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Cannes 2017: i film più fighi (a priori)

Cannes 2017: i film più fighi (a priori)

Il festival di Cannes numero 70 è alle porte. Tra 2 giorni si alzerà il sipario sulla kermesse di cinema più importante del mondo. È giunto dunque il momento di decidere unilateralmente e aprioristicamente i film più fighi di questa edizione. Vediamo dunque dove si annusa odore di hype.

 Good Time, Josh e Ben Safdie:

I fratelli Safdie sono i due genietti che nel 2014 s’inventarono quel mezzo capolavoro marcio di Heaven Knows What, metà fiction metà documentario sull’amore tossico (for real) di Amelie Holmes, vera clochard eroinomane di New York. Tra Caligari e Requiem for a Dream. Per il loro ritorno con Good time hanno assoldato il sempre più hipster Robert Pattinson e addirittura OneohtrixPoint Never alla colonna sonora. La storia? Lasciamo la parola all’ex vampiro di Twilight: “Really hardcore kind of Queens, New York, mentally damaged psychopath, bank robbery movie.” Possibile cult. In concorso.

OkjaBong Joon-ho:

Il prodigio sudcoreano che negli anni 2000 ha fatto esplodere il cervello ai critici cinematografici con Memories of murder, The Host e Mother continua sulla strada della contaminazione tra cinema asiatico e occidentale, dopo il success(in)o di Snowpiercer. La trama sembra suggerire un ritorno alle atmosfere del monster movie atipico di The Host (maggior incasso di sempre in Corea del Sud): una ragazzina di nome Mija (Seo-Hjun) fa di tutto per impedire ad una multinazionale di catturare il suo amico – un mostro gigantesco chiamato Okja. Insomma, weirdness a palate condita con un cast super internazionale: Tilda Swinton, Jake Gyllenhall, Lily Collins, Paul Dano. Vedremo. In concorso. Intanto beccatevi l’ex Donnie Darko sul set.

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Happy End, Michael Haneke:

Del nuovo film di sua maestà Michael Haneke si sa che sarà ambientato a Calais, che sarà incentrato su un dramma familiare, che i protagonisti saranno la sempre più divina Isabelle Huppert e il sodale Jean-Louis Trintignant e che sullo sfondo sarà presente la crisi dei profughi. Haneke e i migranti ghettizzati nella giungla di Calais? Cosa aspettarsi? Mistero più assoluto. Il regista austriaco è reduce dall’abbandono del progetto Flashmob, film che ha tentato di girare in questi anni senza successo. L’opera di Haneke è senza dubbio la più attesa e indecifrabile del concorso ufficiale, anche perché gli ultimi lavori del buon Michele – Il nastro bianco, Amour –  hanno vinto la Palma d’Oro a Cannes in scioltezza. Triplete?

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The Killing of a Sacred Deer, Yorgos Lanthimos:

Dopo The Lobster il regista greco Lanthimos è diventato ufficialmente un fenomeno del cinema internazionale d’autore. Con il suo tocco malato, distopico, strambo, tra Kubrick, Haneke, il primo Sorrentino ed esplosioni di violenza efferata (quanto era bella la scena con la tipa che si frantumava i denti a martellate in Kynodontas?) Lanthimos ha trascinato al cinema greggi di hipster in tutto il mondo e, soprattutto, ha dato vita a un vero proprio movimento cinematografico – la cosiddetta Nouvelle Vague greca. Con The Killing of a sacred deer il bomber di Atene ci racconta la storia di un chirurgo di fama mondiale (Farrell) che stringe un rapporto morboso con un ragazzino squilibrato. Super cast di contorno con Nicole Kidman e Alicia Silverstone (ma che fine aveva fatto?). Colin Farrell si candida ad essere super protagonista al festival, essendo anche in The Beguiled di Sofia Coppola. Ad ogni modo, attesa alle stelle. In concorso.

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You Were Never Really Here, Lynne Ramsay:

Lynne Ramsay è quella che ha fatto We need to talk about Kevin. Così, tanto per capirci subito. Solo questa cosa dovrebbe farci alzare il livello di attenzione sul film che porta sulla Croisette, tratto da un romanzo di Jonathan Ames. Storia di abusi sessuali, tratte di minori e giri loschi. Se questo non vi basta metteteci che la colonna sonora è di Jonny Greenwood e che il protagonista è un Joaquin Phoenix barbutissimo. La Ramsay torna a Cannes dopo che nel 2002 vinse l’Award of the Youth con Morvern Callar e, per l’appunto, dopo aver portato We need to talk about Kevin nel 2011.

