READING

Lucca Film Festival 2017: Julien Temple e il punk ...

Lucca Film Festival 2017: Julien Temple e il punk protagonisti di un movimentato lunedì

Il Lucca Film Festival 2017 (o LFFEC, come #hashtag vuole) entra nel vivo dopo l’apertura di domenica sera in salsa Kaurismaki e cala subito l’asso Julien Temple. E’ infatti il regista icona del punk il protagonista della giornata di lunedì, giornata ricca di eventi e proiezioni. Anche quest’anno noi Sbandati timbriamo il cartellino lucchese, un po’ perchè il Festival lo merita (è una kermesse in netta ascesa con ospiti da stropicciarsi gli occhi) e un po’ perchè la cornice della cittadina toscana ci piace molto, con le sue stradine e, soprattutto, il suo vino.

Lunedì punk, dicevamo. In mattinata Julien Temple, dopo la proiezione del suo film cult sui Sex Pistols The Great Rock’n’Roll Swindle, ha incontrato il pubblico rispondendo a parecchie domande, dalle quali è venuta fuori una visione del mondo lucida ma ancora in linea con le sue idee giovanili: “Sono oltre 40 anni che aspettiamo nuovamente un movimento come il punk. […] Però siamo nell’epoca del digitale che rende più semplice assorbire tutto quello che è controcultura” […] Erano anni, quelli del punk, in cui potevi davvero decidere di creare qualcosa dal nulla e batterti per cambiare le cose, mentre oggi ciò sembra impossibile. Ma basterebbe riunirsi, creare e lottare insieme per vedere un cambiamento”. Insomma, la vecchia scuola ci crede ancora.

julien

Julien Temple all’inaugurazione della mostra Punk Dada Situation a Lucca

Ritroveremo Temple in serata, perchè il pomeriggio i riflettori sono tutti puntati sui film in concorso. Due i film in programmazione, uno inglese e uno greco. Uno caruccio e uno mh, un po’ eccessivo. Andiamo con ordine.

THE LEVELLING di Hope Dickson Leach: “Voglio andare a vivere in campagna”, cantava il buon vecchio Toto Cutugno. A Toto probabilmente andrebbe fatto vedere The Levelling, un’opera prima catalogabile sotto il marchio “Dramma di campagna“. Una giovane torna dopo anni alla fattoria di famiglia situata nel Somerset, dopo aver ricevuto la notizia della morte del fratello, suicidatosi con un colpo di fucile in faccia. Dovrà rapportarsi col padre scorbutico e alcolista e dovrà affrontare la realtà della dura vita di campagna, tra bestiame, campi, fango e merda. Il tutto è reso più complicato dal fatto che la famiglia è sul lastrico dopo che un’alluvione ha devastato terreni e fattoria. Insomma, dramma di campagna.

Il film della Dickson Leach è girato molto bene, supportato da ottime interpretazioni degli attori (la protagonista Ellie Kendrick è la Meera Reed di Game of Thrones) ma nonostante questo riesce ad essere sorprendentemente poco interessante. Mucche morte, tassi morti, conigli affogati, fango, sangue, sudore, fatica, umidità, sporco, freddo. Il tutto con l’ombra di un suicidio sullo sfondo. E’ un film che non lascia molte tracce di sè, anche se sulla sua buona riuscita alla Dickson Leach non si può dire nulla. Applausi in sala. VOTO: 6

