Raw

L’horror vegano! Anzi, l’horror anti-vegano! L’horror così schifoso che ha fatto svenire la gente in sala. L’horror contro i vegani prodotto da Julie Gayet, la fidanzata di Francois Hollande. L’horror con i vegani che diventano cannibali! Sono molte le etichette che ha avuto Raw, film indipendente francese firmato da Julia Ducournau e presentato alla Semaine de la critique a Cannes 2016. Da l’anno scorso il titolo ne ha fatta di strada, raccogliendo svenimenti e premi in giro per i festival di tutto il mondo, compreso il prestigioso FIPRESCI proprio a Cannes. E insomma, com’è Raw? Merita l’hype che ha alimentato per quasi 12 mesi? Fa veramente così schifo da far scappare la gente? È il miglior horror dell’anno? È una belle hipsterata malata? È un film contro i vegani? Le risposte in serie: bello, sì, sì, nì, sì, nì.

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Quella che vedete sopra che sbrana il proprio braccio mentre fa sesso è Justine (Marillier), giovane adolescente studiosa e broncina che si iscrive alla facoltà di veterinaria. Vegetariana ortodossa ampiamente appoggiata dai genitori, la ragazza è capace di avere un conato di vomito se si ritrova per sbaglio un pezzetto di carne nel purè. Quando arriva nel campus universitario, tuttavia, viene sottoposta a una lunga serie di atti di bullismo, compreso l’obbligo di mangiare della carne cruda come rito iniziatico. Spalleggiata dalla sorella svalvolata e partyharder (Rumpf), inizierà a rivalutare la carne, compresa quella umana.

Iniziamo dallo schifo. Raw lo fa. Non si tratta in particolare di scene di violenza e orrore, quanto piuttosto di scene weird legate alla vita quotidiana. Il film della Ducournau indugia in modo morboso su particolari disgustosi “normali” –  una ceretta che s’incolla troppo, i corpi sventrati di cani morti durante una lezione di chirurgia veterinaria, vomito da hangover, un’ispezione anale a una mucca etc.- creando un’atmosfera malata, non priva di un certo sense of humour nerissimo, che prepara il terreno all’ horror cannibale della seconda parte.

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fisting cows

Il finale da film dell’orrore puro, comunque, rimane ampiamente controllato, quasi depotenziato, evitando intenzionalmente esagerazioni da splatter americano di serie T. Il concetto chiave per inquadrare Raw, infatti, è quello di hipster horror. Grazie ad un innegabile talento visivo della regista, che attinge in modo disinvolto a Gaspar Noé, Refn, Argento e certo cinema indipendente americano da sballo giovanile (mi viene in mente Araki), il film mostra di saper arretrare e depotenziarsi quando necessario, di non affondare il coltello nel genere puro ma di rimanere in un territorio più autoriale. Ciò che interessa alla Ducournau è costruire un mondo universitario quasi surreale, in cui gli studenti di medicina, costantemente ricoperti di sangue animale e circondati da carogne e morte, si comportano come animali essi stessi. La tradizione del body horror francese è dunque rispettata, ma complessivamente superata in chiave videoclippara, grottesca e cool “autoriale”. La colonna sonora, in tal senso, gioca un ruolo fondamentale, tra strizzatine d’occhio a Refn, l’elettronica neo-anni ’80 à la Kavinsky e nel complesso a quello che si ascoltano gli hipster parigini ad una festa in casa in questi anni (musica italiana vintage compresa).

E la questione vegana? Diciamo che da Raw l’ideologia vegetariana esce chiaramente male, descritta come un patetico tentativo dell’essere umano di resistere alle proprie pulsioni bestiali. La frase sibillina (e molto ironica) del padre nel finale dà inoltre un tocco metaforico-universale all’intero film: gli esseri umani sono “settati” per sbranarsi tra loro. E non c’è ideologia veggie che tenga. Tuttavia, le schifezze che si vedono dentro la facoltà di veterinaria (soprusi verso gli animali “cavia” compresi) mostrano tutto l’orrore scientifico di cui è capace l’uomo, che in nome dell’aiuto al mondo animale crea un laboratorio degli orrori. Più che con i vegani, insomma, Raw se la prende con l’essere umano. Ma da buona hipster postideologica, la regista non è tanto interessata fare un j’accuse novecentesco all’uomo brutto e cattivo, quanto piuttosto a sfotterlo. A suo modo, Raw è un film grottesco, con diverse venature ironiche.

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“cos’è la vitaaa senza l’amoreeee”, Nada, hipster OST

Horror dell’anno? Per ora se la gioca con il bellissimo Get Out – Scappa, che a parere di chi scrive ha un’originalità maggiore. In attesa di It comes at night, It e, toh, mettiamoci anche The killing of a sacred deer di Lanthimos, comunque, Raw è saldamente in zona Champions League. Sia per quanto riguarda i film horror che la classifica complessiva.

VOTO: 7


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