Personal Shopper

Ci sono alcuni film che riescono ad essere contemporaneamente fallimentari e belli. Sembra un controsenso da critico cinematografico fuffologo in fase terminale – e forse lo è – ma in realtà esiste un ristretto gruppo di film che risponde a questo identikit. Senza perderci in opinabili – e fuffosissime – liste di titoli, arruoliamo Personal Shopper nel fantasmatico gruppo. Lo pseudo-horror di Assayas con Kristen Stewart è un casino cinefilo-intellettuale con diversi problemi che, tuttavia, ha un fascino atmosferico tutto suo. Quando si esce dalla sala, sì, partono delle bestemmie, si ha la sensazione di essere stati presi in giro e che il regista stesso non sapesse cosa fare della bozza di sceneggiatura che aveva scritto dopo 4 bocce di Syrah. Tuttavia qualcosa rimane, alcuni spezzoni tornano in mente nei giorni successivi, un’intuizione, un’idea sul significato della storia, e scopriamo che Personal Shopper si è in qualche modo depositato dentro di noi; e poi c’è lei, Kristen Stewart, che buca lo schermo nonostante abbia un’elasticità facciale non proprio da The Mask. Tentiamo lo spiegone.

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 Parigi. Maureen (Stewart) è una giovane americana che fa la personal shopper per una potente star della moda. In pratica, sceglie e compra i possibili vestiti che la capa userà. Maureen è anche una medium che riesce ad entrare in contatto con i morti. La ragazza è infatti in attesa di un segno dal fratello Lewis, morto da poco di infarto. Quando finalmente comincia a stabilire un contatto con un’entità, tuttavia, non riesce a capire se si tratti del fratello o di uno spirito con altre intenzioni. Intanto, Maureen comincia a ricevere strani messaggi su Whatsapp. Si tratta di Ingo (Eidinger), il giornalista di moda che la stalkera, di suo fratello che le scrive dall’aldilà o di qualcun/qualcos’altro?

Dopo aver visto Personal Shopper ci sono due sentimenti che combattono dentro di noi. Da una parte c’è una sensazione che unisce frustrazione e curiosità malsana, un desiderio atavico di farsi spiegare il significato del film, il suo finale, i suoi colpi di scena e i suoi riferimenti colti. Dall’altra c’è il vaffanculo.

Insomma, dipende un po’ da che persona siete; ancora di più da come vi è andata la giornata. Ecco, diciamo che se siete reduci da un lunedì da sclero in cui avete preso i colleghi a sediate nella schiena tipo saloon, Personal Shopper non è il film giusto.  Se decidete di vederlo, meglio un sabato sera consacrato alla cinefilia d’avanguardia più radical chic.

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Kristen hipster/2 – tatuaggetto

Comunque basta perdersi in chiacchiere e veniamo al film. A noi è piaciuto. Rientriamo dunque nella prima categoria, quella che tra dubbi e perplessità ha deciso di accettare il gioco di Assayas e di provare a capire cosa si nasconde dietro il film. Perché è vero, alla fine il film non dà spiegazioni, non si – SPOILER – capisce se lo spettro sia Lewis o un demone maligno; non si capisce se a scrivere su Whatsapp sia lo stalker o uno spirito nativo digitale; non si capisce cosa c’entrino i fantasmi con il femminicidio della boss di moda; non si capisce chi sia lo spettro che sbocca; non si capisce da chi/cosa si libera la protagonista quando finisce tutto. Insomma, non si capisce un cazzo. Però, nonostante tutti questi casini, il film è atmosfericamente bello. Perché?

Perché alla fine chissenefrega di capire tutto, di mettere i tasselli in fila e ricomporre il puzzle. Il cinema – David Lynch ce lo insegna da 30 anni – non è un rebus, ma un’opera d’arte. E quindi ben venga Personal Shopper con tutti i suoi problemi, le sue fumosità, i suoi enigmi. Il film racconta la storia di una ragazza alla ricerca di se stessa. Maureen non ha una personalità definita ed è insicura sessualmente. A volte trova se stessa (e la propria femminilità) nella moda, provandosi i vestiti proibiti che compra per la capa. A volte trova se stessa nello spiritualismo e nella capacità di sentire (ma non capire) i fantasmi. Alla fine, passando anche per la rottura (violenta) con una vita che odia e superando il lutto del fratello, troverà un po’ di serenità. Questa traiettoria del personaggio non è però raccontata in modo chiaro e didascalico; al contrario la sceneggiatura è un bordello di sfumature e nebbie. Inoltre, un percorso tipico da film drammatico viene raccontato attraverso il genere horror.

