Il Servo

Londra, anni ’60. Il maggiordomo Barrett (Dirk Bogarde) diventa il “servo” di casa del giovane aristocratico Tony (James Fox). Nonostante la diffidenza di Susan (Wendy Craig), la ragazza di Tony, tra i due nasce un’amicizia, rispettosa dei propri rapporti e differenze sociali. Ma l’arrivo in casa della sorella di Barrett (Sarah Miles) romperà quest’equilibrio e stravolgerà la situazione.

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Ispirato all’omonimo romanzo (1948) di Robin Maugham, il film di Losey è la prima collaborazione con il grande drammaturgo Harold Pinter – Premio Nobel 2005 per la Letteratura – in veste di sceneggiatore, proseguita poi con un altro grandissimo film, The Accident (L’incidente, 1967) e con The Go-Between (Messaggero d’amore, 1971).
Ambientato quasi totalmente in un’elegante casa giorgiana di Chelsea, a Londra, ancora oggi, dopo più di cinquant’anni, lo spettatore del film di Losey respira un clima claustrofobico palpabile, reso benissimo da una regia presentissima e dalla sceneggiatura pungente e spietata di Pinter, che non risparmia niente e nessuno, e impartisce a ogni piccola frase o scena significati fortissimi.
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Sorta di saggio sui rapporti di classe attraverso una chiave thriller, Il Servo è la glaciale discesa agli inferi nei meandri dei rapporti umani, tra capovolgimenti e morbosità. Interamente giocato sugli specchi, dove il riflesso è strumento riflessivo e sdoppiante della personalità e delle logiche dei rapporti, il film è immerso in questo stile barocchissimo, ora ambiguo, ora vittoriano, fino allo stile fatto di una modernità assoluta per l’epoca.
Lo spettatore si trova così senza controllo o facoltà razionalizzante, immerso in queste inquadrature mai dirette, sempre mediate da riflessi e scorci angolari inaspettati, passando per sequenze con silenzi glaciali mozzafiato, dove solo un gioco di sguardi e il fumo di una sigaretta bastava per creare un’atmosfera angosciante.
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Il Servo ridisegna le strategie di potere e il bilanciamento-capovolgimento dei ruoli in una logica che è sì politica, classista, ma imperniata e trascinata da uno squilibrio morale e sessuale sottocutaneo fortissimo, dove le tentazioni e le vere identità non sono che l’altra faccia di una società nobiliare in via di decadenza.
“La mia sola ambizione è servirti”, dice il servo Barrett a Tony. Nella loro assidua frequentazione il servo e il padrone annullano le loro reciproche distanze (sociali, mentali, sessuali) in una chiave ambiguamente attrattiva. Per poi appunto ribaltarle, in una deriva inaspettata e inevitabile.
Il film fu un certo shock all’epoca, e fece decisamente scalpore, anche per le tematiche trattate. Interessante che Dirk Bogarde (qui indimenticabile con il suo ghigno malefico) interpreterà una parte simile ne Il portiere di notte (1974) di Liliana Cavani, dove è un portiere ex- nazista, che farà nascere una relazione sadomasochistica con una ebrea sopravvissuta ai lager.

The Servant, Joseph Losey, 1963


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