strappano il feto (e se lo fumano). Una donna orientale striscia in una fogna cibandosi di insetti quando viene risucchiata in un universo psichedelico. Il dottor George Clinton alias il cantante dei Funkadelic defeca una scolopendra grande come un’astice su un paziente del suo studio medico. Tutto ciò (e molto altro) è la conseguenza di un terremoto che si è abbattuto sulla California, a quanto pare.

Il lungometraggio d’esordio di Flying Lotus (geniale musicista jazz-elettronico nonché nipote di Alice Coltrane) ha fatto discutere – si fa per dire – da quando è stato proiettato al Sundance 2017, dove il pubblico è scappato indignato dalla sala. Successivamente il regista ha affermato di aver avvisato la gente sul contenuto del film e che comunque solo il 20% dei giornalisti è fuggito. Kuso, ad ogni modo, è abbastanza una schifezza. È una schifezza nel senso di “contenitore di immagini estremamente sgradevoli”, ed è una schifezza anche nel senso di film inequivocabilmente brutto. Insomma, Kuso fa abbastanza schifo. Peccato, un po’ ci credevamo in FlyLo.

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Partiamo da lui. Dopo gli esordi hip hop-fusion sotto Warp, Flying Lotus si è musicalmente “espanso” sempre di più, abbracciando un’estetica cosmica marcatissima, debitrice non poco dei lavori della prozia Alice Coltrane. Contemporaneamente, il musicista si è dedicato con crescente interesse al “cinema”, componendo colonne sonore per cortometraggi e collaborando con videomaker sempre più cazzuti. Negli ultimi dischi di Lotus musica e immagini sono così diventati una cosa sola, quasi inscindibile. E dalle atmosfere jazz-hip hop degli inizi Steven Ellison (questo il vero nome del nostro) è approdato a un universo audiovisivo super weird, dove il gusto del macabro e la psichedelia vanno a braccetto. Per farsi un’idea, qua sotto uno degli ultimi video.

Concepito da Lotus insieme al disegnatore David Firth (quello di Salad Fingers), il video di “Ready err not“, con il suo mix  – a dire il vero un po’ kitsch – di orrore, atmosfera post-apocalittica e curiosità morbosa verso corpi deformi, va considerato come la genesi del lungometraggio uscito ora in sala negli States. Kuso è stato infatti scritto a quattro mani da Flying Lotus e Firth, e alcune delle scene visibili nel clip ricordano da molto vicino certi passaggi del film.

A metà tra il videoclip osé e l’opera visiva sperimentale, dunque, Kuso non è propriamente”cinema”. Costruito sommando 4-5 storielle indipendenti della durata di 15 minuti, il lavoro di Lotus è piuttosto una somma di video di youtube incollati tra loro. A fare da separé, ci sono degli intermezzi televisivi trash, qualcosa di simile all’idea di tv di Berlusconi. In mezzo abbiamo una sarabanda di porcherie e atrocità messe insieme alla buona, tra vomito, muco, bubboni, croste, liquidi corporei e violenza estrema. L’orrore, o meglio lo schifo, bisogna tuttavia saperlo anche filmare, non basta metterlo davanti alla telecamera, e FlyLo purtroppo non ne è capace. Kuso ti passa davanti con la sua vendemmia di orrori lasciandoti più indifferente di una puntata della Signora in giallo guardata mentre metti su il caffè.

Non c’è una singola scena, in Kuso, che ti fa alzare il sopracciglio e dire: “be’, una cosa così non l’avevo mai vista prima”. Tutto, dalle peggiori bestialità all’umorismo macabro-grottesco, è vecchio di almeno 15 anni. Cunningham/Aphex Twin, Cronenberg, Ken Russell, tutto sembra copiato e rincollato, frullato insieme all’insegna di un divertimento che è specifico del solo Lotus. Divertissement, insomma.  In un paio di sequenze, forse, uno sghignazzo salta fuori: il feto strappato e fumato all’urlo di “Fetolity!” (omaggio a Mortal Kombat, lol); il pompino “foruncoloso” finale (ex aequo per scena più bleah dell’anno insieme al bacio di Pieles). Ma sono risate che prendono per sfinimento e non sono mai liberatorie. La musica, alla fine, rimane l’unica cosa davvero bella.

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Così, dopo un’ora e mezza di noioso festival di scoregge e sangue, uno ripensa a quando i Midnight movies erano davvero un gesto shock di critica estetica (Pink Flamingos, Eraserhead, El Topo), scende per un secondo a patti con il proprio amore per il cinema underground e fuori dagli schemi, e si dice: “ma perché mi sto vedendo sta robaccia?”.

Aspettando il prossimo disco di Lotus, Kuso è bruttoccio.

VOTO: 4


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