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Lucca Film Festival 2017: Aubrey Plaza presenta “The Little Hours”; in concorso, “Butterfly Kisses” è il film del giorno

Dopo il martedì dedicato a Valeria Golino (del quale in maniera piuttosto volgare e antipatica possiamo dire #fottesega) ecco arrivare un interessante wednesday con i primi ospiti americani di quest’anno. Stiamo parlando di Jeff Baena e di Aubrey Plaza, sbarcati a Lucca per presentare The Little Hours, film girato proprio in Toscana che ha debuttato all’ultimo Sundance. Per chi non lo sapesse Aubrey Plaza è un’attrice che negli ultimi anni ha girato un sacco di cose cool tipo Scott Pilgrim vs the World, Charlie Countryman deve morire e Life After Beth, quest’ultimo diretto, tra l’altro, proprio da Jeff Baena. E’ però con le serie tv che ha fatto il botto, recitando da protagonista in Parks and Recreation e, soprattutto, in Legion. Baena è invece al terzo film, con il quale punta a confermarsi. Purtroppo per noi Baena è anche il fidanzato di Aubrey Plaza, il chè ci butta un po’ giù di morale ma vabbè.

Ispirato alla novella di Boccaccio su Massetto, The Little Hours parla del giovane servo Dave Franco che fugge dal suo padrone per trovare rifugio in un convento pieno di suore sclerate, tra cui la Plaza e Alison Brie. Il capo delle suore è John C. Reilly che, da quanto ha fatto trapelare Baena, durante le riprese in Garfagnana ha fatto colpo su una 70enne del luogo che l’ha invitato a cena fuori (gossip random). Il titolo del film tra l’altro deriva proprio dalle funzioni che il personaggio di JCR svolge nel convento. Vabbè, l’uscita americana è fissata per il 30 giugno e vista la co-produzione italiana (Alessandro Bertolucci tra i produttori) ci aspettiamo di vederlo presto anche nelle nostre sale.

Aubrey Plaza al LFFEC

Aubrey Plaza al LFFEC

Passando ai film in concorso, ci sembra giusto soffermarci su due opere in particolare: una bellissima e una bruttissima.

Partiamo dal film brutto, che ci ha fatto bestemmiare in più di un’occasione.

THE MISANDRISTS di Bruce LaBruce: Il film inizia informandoci che ci troviamo in Ger(wom)any. Esattamente in questo istante (al secondo 10 più o meno) è partita la prima bestemmia. Ma andiamo avanti. Nei primi 10 minuti di film assistiamo a: baci lesbo, citazioni di Schopenhauer e a del porno gay, con tanto di dildo gigante spinto su per il sedere di un tipo. Poi si delinea la storia: in una casa di campagna una milf con parrucca bionda sta addestrando un piccolo esercito di lesbo-femministe per prepararsi alla rivoluzione. Contro il sistema? No, contro gli uomini. I maschi infatti vanno sterminati, fonte di ogni male del mondo. Ma una delle ragazze in segreto sta nascondendo un ragazzo ferito in cantina, trasgredendo la regola principale della setta di nazifemministe.

LaBruce è famoso a livello mondiale per le sue opere trasgressive, così nel cinema come in fotografia. Ha puntato da sempre sul sesso esplicito, sul porno gay, per scandalizzare i deboli di cuore. Con noi però casca male, perchè siamo cresciuti a porno e violenza e queste cose non ci fanno effetto. The Misandrists è un film girato male e recitato peggio, un qualcosa che oscilla tra il peggior John Waters e il porno di serie B tedesco, quello con gli attori coi baffoni. Il modo in cui il regista tenta di far convivere scenette strambe e weird (c’è anche un’evirazione splatter finale) con la sua critica al sistema (sistema generico, perchè tutti sono nel mirino indiscriminatamente, in fondo anche le donne stesse) è goffo e a tratti patetico, reso ancora peggiore dalla recitazione delle “attrici”. Era tanto che non odiavo in questo modo un film. VOTO: 3

The Misandrists

Per fortuna a toglierci subito dalla mente il film di Bruce LaBruce è arrivato un gioiello dall’Inghilterra, film tra l’altro già premiato all’ultima Berlinale.

BUTTERFLY KISSES di Rafael Kapelinski: Prodotto dalla Blue Shadows di Merlin Merton e scritto da Greer Ellison, il film di Kapelinski segue un gruppo di teenagers della South London, i classici ragazzotti inglesi che ti sorridono dicendoti “hi mate” e poi ti fottono. Non siamo ai livelli di disagio stile This is England, ma ci sono i palazzoni, l’alcol, la droga, la violenza. E c’è il sesso, chiodo fisso dei ragazzi e punto fermo di ogni loro conversazione, così come il porno. Tutto nella norma, se non fosse che Jake, il ragazzo più timido della crew (quello vergine, per capirci), inizia ad essere attratto da una bambina appena trasferitasi nel quartiere. Una bambina, 7-8 anni. Il film coi minuti inizia a perdere lentamente la patina da teen movie spaccone per trasformarsi in un tormentato dramma (psicologico? psicologico) che va a toccare temi, come avrete intuito, delicatissimi.

Kapelinski utilizza il bianco e nero per portarci nel block dei ragazzi, un’assenza di colore che ricorda da vicino quella di Somers Town di Shane Meadows (tra l’altro in entrambe le pellicole è presente quella faccia da schiaffi di Thomas Turgoose). Butterfly Kisses però, nonostante cerchi di mostrare uno spaccato di vita reale, si allontana dal realismo sporco di Meadows per concentrarsi sul tormento di Jake, ragazzo ossessionato dal sesso. Non è facile vivere in mezzo a degli spacconi che millantano scopate di qua e di là, vedere belle ragazze che la danno a tutti, ammazzarsi di porno ed esser sempre soli. Situazione comune a molti teens, ma Jake è segretamente attratto da una bambina. La osserva di notte attraverso la finestra, inizia a diventare un’ossessione. Kapelinski evita di dare grossi shock allo spettatore, mantenendo un occhio quasi sognante e ovattato sugli eventi (più o meno) tragici che colpiscono i ragazzi. In questa maniera l’autore riesce a farci empatizzare con la figura malvagia per eccellenza nell’immaginario comune, quella del pedofilo. Non era per niente facile raccontare una storia del genere, ma Butterfly Kisses ci riesce alla grande, unendo momenti emozionanti ad altri violenti e cool (il nano spacciatore merita una menzione). Una sorpresona, di sicuro il nostro film preferito finora. VOTO: 7,5

L’appuntamento col LFF è per domani. Willem Dafoe, Giada Colagrande, Oliver Stone. Olè!


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