La natura di Personal Shopper, infatti, è intenzionalmente ibrida. Assayas, ex critico cinematografico fuffoso parigino, ama mischiare le carte, frullare i generi cinematografici, sfidare i critici di oggi. Insomma, la sensazione finale è che il film neghi appositamente allo spettatore l’accesso a una qualsiasi risposta razionale. Tra escamotage alla Hitchcock, cigolii domestici, l’utilizzo (finalmente) riuscitissimo di Whatsapp per creare della tensione e una Kristen Stewart che si carica il film sulle spalle, Personal Shopper è una sorta di versione ghost movie di La doppia vita di Veronica di Kieslowski: fornendo solo spiegazioni visive e irrazionali, racconta la storia di una giovane ragazza alla ricerca di se stessa che assiste ad un evento soprannaturale che, in qualche modo, la aiuterà a ritrovarsi.

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Kristen hipster/3 –  sul cinquantino stile

Come detto, l’alternativa (comunque legittima) a tutto questo casino intellettual-bourgeois-bohemienne che sprizza la parola PARIGI da ogni inquadratura è il vaffanculo.  Noi abbiamo scelto di fare i critici da cahier e accettare il film con tutti i suoi (solamente razionali?) difetti. A voi la parola.

VOTO: 6.5


  1. Rocco

    27 Aprile

    Salve, vorrei fare qualche precisazione, in primis dell’analogia fatta tra i film di Lynch e Personal Shopper. Innanzitutto Lynch nei suoi film senza dubbio lascia elementi qua e là per poter metter insieme tutti i tasselli del puzzle e comprendere almeno al 90% il significato dei suoi film e soprattutto sono storie normali, viste però dagli occhi del protagonista e dalla sua mente distorta. Proprio in questo ultimo aspetto può esserci la chiave di lettura anche di Personal shopper, nonostante gli elementi appositamente confusi messi dal regista. La scena chiave per me, potrebbe essere il momento in cui la protagonista e l’amante di Kyra si trovano nella camera d’albergo, dalla quale però ne esce solo lui.. Ed un’entità prima di lui. Potrebbe quindi aver ucciso lui la protagonista, per paura che la polizia risalisse ai loro messaggi.. E quindi tutto quel che la protagonista vede e vive dopo quella scena può essere solo un prodotto della sua immaginazione da spirito. Infatti solo dopo di ciò riesce a mettersi in contatto col fratello e forse si rende conto di esser morta anch’ella quando alla fine dice.. LEWIS sei tu o sono io?

  2. Ciao Rocco. Innanzitutto grazie per aver letto il pezzo. Dunque, per quanto riguarda Lynch non sono molto d’accordo con quanto hai scritto. Certo, Assayas e il regista americano hanno linguaggi totalmente diversi, l’articolo infatti non li paragona, ma usa Lynch per ricordare a chi s’incazza perché “non si capisce nulla” che il cinema non deve spiegare tutto come un indovinello/rebus. Mica si chiede a Jackson Pollock di spiegare ogni singola incrostazione dei suoi dipinti, no? Inoltre, non sono d’accordo sul fatto che Lynch metta a disposizione dello spettatore tutti gli elementi per comprendere razionalmente le sue opere. Il discorso potrebbe valere per Eraserhead, Mulholland Drive, forse Twin Peaks, ma non regge per Strade Perdute, Fuoco Cammina con me, INLAND EMPIRE, nei quali la frammentazione impedisce di fatto qualsiasi interpretazione “razionale”. Lo stesso Lynch, intervistato più volte, ha sempre risposto che non c’è una interpretazione unica ai suoi film.
    Circa la seconda cosa che hai scritto, invece, mi trovi più d’accordo. A Cannes (dove ho visto il film l’anno scorso) la teoria secondo cui il fantasma sia Maureen stessa girava molto ed era stata in qualche modo confermata da Assayas in conferenza stampa. Comunque ribadisco che un film con così tante idee e suggestioni, che cela così volontariamente le risposte (c’è chi sostiene sia tutto un film sul cinema/Maureen e il pubblico/spettro, o chi ritiene sia un lavoro filosofico su ciò che letteralmente non vediamo della vita, sul “negativo”, pensa te!) non sia da decodificare come un codice segreto, piuttosto da fruire/guardare. Proprio come la Doppi vita di Veronica.
    Ciao.