A Gentle Creature, Sergei Loznitsa:

Sergei Loznitsa è un po’ una roulette russa come regista. E non perché è ucraino. I suoi esordi come formalista semi-shock (My Joy; In the fog) erano abbastanza dei bidoni. Successivamente si è lanciato nei documentari, girando il molto interessante The Event e il bruttissimo Maidan. Il vero colpaccio è arrivato alla Mostra di Venezia 2016, quando ha girato lo straniante e disturbante Austerlitz, documentario molto vicino alla video-arte che riprende il comportamento dei visitatori nei campi di concentramento. Un oggetto strano, un UFO inquietante che mostra come i lager siano diventati luoghi di villeggiatura. Ad ogni modo, Loznitsa sarà in concorso a Cannes con A Gentle Creature, opera di fiction ispirata al celebre romanzo di Dostoevskij La mite, libro-gemello di Memorie dal sottosuolo. Visto l’andamento zigzagante dei film precedenti è impossibile prevedere cosa combinerà l’ucraino, ma la bellezza di Austerlitz (e l’origine letteraria del titolo) non può che farci tifare per Sergei. Forza Sergei.

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How to Talk to Girls at Parties, John Cameron Mitchell:

Occhio perchè questa potrebbe essere una bombetta. JCM (regista superfashion e superfigo che ha fatto pubblicità spaziali tipo questa) porta sullo schermo un racconto di Neil Gaiman. Dovrebbe essere una commedia sci-fi dai toni molto irriverenti e cool dato che parlerà di teen punk ad un party che incontrano ragazze aliene. Il tutto nella Londra degli anni ’70. Nel cast Elle Fanning, Alex Sharp e Nicole Kidman (che con JCM ha già lavorato nel 2010 in Rabbit Hole). Le musiche sono di Jamie Stewart dei Xiu Xiu. Fuori concorso.

Napalm, Claude Lanzmann:

Ok, questo non sarà esattamente un film sbandato yeah, però va segnalato. Claude Lanzmann è il grande documentarista e intellettuale francese che nel 1985 fece uscire Shoah, 9 ore e mezza di durata e universalmente considerato il più grande film-documentario sull’Olocausto. Lanzmann, ora 91enne, a Cannes presenterà Napalm, documentario sulla Corea del Nord (tema un filo caldo negli ultimi giorni). La durata è contenuta (1 ora e 40) e il regista ha affermato che si tratterà di un lavoro che fornirà uno sguardo diverso sul paese di ciccio-Kim da quello a cui ci ha abituato la propaganda americana. Vedremo. Per chi ama il documentario, la storia e la geopolitica, un film di Lanzmann sulla Corea del Nord è imperdibile. Fuori concorso.

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The Florida project, Sean Baker:

Sono già passati quasi due anni da quando ci prendemmo una cotta colossale per Tangerine, queer/transgrender movie tra i più radicali degli ultimi anni. Era la fine del 2015 e Sean Baker metteva dentro uno smartphone Harmony Korine, Pasolini e il Van Sant di Belli e Dannati facendoci venire voglia di farci l’operazione anche noi e ciao a tutti.  Ora è tornato con il misterioso The Florida Project, film sull’estate di un gruppo di scapestrati bimbetti senza un soldo. Nel cast, Willem Defoe. Quinzaine des realisateurs.

Forza Sean Baker, vogliamo lo Stand by me dei ninos de rua. #Swag

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Top of the Lake, Jane Campion:

Non so voi, ma sono l’unico che quando si parla del nuovo Twin Peaks ha la sensazione che sarà una merda colossale? Eresia! Eretico! Lynch non sbaglia mai! Può darsi, fatto sta che David Lynch l’ho visto dal vivo a Milano qualche anno fa, mentre presentava la falange internazionale della meditazione trascendentale, e mi è sembrato svalvolato un pelo sopra il livello di guardia che ti consente di essere matto ma artista. Poi spero di sbagliarmi, visto che con Lynch ci sono cresciuto e Wild at heart è il più grande film della storia dell’umanità.

Ad ogni modo, a Cannes non verrà presentata solo la stagione numero 3 di Twin Peaks, ma anche la numero 2 di Top of the lake. Ve la ricordate? la mini-serie di Jane Campion ambientata in Nuova Zelanda, tra stupri, cultura Maori, colonialismo bianco e femminismo di fondo. Nel 2013 fece il botto, vincendo Emmy, BAFTA e Globes a manetta, mostrando di aver fatto sua la lezione di Frost/Lynch per poi farla sposare con i paesaggi e turbamenti sessuali di Lezioni di piano. Gran serie. Ecco, piuttosto che inseguire un mito rischiando di rovinarlo, io preferisco concentrarmi su qualcosa di nuovo: Top of the lake > Twin Peaks.

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