The Handmaid’s Tale

Immaginate. Ci troviamo in un presente alternativo e il mondo è dilaniato dall’inquinamento e dalla guerra. Le nascite diventano sempre più rare e il genere umano sembra prossimo all’estinzione, così i vari Paesi adottano delle nuove strategie per garantirsi la sopravvivenza. Agli “ammeregani” pare logico disfarsi di tutti gli arredamenti moderni in favore del design in uso 50 anni fa, alla faccia di Milano e del suo Salone del Mobile. I comodi specchi, scrivanie e armadi minimal vengono rimpiazzati da pesanti arredi in legno massiccio, laccati e intarsiati. Le vasche da bagno incassate e gli impianti di illuminazione classe A+ sono sostituiti da tinozze coi piedi di leone e lucernari… E non siamo molto sicuri di cosa sia successo ai frigoriferi. Vabè, fin qui tutto okay. Dopotutto si stava meglio quando si stava peggio.

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Comunque, il gruppo estremista e machista responsabile di tutto questo decide anche che le poche donne fertili rimaste in circolazione devono essere rieducate e portate a casa delle famiglie abbienti, cosicché possano farsi ingravidare dal capofamiglia e scodellare un bebè per lui. Però devono essere rigorosamente vestite di rosso. E devono rigorosamente portare in testa una cuffia medievale. D’altra parte, è appropriato che le donne ricche ma sterili si vestano di verde, mentre il loro uomo deve proprio portare gilet e camicia di fine ‘800. I machi si rendono conto che alle loro donne potrebbe non piacere l’idea di avere in casa una sconosciuta che periodicamente si concede al marito con la testa appoggiata sulle loro gambe. Però poi, volponi, hanno un’idea geniale: le mogli accetteranno serenamente la cosa se penseranno che tutto questo sta accadendo per il volere di Dio, e che è loro dovere portare al mondo dei nuovi nati.

E infatti hanno ragione! “Aaaaah ma certo! È per il bene dell’umanità. E noi che avevamo pensato male!”, dicono le signore. Ma poi, che fine avranno fatto gli uomini single? Mistero. Una cosa è certa: Il Canada è la salvezza, sempre e comunque.

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Okay, detta così sembra una schifezza. Perdonatemi, ma non ho proprio resistito. In realtà The Handmaid’s Tale è piuttosto figa.

La serie è tratta da un romanzo che Margaret Atwood scrisse negli Anni ’80 inserendo fatti realmente accaduti nel corso della storia dell’uomo e mettendoli insieme in un’unica super distopia. L’adattamento televisivo risulta a tratti strano e incoerente se preso di peso e inserito nel nostro XXI secolo. E tuttavia The Handmaid’s Tale sguazza serenamente nel pantano dei timori più selvaggi e irrazionali generati dal trumpismo e dai recenti andazzi della politica mondiale risultando, alla fine, bella accattivante e attuale.

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La serie, comunque, funziona anche mettendo da parte queste fortunate coincidenze. Tra virtuosismi grafici (Floria Sigismondi dirige un paio di episodi), colpi di scena al momento giusto ed elementi distopici sufficientemente fastidiosi The Handmaid’s Tale risulta oltre lo standard televisivo di oggi.

Ultima cosa: non è molto logica-friendly. Da evitare se siete troppo nerd.

VOTO: 6,5


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