Operazione diabolica

Anticipare di circa 50 anni San Junipero, The Truman Show, Apri gli occhi (e quindi Vanilla Sky) e La pelle che abito? Come diceva Gene Wilder in Frankenstein Junior, si può fare! Nell’anno domini 1966 John Frankenheimer tirò fuori dal cappello Operazione Diabolica (in originale Seconds), un thriller fantasociologico che fece incazzare metà dei critici di Cannes del tempo, non ancora pronti a una dose di pessimismo dark così massiccia. Con il tempo il film è stato rivalutato, fino a diventare un vero e proprio cult.

IMMAGINE-3

Arthur Hamilton (Randolph) è un dirigente di banca. Ricco, sposato, perfettamente inserito nella routine quotidiana che va dall’ufficio alla metropolitana fino ai vuoti discorsi di circostanza con la moglie, Arthur vede la propria vita stravolgersi quando riceve la telefonata di un amico morto molti anni prima. Questi lo invita a presentarsi ad un appuntamento presso un misterioso indirizzo. Qui Arthur farà la conoscenza di una azienda/setta che gli propone di morire e rinascere giovane, bello e artisticamente realizzato. Arthur, chiaramente, accetta.

IMMAGINE-DI-COPERTINA-470x260

Per rendere onore a un film come Operazione Diabolica ci vorrebbe una recensione-saggio di 10.000 battute o direttamente un paper accademico di quelli che fanno studiare al DAMS o al CMT. Noi ci limitiamo a suggerire urbi et orbi di vederlo, recuperarlo e stupirsi con noi di quanto John Frankenheimer (quello che poi fece Ronin) fosse avanti negli anni Sessanta. A partire dai titoli di testa malati di quel genio di Saul Bass che sembrano un videoclip di Cunningham per Aphex Twin, passando per la trovata simil-Psycho di “cambiare” attore protagonista quasi a metà del film e sequenze semi-documentaristiche che valsero diverse censure al film (il baccanale orgiastico nei boschi), Operazione Diabolica è – quantomeno stilisticamente – un lampo che spacca in due il cinema americano anni Sessanta, anticipando di brutto le sperimentazioni “autoriali” dei decenni successivi. Per quanto riguarda il contenuto, be’, come dicevamo, ci vorrebbe un paper di 15 pagine (è stato anche citato da Zizek nella sua Guida Perversa alla Ideologia). Nel complesso, si tratta di una cupissima apologia dell’incapacità dell’uomo a gestire la propria felicità, che colpisce per il suo pessimismo radicale. Altro che Black Mirror.

Operazione diabolica, 1966, John Frankenheimer


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *