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Ok, parliamo di TWIN PEAKS

Ok, parliamo di TWIN PEAKS

E’ andata. Dopo le frenetiche ore di attesa della vigilia, caratterizzate dallo smarrone interplanetario di Sky Italia che ha messo online per qualche ora sul suo servizio On Demand le puntate (salvo poi toglierle precipitosamente), abbiamo visto la premiere del nuovo Twin Peaks.

L’unica parola che ci viene in mente adesso, a poco più di 24 ore dalla visione, è: WOW.

twin loggia

La serie di David Lynch e Mark Frost è tornata col botto. Un inizio folgorante che ha come unico, enorme, punto fermo il fatto che Lynch se ne strabatte il cazzo di tutto e di tutti. Chi si è ritrovato con gli amici davanti alla tv con la sua tazza di caffè, la crostata e la camicia di flanella può andarsi a nascondere in un angolino: nelle prime due ore Twin Peaks ha messo subito in chiaro che non c’è niente da ridere, non c’è niente da scherzare, e chi ha provato a bollare questo ritorno come un'”operazione nostalgia” non ha capito assolutamente nulla.

Sono episodi Bob-centrici i primi due, non tanto perchè si veda Frank Silva (R.i.p.), ma perchè è il Male da lui rappresentato ad essere sotto la lente d’ingrandimento. Ma cos’è successo in questi 25 anni? Non lo sappiamo, non sappiamo niente, perchè ovviamente Lynch non perde tempo in spiegoni e riassuntini, dà per scontato che noi conosciamo tutto delle vicende passate e così ci catapulta subito in un nuovo universo, con Cooper capellone (il Cooper posseduto, mentre il Cooper buono è imprigionato nella Loggia Nera e sta cercando un modo per fuggire) diventato un killer lontano da Twin Peaks, un nuovo omicidio, nuovi misteriosi messaggi lanciati dal gigante e da un albero spoglio con la testa eraserheadiana (erede del nano) nella Loggia Nera, nuovi personaggi inquietanti e grotteschi. Bam, tutto in faccia nelle prime due ore. Due ore nelle quali la nostra amata cittadina compare solo per pochi minuti.

blackmanpeaks

Con The Return (questo il titolo della premiere) capiamo subito di essere di fronte a qualcosa che va oltre un revival di Twin Peaks, perchè questo è a tutti gli effetti il nuovo lavoro di David Lynch, qualcosa che contiene tutte le caratteristiche del suo cinema e del suo immaginario. Siamo nel post-Inland Empire, non davanti ad una semplice terza stagione di una serie tv. E’ un Lynch che si diverte ad autocitarsi (riconoscete il tipo nella foto sopra?) e a confondere lo spettatore, distruggendo i tempi classici della serie tv (come fece già nel 1990) e passando da una situazione all’altra senza continuità, tra scenette comico surreali (la ciccia col cane e i poliziotti), horror (la stanza con la scatola) e violentissime (Cooper & Darya). Sono pochi i momenti nei quali possiamo prendere il respiro.

Il capo dei fighi.

Il capo dei fighi.

Fa quasi paura il nuovo Twin Peaks ed è un bene, perchè significa che siamo di fronte a qualcosa di vero e genuino, costruito da Lynch per essere qualcosa di totalmente nuovo e sconvolgente, ma sempre strettamente legato alle sue idee (che 25 anni fa furono fortemente limitate dalla produzione). L’autore non ci dà solo pugni nello stomaco in questo esordio, ci regala anche qualche caramella: il malinconico ritorno della signora-Ceppo, il bacio tra Laura e Cooper e il finale della seconda puntata con gli sguardi tra James e Shelly, mentre i Chromatics suonano sul palco (qui si tocca un livello di hipsterismo altissimo). E’ tutto molto bello.

Siamo soddisfatti? Sì, tantissimo. Dopo 11 anni avevamo bisogno del ritorno di David Lynch. E il pensiero di avere davanti a noi altre SEDICI FOTTUTE ORE di roba sua ci fa saltare in piedi sul divano dall’entusiasmo come dei bambini.

In fondo chissenefrega di chi ha ucciso Laura Palmer.


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