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Orange Is the New Black – Stagione 5

Orange Is the New Black – Stagione 5

Bentornati inmates! Orange Is the New Black è di nuovo tra noi con una delle migliori stagioni di sempre e c’è di che festeggiare. Dopo una serie di episodi debolucci sparpagliati nelle scorse serie la puzza di monotonia che cominciava ad aleggiare per i corridoi di Litchfield è stata definitivamente eliminata. Dopotutto non era semplice tentare di rendere interessanti a lungo termine le piatte dinamiche carcerarie, pur nonostante i vari scandali e le faide simpa, e il bisogno di una svolta si sentiva proprio. Alla fine queste criminali e le loro vere potenzialità distruttive sarebbero sempre state frenate dalle regole e dai lenti ritmi del sistema. E invece, l’ingegnoso cliffangher dello scorso season finale (Daya con la pistola) ha portato al ribaltamento totale di ogni ordine e parvenza di decoro. Fuck Yeah. Riesco a immaginare perfettamente gli sceneggiatori di Orange Is the New Black chiedersi “Che cosa succederebbe se buttassimo al cesso qualsiasi freno e facessimo fare a tutte quello che vogliono?” Il risultato è una stagione dallo sviluppo entropico in cui delle psicopatiche, assassine, doppiogiochiste, drogate malviventi danno sfogo ad anni di odio e restrizioni scatenandosi impunemente e generando un meraviglioso caos.

daya

Come la serie ha dimostrato in più occasioni la sregolatezza di queste dolci fanciulle non conosce un vero e proprio limite. Qui non parliamo, infatti, di sedie rovesciate e piagiama party caciaroni. Parliamo di psicosi, brutalità, cinismo assoluto e capovolgimento dei ruoli, mentre Litchfield si trasforma in una sorta di gigantesco centro sociale per carcerate. Rispetto alle scorse stagioni, tutte vagamente accentrate su Piper, Orange Is the New Black 5 fa un discorso più corale dando rilievo alle ragioni, agli scopi e agli interessi di tutti in maniera simmetrica. Tra chi ambisce nobilmente a far valere i propri (maltrattati) diritti, chi vuole solo divertirsi e chi cerca semplicemente di star fuori dai casini, questa serie riesce a stare dietro ai personaggi in modo più compatto rispetto alle precedenti, che hanno sempre seguito un trend vagamente frazionato.

caos

In linea con quella delle altre stagioni è invece la tendenza a una narrazione sempre un pelo sopra le righe, che spacca il realismo quel tanto che basta per ripararlo con una sottile e appropriata colata di puro svago televisivo. Nonostante questi eccessi e nonostante il ludico finimondo di cui abbiamo parlato, la serie riesce comunque a veicolare una certa sensibilità per i temi che, in quanto intrattenimento di denuncia, ha portato avanti fin dall’inizio, continuando ad attribuire valore all’umanità delle detenute.

Una stagione al top in tutto e per tutto, che lascia spazio a una totale immaginazione per quanto riguarda gli sviluppi futuri.

L’unica cosa brutta è dover aspettare un anno per la prossima.

VOTO: 8


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