The Levelling

The Levelling

AFTERLOV di Stergios Paschos: Mamma mia. Per parlare del film greco dovremmo stare qui ore e ore ad aprire mille parentesi e fare innumerevoli riflessioni finendo probabilmente col litigare anche con noi stessi. Trattasi di un film piuttosto forte, che si nasconde dietro ad una facciata da commedia weird per parlare in modo serissimo dell’amore, inteso non come sentimento universale ed astratto ma come rapporto fisico e di stretta dipendenza tra due persone. Nikos è un giovane barbuto (tra l’hippie e l’hipster) che ha la brillante idea di invitare la sua ex Sofia, con la quale si è lasciato da un anno, a passare una settimana con lui in una villa con piscina (e cane) lasciatagli in custodia da un amico. La ragazza accetta, ma quando arriva nella villa viene chiusa dentro da Nikos, che di fatto la sequestra, dicendole che la libererà solo quando avrà spiegazioni sulla fine della loro storia. Questo è ovviamente un punto di partenza banale che apre la strada ad un’analisi minuziosa e a tratti terrificante del loro rapporto e della loro natura di esseri umani.

Brand New Greek Nouvelle Vague, per farvi un’idea. Paschos fa partire il film tipo mockumentary, poi cambia registro e si concentra sulla vicenda dei due amanti. Afterlov è un film isterico e claustrofobico, ben recitato da Haris Fragoulis e Iro Bezou che attraverso i loro corpi riescono a rendere bene l’idea di un rapporto sentimentale estremamente fisico, istintivo, primordiale. L’incomunicabilità tra i due ex, le valanghe di parole che col passare del tempo diventano sempre più vuote gettando nella frustrazione i due, viene controbilanciata dal contatto fisico, anche violento: gli sputi, gli schiaffi, i graffi, i colpi e quell’amplesso finale di 15 minuti abbondanti (una sequenza-mattonata che però è l’anima di questo film) dicono tutto, semplicemente tutto dell’amore di Nikos e Sofia. Quello di Paschos è un film coraggioso e difficile, che però esagera nel volersi spingere troppo oltre, finendo col superare il confine tra arte e vaffanculo. Peccato, perchè poteva essere una sorpresa. VOTO: 5,5

Afterlov

Afterlov

Dopo il mattone greco ci siamo diretti a passo veloce e sudato verso la Fondazione Centro Studi Ragghianti, presso la quale i pezzi grossi dell’organizzazione del Fest hanno presentato la mostra Punk Dada Situation, alla presenza di Julien Temple e di uno dei due artisti protagonisti della mostra, il fotografo (ed ex tour manager dei Pistols) John Tiberi. La mostra è molto molto succosa e mette in mostra vecchie foto on the road dei Sex Pistols, ma le cose più interessanti riguardano alcuni oggetti presenti: dal diario di Johnny Rotten agli appunti originali di Temple per la realizzazione di Rock’n’Roll Swindle. Abbiamo fatto un paio di foto brutte per voi:

17779074_10154749000804335_409063197_o 17779007_10154749000914335_259405879_o

Dopo la mostra e svariati bicchierini di champagne ci siamo presi una pausa in attesa del gran finale presso il cinema Centrale, dove Julien Temple ha ritirato il premio alla carriera assegnatogli dal Presidente del LFFEC Nicola Borrelli e ha presentato il suo ultimo documentario The Origin of the Species.

Il fim di Temple racconta il percorso di Keith Richards, storico chitarrista degli Stones, dalla nascita nel 1943 in piena WWII all’ingresso nella band che ha cambiato la storia del rock. E’ un ritratto inedito e curioso del grande vecchio, che ci fa capire qualcosa in più sul suo personaggio e sul percorso che lo ha portato a diventare l’emblema della vita spericolata, tra sesso, droga (tanta), alcol (tanto) e sigarette (tantissime). Non proprio pane per i nostri denti (non siamo dei fan degli Stones), ma un doc che sicuramente farà felici gli appassionati del vecchio ruock.

Dopo il Vermentino della buonanotte abbiamo lasciato Lucca, dandole appuntamento ai prossimi giorni, che si prevedono infuocati. Film in concorso a parte, l’attesa è tutta per gli ospiti internazionali, gente da niente come Willem Dafoe, Oliver Stone e Olivier Assayas. Ci saremo. La sfida a Keith Richards è lanciata.


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.