We Are The Flesh

We Are The Flesh è il film più fastidioso dell’anno. In realtà il film è dell’anno scorso, ma è uscito solo quest’anno in UK e USA dopo aver girato tutti i festival possibili e immaginabili (è stato anche a Cannes, per qualche motivo strano). Quindi, volendo essere precisi, potremmo dire che We Are The Flesh (Tenemos la carne, nella v.o.) è il film più fastidioso degli ultimi due anni. Attenzione, non abbiamo detto brutto. Il fastidio che provoca la visione del film di Emiliano Rocha Minter è dovuto a tanti fattori ma soprattutto alla hybris mostrata dall’autore, che in un delirio di onnipotenza si è avventurato nella realizzazione di un’opera horror-porn-arthouse che se da un lato attira in maniera morbosa dall’altro fa venire voglia di strapparsi gli occhi.

Il messicano Rocha Minter è uno che nel 2013 debuttò con un cortometraggio nel quale un tipo sta per 10 minuti in un bosco a costruire con rami e foglie un marchingegno per seppellirsi vivo. Per farvi un’idea:

Insomma, il ragazzo ci crede un sacco. Forse anche troppo dato che nel suo primo lungometraggio ha pensato bene di inserire incesti, sesso esplicito, gole tagliate, passaggi surreali(sti), momenti di puro cazzeggio simbolista e schifezze a non finire. La voglia di spoilerarvi tutte le cose immonde che il buon Rocha Minter ci fa vedere in We Are The Flesh è tanta, ma mi limiterò a dirvi che in una scena il ragazzo protagonista beve il sangue mestruale della sorella. Carino, no?

La “storia” è quella di due giovani fratelli sbandati, Fauna e Lucio, che si ritrovano per caso in un edificio abbandonato nel quale vive il loco supercrazy Mariano. Mariano ha una faccia da sgabinato totale, uno dal quale qualunque persona con un po’ di senno si terrebbe lontano miglia e miglia. Invece i fratelli si fermano a vivere con lui e lo aiutano a trasformare l’edificio in una sorta di alcova infernale.

Prendiamoci due secondi per ammirare la bellezza di Mariano (Noé Hernández):

mariano flesh

Non è semplice tracciare un quadro completo di ciò che We Are The Flesh effettivamente è. Se vogliamo prenderlo come horror sperimentale si può anche apprezzare: Rocha Minter sa dirigere come Dio comanda, l’aria che si respira è spesso claustrofobica e insopportabile e il senso di disagio che si prova guardando alcune sequenze lo si prova di rado (quante gole tagliate abbiamo visto al cinema? Eppure la scena del soldato fa venire i brividi). Insomma, come operazione di cinema shock non è male. Il fatto è che l’autore vuole di più dal suo film, guarda al surrealismo, al mondo dell’arte, a Jodorowsky, a Carax, a Noé…insomma, vuole fare il figo. E qui non ci siamo. Non ci siamo perchè Rocha Minter questa sua voglia di fare arte te la sbatte in faccia, portando il suo film verso un sovraccarico di elementi e di sequenze simboliche troppo, troppo forzate.

Col passare dei minuti ciò che inizialmente turba lo spettatore e lo lascia spaesato inizia a diventare stucchevole, come se il regista andasse continuamente alla ricerca di un nuovo modo per scioccare il pubblico. Il film perde così in naturalezza e spontaneità, diventando un macchinoso oggetto putrefatto e incandescente che si trascina fino ad un finale che affianca addirittura Yuzna a Iñárritu (pensate un po’).

wearethefleshbanner

Amore, tentazione, eros, morte, rinascita, sacrificio, annullamento, bla, bla, bla. We Are The Flesh parla di tutto e del contrario di tutto in maniera violenta e superficiale, senza lucidità e spesso senza coerenza. Ma è una bella esperienza, una di quelle di cui si ha ancora bisogno per sentirsi scomodi e a disagio. Il giudizio sul film non può essere del tutto positivo, ma diamo un bel cinque a Rocha Minter perchè, insomma, a fare una roba del genere ci vuole coraggio (e una faccia come il culo).

Best quote: “No existe el amor, solo las pruebas de amor“.

VOTO: 5,5


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