The Keepers

E Netflix entrò a gamba tesa sulla Chiesa. Dopo aver sponsorizzato documentari e biografie su politici più o meno interessanti (sì va dal surreale doc sul Berlusca all’ultimo su Macron) ecco che sulla piattaforma streaming più potente del mondo (se non dell’universo) arriva un bel filmetto denuncia sulle malefatte della Chiesa Cattolica. Pedofilia, abusi, insabbiamenti e, dulcis in fundo, omicidi. Nelle sette puntate di The Keepers troverete questo e altro.

Il punto di partenza, come in ogni giallo che si rispetti, è il ritrovamento di un cadavere. Non è un cadavere qualsiasi, è il cadavere di una suora, Suor Cathy Cesnik, ritrovata nel novembre del 1969 in un campo con la testa spaccata. Chi potrebbe mai fare una cosa del genere ad una suora? Non lo sa nessuno, polizia compresa, e il caso resta irrisolto. Finchè due vecchie alunne della suora (che insegnava inglese in una scuola) non iniziano ad indagare, molti anni dopo.

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Parte dall’indagine privata delle due vecchiette cazzute The Keepers, che lentamente ci svela la realtà allucinante e orrenda della Archbishop Keough High School di Baltimora, nella quale le alunne venivano sistematicamente stuprate da un simpatico prete di nome Joseph Maskell, un tizio con una faccia per nulla viscida:

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Ma cosa c’entra la suora morta con il prete pedofilo? E’ proprio questo legame che il documentario di Ryan White (già premiato al Sundance nel 2014 per The Case Against 8) cerca di ricostruire, attraverso le testimonianze delle vittime degli abusi e delle persone vicine a Suor Cathy, ma anche andando a sentire direttamente chi ha indagato nel corso degli anni sul caso.

The Keepers non è una giostra di rivelazioni shock e di twist spiazzanti in stile Making a Murderer o The Jinx (dei quali mantiene comunque l’impostazione base), è un lento e frustrante viaggio nella tristemente nota realtà di una Chiesa che in certi ambiti può permettersi di fare tutto ciò che vuole restando impunita. I momenti più forti sono ovviamente legati ai racconti delle vittime degli abusi di Maskell, spesso delle vere e proprie storie dell’orrore. Se la storia dello “sperma benedetto” da ingoiare o prendere sul viso è un classico degli uomini in abito talare, sconvolgente è la storia dell’unico maschio vittima, costretto addirittura ad assumere alcol e droga. Se questo non vi ha fatto indignare abbastanza, pensate che il buon Maskell “offriva” ai suoi amici le ragazze, facendole comodamente stuprare nel suo ufficio. Chi erano i suoi amici? Dottori, preti, poliziotti… E forse adesso capirete perchè il caso dell’omicidio della suora è rimasto irrisolto.

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Più che per l’indagine sul caso Cesnik/Maskell (spesso l’impressione è quella di girare in tondo senza mai arrivare ad una conclusione o di entrare in continui vicoli ciechi), The Keepers si fa apprezzare per il ritratto psicologico dei protagonisti. La forza d’animo e il coraggio delle donne presenti nel doc possono risultare davvero inspiring, mentre dall’altro lato fa davvero paura pensare alla freddezza e al cinismo degli aguzzini, che non sono solo i preti e gli stupratori, ma anche coloro che hanno contribuito all’insabbiamento di tutta la vicenda, che resta ad oggi ancora senza una vera conclusione.

Il film di White è una sorta di Spotlight versione documentario, ma senza happy ending (se di happy si può parlare in casi come questo); ha forse la pecca di essere un po’ troppo lungo (le 7 ore sono obiettivamente troppe) e di fare un po’ di confusione in certi momenti. Ma le cose buone sono in netta maggioranza.

The Keepers vi farà incazzare, indignare e vi farà provare un fastidioso senso di impotenza, ma è giusto così. E magari prima di iscrivere i vostri figli a Catechismo pensateci due volte.

VOTO: 6,5  


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