Il Seme dell’Uomo

In un mondo dilaniato da una terribile epidemia, una coppia si rifugia in una casa in riva al mare, cercando di ricominciare da zero con la propria vita. Un Ferreri fantascientifico e spietato come non mai, in un film poco noto ma dal fascino terribile.

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Marco Ferreri è stato uno dei più grandi autori che il cinema italiano abbia mai avuto e ha raggiunto dei picchi di genialità e di inventiva mai più eguagliati. Negli anni ’60 e ’70 il regista milanese ha fatto dei film che i giovani cool di oggi non riuscirebbero a sfiorare nemmeno se campassero 400 anni. Se non avete mai visto un film di Ferreri, fatevi un favore e colmate questa lacuna il prima possibile. Resterete sorpresi e sconvolti di fronte alle sue opere. L’Outsider di questa settimana è un film particolare all’interno della filmografia di Ferreri, un film che ha avuto un po’ la sfiga di uscire lo stesso anno di quello che è considerato assieme a La Grande Abbuffata come il suo film simbolo, ovvero Dillinger è Morto. Siamo nel 1969.

Il Seme dell’Uomo è un film di fantascienza, ambientato in un’Italia fuori dal tempo, nel pieno di una crisi dovuta allo scoppio di una misteriosa epidemia che sta decimando la popolazione. I protagonisti, Cino e Dora, dopo essere stati fermati dalla pula mentre cercano di raggiungere casa, sono costretti a rifugiarsi in una villa in riva al mare. Qui, isolati dal resto del mondo, cercheranno di dimenticarsi dell’apocalisse in corso. Con l’inizio di una nuova vita Cino e Dora dovranno affrontare tutte le loro diversità e soprattutto una visione del mondo (e del futuro) totalmente opposta.

Il pessimismo di Ferreri va qui incontro ad una riflessione sul futuro dell’uomo, sia come individuo che come rappresentante di un’intera razza. Da un lato abbiamo Cino, il maschio, colui che vorrebbe dar vita ad una nuova stirpe, proiettato verso il futuro e morbosamente attaccato al passato, un uomo/bambino che si muove guidato da un’irrazionale razionalità che lo porterà col passare del tempo a svuotarsi di tutti i sentimenti e a perdere il contatto con la realtà; dall’altro lato c’è Dora, donna che desidera solo vivere tranquillamente gli (ultimi?) anni della sua vita con l’uomo che ama, lontano da tutto e tutti, senza pensieri, senza obblighi e, soprattutto, senza figli. Logico che lo sguardo dell’autore simpatizzi per la donna, così com’è ancora più logico per Ferreri stroncare sul nascere ogni speranza per il futuro dell’umanità.

Occhio, non siamo di fronte ad una mattonata insopportabile. Il seme dell’uomo non è un film affascinante solo per la sua simbologia e per la critica all’uomo e alla società: è un film pieno zeppo di sequenze forti, cattive, violente, ciniche, fighissime…bambini morti, cannibalismo, gente fatta a pezzi a colpi d’ascia. Roba da Outsider, insomma.

Siccome il mondo dell’internet è bello, trovate il film completo sul tubo. Buona visione.

Il Seme dell’Uomo, 1969, Marco Ferreri


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