    • Rocco

      29 Aprile

      Esatto, il film in quanto espressione artistica personale del regista non può essere compreso al 100% né tanto meno può portarti mano a mano alla soluzione univoca. Tornando un attimo su Lynch però, ti dirò che Strade Perdute e Fuoco cammina con me, dopo ripetute visioni, mi son risultati chiari almeno per il 90%. Su Inland Empire ti do pienamente ragione.. Dopotutto è un film sperimentale a mio parere e poi è stato girato tutto in digitale. Che dire, spero ne vengan fuori di più film come Personal Shopper, anche solo per incentivare la gente a pensare e “guardare oltre”. Saluti 🙂

  3. Donatella

    5 Maggio

    A me il film è piaciuto molto. Sul finale sono d’accordo con Rocco. Lei è stata uccisa nella camera d’albergo e nelle scene finali è uno spirito anche lei………un po’ sesto senso

  4. A me piaceva anche la teoria secondo cui il fantasma è meta-cinematograficamente la Kristen Stewart di Twilight che tormenta la Kristen Stewart hipster di oggi. Un po’ lol, però vabbè, support. E da Assayas te lo puoi aspettare.
    Comunque è un bel film, su questo siamo tutti d’accordo!

  5. Loris

    2 Luglio

    Bravo rocco hai talento.
    Propongo la tua soluzione al film per una modifica dell’articolo, che porterebbe molti piu’ lettori.

  6. Valentina

    5 Agosto

    Ciao,
    parto dal presupposto che in generale trovo una carognata da parte dei registi questo negare volutamente agli spettatori una minima spiegazione, un minimo aiuto che dia modo a tutti di trovare un nesso logico nella trama. Perchè, diciamolo, se al termine del film che hai seguito con infinita pazienza non ti lasciano nemmeno capire il senso, senti che questi signori ti hanno fatto sprecare due ore preziose della tua vita.
    Al di là di questo, direi che mi è piaciuto… un pochino…
    Sul finale però non sono d’accordo con le interpretazioni lette: sì, l’ultima frase lascerebbe intuire che la protagonista sia morta e che lo spirito inquieto sia lei stessa – e pure il regista ha tentato di darsi un tono facendocelo quasi credere in conferenza stampa – ma secondo me non è così, e non ci crede nemmeno lui a sta buffonata buttata lì così per farci contenti. Se fosse, ci sono troppe cose che non tornano, ad esempio il fatto che la protagonista dopo l’omicidio parli con delle persone reali (polizia, cognata, autista del fidanzato, ecc) e che queste le rispondano, che la vedano toccare e spostare gli oggetti.
    Pensate alla scena di lei in giardino che parla con il nuovo ragazzo della cognata: dopo che lui se ne va, dietro Moreen si scorge uno spirito che fluttua in cucina e che fa cadere un bicchiere… lì si capisce chiaramente la differenza tra entità e persona, tra uno spirito (il ragazzo in cucina) ed un corpo vivente (la protagonista seduta); se fossero stati entrambi spiriti si sarebbero più facilmente incontrati invece di darsi la caccia di continuo, o sarebbero stati quantomeno simili di aspetto. Pensate poi alla frase che lei dice al fidanzato durante la chiamata skype o quello che è: gli dice che o raggiungerà (ovunque lui si trovi) solo se la polizia non le negherà di partire a seguito dell’interrogatorio sull’omicidio, e quando lui si mostra stupito, lei con una certa stizza gli dice ”Kyra è stata assassinata, come fai a non saperlo, non si parla d’altro!”…Sse non si parla d’altro, come fa Moreen a non aver letto o sentito della sua stessa morte? Se fosse morta pure lei avrebbero trovato 2 cadaveri in quella stanza (perchè ricordiamo che l’amante di Kyra è stato acciuffato all’uscita dalla hall, quindi non può aver occultato il cadavere in qualche posto lontano). Cioè vogliamo credere che quando le autorità e i media hanno parlato di questo evento di richiamo quale l’assassinio di una VIP, Moreen si è tappata occhi e orecchie proprio quando si parlava di un secondo cadavere che in teoria era lei?
    Io al massimo potrei pensare che tutto ciò che viene mostrato come tangibile (messaggi su whatsapp, omicidio, ecc) è avvenuto per mano dell’amante, mentre tutto il resto è opera di uno spirito malvagio vattalapesca che vuole far credere di essere suo fratello Lewis solo per torturarla, tant’è che lei spera sia lui ma ogni volta si ricrede. Da notare che all’inizio lei sostiene che ”Abbiamo fatto un patto, il primo che muore manda un segno. Se è lui, lo riconoscerò di sicuro”…ma non lo riconosce mai, quindi non è il fratello di sicuro, al massimo è uno spirito stronzo come il regista che si prende gioco di tutti.
    Che poi, oh, se fosse che lei in realtà è morta, sarebbe ancor più penoso perchè saremmo di fronte all’ennesima scopiazzatura de Il sesto senso.
    A ogni modo, secondo me il regista non lo sa nemmeno lui cosa voleva fare, ha semplicemente buttato alla rinfusa vari tasselli della trama e poi ci ha sferrato nel finale un colpo di scena assurdo per impressionarci senza rendersi conto che non ha alcun senso così. Mi pare di capire che l’unico vero significato che aveva in testa era quello che non facendoci capire nulla, noi spettatori avremmo alzato il nostro interesse a mille ponendoci domande, andando alla ricerca di informazioni di ogni sorta. Che poi è il motivo per cui siamo qui in questo sito, giusto? Per tentare invano di soddisfare una curiosità che non può essere soddisfatta. Citando KungFu Panda: ”l’ingrediente segreto non esiste”, siamo noi a credere che ci sia!!!!
    Ciao!

