Spider-Man: Homecoming

Spider-Man: Homecoming, possiamo dirlo senza indugi, è il film più riuscito sull’arrampicamuri. Qualcuno storcerà il naso, qualcuno dirà “sì ma Spider-Man 2 di Raimi…”: beh si ok, Spider-Man 2 di Raimi era un bel film, ma era un film su Peter Parker, non su Spiderman (e va benissimo così, l’ho riguardato due giorni dopo aver visto Homecoming e mi è piaciuto anche di più della prima volta…combattimento finale a parte, che continua a farmi un po’ schifo).

Dicevamo, se quello del sempre amatissimo Raimi era un film più focalizzato sulla parte umana del personaggio, questo Homecoming non va molto lontano da lì, ma ci presenta un buon compromesso tra costume e adolescente che si trova tra le mani il grande potere da cui derivano grandi responsabilità.

Holland è un ottimo Peter Parker: non scintillante e cool come il disastroso Spider-Man di Garfield, non catastroficamente pesce lesso come quello di Tobey McGuire (che, per quanto fosse molto fedele al Peter Parker originale, peccava nella fase action), il giovane Tom riesce a muoversi in quella zona grigia tra un ragazzino impacciato con il fisico atletico e le movenze di un supereroe con la forza e l’agilità proporzionali di un ragno (semi cit.).

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Quello che potremmo definire come azzardo/plauso/paraculata (a scelta, dipende da come ci si è alzati la mattina) è sulle spalle degli sceneggiatori che, invece di infilarsi in quel collo di bottiglia conosciuto anche come “le origini del personaggio”, hanno proiettato il protagonista già nella fase successiva al morso di ragno, o più semplicemente ai giorni nostri: niente zio Ben e niente superpesantezza insomma. Anche Zia May interpretata, come avevamo già visto in Avengers, dall’ottima Marisa Tomei (sempre brava, sempre bella), è stata svecchiata per essere adattata meglio all’universo che la Marvel ha costruito negli ultimi anni.

Qualcuno potrà anche dire “ma non è fedele all’origi-“, certo, però Spider-Man è stato scritto decenni fa, il mondo era un posto diverso e sopratutto lo era il pubblico. Vai a proporre ai ragazzini di oggi un mondo senza smartphone, senza Facebook e senza stories di Instagram e il risultato sarà “Zio, che cazzo sono, i Flinstones?” + *cinque alti come se piovessero* + *cosplayer ciccione di Margot Robbie travestita da fidanzata del Joker ovunque*. Insomma, tutto il contesto in cui si muove il nostro eroe è stato apparentemente stravolto rispetto al classico contorno. In realtà è più una palese dichiarazione di intenti da parte della Marvel, che sembra avere progetti a lungo termine che comprenderanno probabilmente anche altri Spider-Man e non soltanto quello di Peter Parker (il fatto che il personaggio interpretato da Donald Glover sia lo zio del personaggio fumettistico Miles Morales aka l’attuale Uomo Ragno, la dice abbastanza lunga…).

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Parliamo ora della parte migliore del film, ovvero l’Avvoltoio. Il villain di Michael Keaton è un cattivo perfetto: Vulture aka Adrian Toomes (personaggio sempre riscritto, ontologicamente e esteticamente, per esigenze di continuità cinematografiche) è ora un ex imprenditore edile che viene derubato del suo lavoro dalle Stark Industries. Keaton si mangia ogni scena in cui appare, con e senza costume, riuscendo a rendere un antagonista come l’Avvoltoio (tradizionalmente una vecchia pippa con un costume verde) un cattivo ben al di sopra di quel che è stato nei fumetti. Suoi i dialoghi migliori, le scene più tese e meglio recitate, fino a mettere in ombra anche l’onnipresente Robert Downey Jr./Iron Man (anche se ormai potremmo tranquillamente chiamarlo Iron Man e basta dato che la sua faccia si è metaforicamente fusa per sempre con il personaggio nell’immaginario collettivo), che in teoria avrebbe dovuto supplire all’assenza maschile del compianto Zio Ben.

Ma è l’Avvoltoio di Keaton il personaggio che più degli altri entra in empatia con Peter Parker, cercando di fargli capire in maniera macabramente protettiva che sta combattendo in un mondo pericoloso e che si è infilato in una faccenda più grossa di lui, fino a proteggere la sua identità da quello che molto probabilmente sarà il prossimo villain designato.
Parentesi easter egg: sono palesi, sono nascoste o nascostissime e sono tante (io ne ho contate almeno 15, ma sono certo siano di più), alcune anche molto divertenti.

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Per concludere posso dire che ho assolutamente apprezzato come il tutto sia stato modernizzato ed adattato a quello che deve essere un prodotto d’intrattenimento moderno (e lo dico da fan, da persona che ha iniziato proprio con Spider-Man la propria educazione fumettistica). Starò invecchiando, sarò stato sfiancato da versioni indegne di supereroi che sulla carta erano fighissimi ma che finivano in trasposizioni cinematografiche assolutamente non all’altezza, però per me questo nuovo Uomo Ragno è divertente, leggero e si gode il lavoro di una computer grafica di cui Raimi non poteva disporre. Homecoming è in sintesi il film che rimette al proprio posto un supereroe che mancava come il pane all’epica Marvel. Per cui bentornato Spider-Man, e come chiudevano gli editoriali Corno dei bei tempi andati…GABBA GABBA HEY!!

VOTO: 7,5


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