Power Rangers

Un Power Ranger rosso striscia nel fango durante un olocausto nucleare. Si toglie l’armatura. È un vecchio. Parla con una Power Ranger gialla vecchia pure lei. Di comune accordo decidono di scavare una buca in cui sotterrare le pietre dello stesso colore delle loro tute. In quel momento arriva una via di mezzo tra Xena, Jonathan Davis dei Korn che si è fatto l’operazione e una raver ad un Teknival del 2000. Fa uno sghignazzo e tiene un discorso a braccio sulla conquista del mondo mentre i due vecchi ranger rimangono proni nel fango con un’espressione costernata. Lo speech vagamente hitleriano viene interrotto da un meteorite che si schianta sul pianeta e uccide tutti e tre.

Chi ha lanciato il meteorite? Vabbé. Siamo ad un corso pomeridiano per studenti problematici. Un adolescente con riporto di capelli bullizza un bullo che stava bullizzando un nero nerd. Per ringraziarlo, il nero nerd  lo invita in una cava dove lui fa saltare in aria le pareti forse per spirito neo-luddista o forse no. Gli stagisti che hanno scritto la sceneggiatura probabilmente grazie ad un bando di lavoro per categorie protette collocano sul posto anche un asiatico con clavicole sporgenti, una messicana che sembra Selena Gomez con la bocca piena di biscotti e una compagna di classe belloccia del nero e del semi-pelato.  Il nero nerd sbriciola senza motivo una parete di pura pietra con un esplosivo. Dentro la roccia ci sono delle pietre colorate. I ragazzi ne prendono una ciascuna e poi vengono travolti da un treno in corsa.

Si risvegliano tutti in camera loro. Non era un sogno ma qualcuno o qualcosa li ha teletrasportati lì e presumibilmente sedati. Il regista non sa come comportarsi di fronte all’oggetto assurdista che li hanno spacciato per sceneggiatura e inquadra gli addominali del ragazzo con riporto. I giovanotti, ad ogni modo, scoprono di essere diventati fortissimi. Selena Gomez for dummies spappola uno smartphone con la mano destra. Per capirci qualcosa, i ragazzi tornano alla cava.

no

 

Dentro la cava, i cinque ragazzi si industriano a risolvere il mistero della sera prima e della sceneggiatura lynchana facendo dei salti tra una roccia e l’altra – se ve lo state chiedendo quella sopra è la faccia del regista Dean Isrealite. Il nero nerd fa un balletto alla Tyler the Creator, scivola e finisce in una piscina naturale dentro una grotta. Gli altri quattro lo seguono e sguazzano felici nell’acqua. Il nero nerd decide di fare un po’ di snorkeling e scopre che sul fondale c’è un portale di liquido verticale tipo Stargate: ci entrano tutti. I giovanotti si ritrovano dentro un’astronave dove un robot scartato per CGI infame da Star Wars: la minaccia fantasma annuncia che devono salvare il mondo. Il montaggio alternato più brutto della storia del cinema e soprattutto più brutto di quello di Interstellar ci mostra, nel frattempo, un gruppo di pescatori che tira a bordo una mummia di donna essiccata con occhi verdi. I pescatori non ci fanno caso e la sbattono nella cella frigorifera. Il giorno dopo la mummia sbrana uno sbirro e dice a un barbone che lei ha bisogno di oro.

Il montaggio alternato ci riporta nell’astronave, dove il robot, in comunicazione skype con l’ologramma glitchato del ranger morto all’inizio del film, comunica ai ragazzi che saranno i nuovi Power Rangers e che il nemico è la mummia assetata d’oro. Il regista, utilizzando nuovamente lo strumento del montaggio alternato con la stessa delicatezza di uno scimpanzé messo a restaurare un dipinto del Canaletto, ci mostra la mummia che si abbuffa di oro. Come il principe Imhotep, si rigenera diventando il Jonathan Davis transessuale/raver che sembrava essere morto all’inizio del film. Il suo obiettivo: accumulare oro, recuperare un cristallo magico e distruggere il mondo. I cinque giovani provano a fermarla ma vengono appesi come salami fuori da un peschereccio: la raver sfida la logica aristotelica uccidendo solo uno di loro (il nero nerd) e andandosene. Folgorazione: la sceneggiatura non è pessima o lynchana, la sceneggiatura non c’è.

power-rangers-2017

Il nero nerd viene resuscitato dall’ologramma glitchato. Il robot fornisce ai cinque ragazzi dei macchinari a forma di dinosauri per combattere Jonathan Davis. Ah, sì, giusto, combattere! Sono passati circa un’ora e 35 minuti e non si è ancora visto uno straccio di combattimento, scena d’azione o effetto speciale degno di tal nome. Il regista forse se ne rende conto e cala un’ellissi flautata che sembra scritta da Donald Trump e ci butta in mezzo allo scontro finale: i cinque ragazzi sono dei provetti piloti di mostri meccanici che combattono la raver. Questa, intanto, ha creato una specie di Golem placcato d’oro alto 200 metri che cerca il cristallo riducendo la città in polvere. I Power Rangers vengono sconfitti e umiliati senza problemi ma, senza sapere bene come e perché, uniscono i loro dinosauri in un robot alto 200 metri. La scazzottata tra il super robot e il Golem fa rimpiangere gli effetti speciali di Robot Jox e finisce con la sconfitta del secondo. Xena punkabbestia viene letteralmente scagliata verso lo spazio profondo con una schicchera del robottone. Fine.

Esco dalla sala vagamente confuso, pensando cose tipo “ma questa roba come hanno fatto semplicemente a produrla”, “ma il produttore con il Final Cut forse era Stevie Wonder”, “però, povero il regista, non deve essere facile lavorare totalmente senza sceneggiatura” quando un post-adolescente che era in sala con me si rivolge ad un suo omologo e gli fa: “figata di film”. Il cinema pop contemporaneo mi sta sfuggendo di mano, penso. E me ne vado a casa.

VOTO: 2


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.