Flippaut

Flippaut è uno dei film più scemi della storia del cinema. Il regista Allan Arkush, reduce dal successo del suo rock movie con i Ramones Rock n’Roll High School, riuscì ad entrare in possesso di una discreta somma di denaro combinata con una totale libertà di produzione, ma soprattutto riuscì ad entrare in possesso di Lou Reed: con questi tre ingredienti girò Get Crazy (Flippaut nella versione italiana), un delirio trash demenziale di serie T talmente hardcore che fa il giro dall’altra e diventa una figata. Un po’ come quel video di Kanye West con Kim Kardashian sulla moto, in un certo senso.

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La trama vede un gruppo di spostati rocckettari impegnato ad organizzare il concertone di fine anno del 1983. Il film è di base il racconto del casino totale con cui avviene l’organizzazione e la realizzazione dell’evento. Ci sono i punk, i glam, i metallari, gli hell’s angels, gli hippies, le droghe psichedeliche, poi c’è Malcolm McDowell che fa una specie di Duca Bianco in versione mid-cult. E poi alla fine c’è lui, Lou Reed, praticamente nei panni di se stesso, che dovrebbe chiudere il concerto ma si perde con un tassista nel deserto. Poi c’è anche un subplot con un perfido capitalista che vorrebbe far saltare in aria il teatro per costruirci un grattacielo. Tutto il resto è casino. Un bel casino.

Flippaut non è un film facilmente classificabile. Diciamo che, visto distrattamente, potrebbe assomigliare ad una versione trash di quelle cose demenziali anni ’80 tipo L’aereo più pazzo del mondo e Top Secret. Se quelle però erano parodie ben studiate di film di successo (Airport, James Bond, etc.), L’opera di Arkush è totalmente anarchica e fuori di testa. Flippaut è un film che filma il casino attraverso il casino in un modo così radicale e naif da diventare unopera punk assoluta. Quando uscì fu un disastro al botteghino e il regista venne ricoperto di insulti, rischiando seriamente di vedere la propria carriera finire nel tritarifiuti. Con il tempo, è diventato un cult underground. Mettetevi comodi e versatevi un Negroni.

Ah, uno dei protagonisti è Daniel Stern, il ladro alto con barbetta di Mamma ho perso l’aereo. Più outsider di così si muore.

 

Flippaut, 1983, Allan Arkush


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