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ELLE: per la stampa inglese è “apologia di stupro”

 In Inghilterra impazza il dibattito su Elle, il film di Paul Verhoeven vincitore del Golden Globe come miglior film straniero e del Cesar come miglior film francese. Presentato con successo al Festival di Cannes, Elle racconta la storia di una gelida manager di una società di videogiochi (Huppert) che viene violentata da un uomo mascherato. Invece di sporgere denuncia, scappare o arruolare una gang di bodyguard serbi per vendicarsi, la protagonista continua la sua vita normalmente, finendo per intrecciare un rapporto malato con lo stupratore stesso.

verhoeven

Il 28 marzo il Guardian, grande giornale della sinistra inglese, ha buttato fuori un editoriale che definisce letteralmente “apologia dello stupro” il film del regista olandese. Bidisha, l’autrice del pezzo, ha incolonnato in un articolo una pila di insulti pesantissimi alla pellicola, arrivando a sostenere neanche tanto velatamente che il film non doveva essere prodotto.  

“Difensori dello stupro: vi piace il cinema? Preparatevi ad una sorpresa cinematografica (…) Nonostante il consenso ricevuto dall’establishment maschio della critica, il film mostra quanto la cultura dello stupro sia trincerata e indiscutibile (…) Non c’è nulla di divertente nel vedere una brava attrice districarsi in situazioni squallide e avvilenti decise a tavolino da maschi: il romanzo da cui è tratto il film è scritto da un maschio; il produttore è un maschio; gli sceneggiatori sono maschi; il regista è un maschio. (…) Verhoeven ha affermato che è stato difficilissimo fare il film perché nessun attrice americana voleva interpretare il ruolo di protagonista: forse si sentivano insultate da una sceneggiatura che ribolle di ridicole speculazioni sulla mente di una donna stuprata. (…) Con i suoi eleganti interni borghesi, bei vestiti e un cast di soli bianchi, Elle è pervaso dalla stessa misoginia di Showgirls, altro film di Verhoeven in cui la camera indugia in modo avido sullo stupro di una donna, e di Animali Notturni di Tom Ford, un altro notevolissimo film in cui le donne sono derise, spogliate, stuprate, umiliate, tradite e ammazzate. (…)Ma Elle va oltre, diagnosticando alla protagonista una patologia masochista che in qualche modo assolve l’abuso che l’uomo decide di perpetrare. (…) Nel film l’odio feroce che si annida nella violenza sessuale maschile è giudicato meno grave del masochismo, della venalità e dell’irrazionalità femminile. (…) La brutalità del maschio è rappresentata come non complessa e, in fin dei conti, attraente. (…) Assestando un disgustoso insulto a tutte le sopravvissute ad un assalto sessuale maschile, gli autori di Elle hanno inserito il violentatore e la sua vittima in un specie di rapporto malato guidato dal masochismo di lei.(…) Perché il film ha ricevuto un consenso critico così unanime? Forse, dopo secoli di cultura patriarcale, culto dello stupro e impunità, gli spettatori sono sinceramente d’accordo col dare 5 stelle ad un film in cui una donna ama essere pestata e stuprata.”

Insomma, a Bidisha non è proprio andato giù il film di Paul Verhoeven. La giornalista esagera? Giudica il film solo con il paraocchi dell’ideologia radicale femminista? Oppure ha ragione?

elle bang

Il nostro parere di umili blogger è che Elle sia un film decisamente più stratificato di come viene presentato dall’articolo del Guardian. Nonostante parta da premesse ambigue (la reazione anomala ad uno stupro), il film si trasforma in una satira tagliente sulla borghesia parigina-occidentale, dove i maschi sono descritti tutti come un manipolo di mentecatti forti fisicamente ma ritardati mentalmente (si pensi solo al figlio della Huppert) e dove le donne trionfano senza discussione, come mostrato dalla bellissima scena finale in cui la protagonista e la sua amica sghignazzano beffarde in un cimitero….Il film, comunque, è bellissimo. E la Huppert è la più grande attrice vivente. E se non si è d’accordo, si può sempre ricorrere alla Brexit.

Insomma, Brexit?


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