  7. Gianluca

    11 Novembre

    Per me l’unica cosa bella di questo film è Kristen Stewart nuda, il resto del Film è solo una pacchianata, senza senso, fatta perchè oramai i registi di secondo piano, non sanno più cosa inventarsi per fare dei bei film, e cercano con dei metodi alternativi di conquistarsi un po di fama a livello globale, discostandosi dai registi migliori non potendoli eguagliare in bravura. E’ solo un mal riuscito tentativo di avere successo attraverso la scusa del “il cinema è arte e in quanto tale posso fare ciò che mi pare” io sono dell’idea che un gran film debba piacere a un più vasto pubblico possibile, il cinema è intrattenimento non arte, e ci tengo a sottolinearlo.

  8. Mara bruna

    17 Gennaio

    ciao a tutti! Ho appena finito di vedere questo film … ovviamente il finale mi ha lasciata un po’ così quindi ho iniziato a cercare info e mi sono ritrovata a leggere le vostre discussioni. Siete informatissimi!
    Il fil mi è piaciuto… anche a me è sembrato di capire che anche lei era un fantasma … però e’ ambigua la cosa… boh… la spiegazione di Valentina mi è piaciuta molta e condivido quanto ha scritto lei
    Sono di poche parole e con poche idee avendo appena finito di vederlo ma volevo condividerlo
    Grazie!!
    Mara

  9. Rosaria

    24 Luglio

    a me è piciuto…magari non lo rivedrei ma l’ho seguito con interesse….mi è sembrato abbastanza chiaro….assassino e whatsapp l’ex della sua capa, finale proprio suo fratello che a casa della sua ex fa cadere il bicchiere, che fa ricadere nel finale….non si mostrava alla sorella proprio perchè non voleva che lei stesse a Parigi, lei stessa non sapeva cosa facesse lì…aspettava…viene ripetuto più volte, ma finalmente ha capito che il suo posto non era lì e non appena ha preso la decisione di partire, il fratello ha cominciato a manifestarsi fino a farsi sentire da lei proprio quando lei era dive doveva essere

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