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T2: Trainspotting

T2: Trainspotting

Mai e poi mai avrei pensato di trovarmi a scrivere del sequel di Trainspotting. Quello di Danny Boyle è uno dei miei film preferiti, un cult che ha segnato una generazione intera e che arrivò come un uragano a travolgere gli anni ’90. C’era il punk, c’era Born Slippy, c’era la droga. C’erano scene sconvolgenti, neonati morti, primi piani di aghi che entrano nelle vene sparando eroina e un mare di merda che vola in faccia ad una famigliola seduta a far colazione. E poi c’erano quei 4 personaggi strafighi, cattivi esempi fatti apposta per essere idolatrati. Insomma, Trainspotting è Trainspotting. Appena è iniziata a circolare la notizia un possibile sequel tratto da Porno, romanzo del 2002,  le mie antenne da welshiano incallito si sono rizzate subito: come faranno a portare sullo schermo quella storia? Inseriranno i nuovi personaggi? Ma soprattutto: come tratteranno l’argomento del porno, centrale nel romanzo?

La realtà è che del romanzo Porno ci sono pochissime tracce: per questo T2 Welsh e Boyle hanno scritto una nuova storia, con alcuni nuovi personaggi e addirittura con un destino diverso per alcuni dei protagonisti. Il risultato è un buon film, divertente, che per brevi attimi emoziona, ma che viaggia su un binario (restando in tema di treni) diverso rispetto al film del ’96.

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Danny Boyle mantiene intatto lo schema originale del primo film, omaggiandolo a più riprese e giocando con la musica (bellissima anche questa volta). Edimburgo è più presente, così come sono maggiori le gag e le cazzate fatte da Renton e soci. La differenza sostanziale è che qui Begbie (evaso dal carcere) viene innalzato a ruolo di villain, indirizzando il film verso un sempre più inevitabile scontro finale tra lui e Renton, rientrato da Amsterdam dopo il divorzio dalla moglie.

Se il film è una sorta di commedia/thriller con Begbie spauracchio, l’aria cruda e drammatica del primo film lascia spazio alla malinconia e a riflessioni più o meno filosofiche sulla vita (la riproposizione in chiave aggiornata del famoso discorso choose life, quasi inevitabile). Renton, Sick Boy e Spud hanno passato i 40 anni: tutti hanno provato a svoltare, a cambiare le loro vite, ma senza risultati. A 20 anni di distanza le 16mila sterline rubate da Mark sembrano spiccioli, soldi che non sono serviti a nulla, così come probabilmente non sarebbero serviti a nessuno dei suoi amici, ancora inchiodati a Leith tra illegalità, droga e frustrazioni.

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La dipendenza dalla droga in T2 viene messa in un angolo (solo Spud si buca ancora e cerca in tutti i modi di uscirne, mentre i quintali di coca che tira Sick Boy sembrano quasi normalità) e a finire sotto i riflettori è un’altra ossessione, forse ancora più pericolosa dell’eroina: l’ossessione del passato. Tutti i protagonisti hanno commesso errori che continuano a tormentarli e che li tormenteranno fino alla fine dei loro giorni: Renton è inseguito dalle ombre della madre (a cui non è riuscito a dire addio) e di Tommy (del quale causò indirettamente la morte); Sick Boy dopo il tradimento di Renton non è più riuscito a dare un vero senso alla sua vita, restando solo con il fantasma del figlioletto morto 20 anni prima; Spud è l’unico che ha realmente provato a scegliere la vita, facendo un paciocchino con Gail e provando a lavorare onestamente, ma i risultati sono stati catastrofici e l’eroina è restata un porto sicuro nel quale rifugiarsi. Dopo che la faida con Franco Begbie giungerà al termine torneranno tutti, in un modo o nell’altro, al punto di partenza perchè, com’è scritto in Porno, you can’t lie to your soul: se nasci testa di cazzo a Leith, morirai testa di cazzo a Leith.

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Il pericolo maggiore che correva Danny Boyle era quello di girare un film che fosse solo un contentino per la fanbase più accanita di Trainspotting, un qualcosa che non andasse oltre la pura operazione revival. T2 ha momenti dei quali si poteva tranquillamente fare a meno ma ne possiede altri (molti) che restano in testa, fanno ghignare e ci fanno sentire ancora una volta al fianco della banda di Rent Boy, cantando con loro (la scena del pub con Radio Gaga è da vedere e rivedere), soffrendo con loro, correndo con loro per le strade di Edimburgo. E ci rendiamo presto conto che questa volta, a differenza di 20 anni fa, i protagonisti sono molto più vicini a noi, sono invecchiati come noi in un mondo che va alla velocità della luce e che non si fa scrupoli a lasciare indietro chi non riesce a stare dentro certi schemi e ritmi (l’ora di ritardo di Spud agli appuntamenti è emblematica). Se il primo film ti prendeva a schiaffi e sembrava urlarti “Sveglia! Questa è la cazzo di vita a cui stai andando incontro!“, T2 ti accompagna per mano attraverso i fallimenti della tua vita, in maniera forse un po’ troppo rassicurante nel finale, ma che ti lascia addosso una sensazione dolceamara piuttosto piacevole. D’altra parte abbiamo tutti un passato (o presente) più o meno emo con il quale fare i conti ogni giorno.

T2 non è un film perfetto e non è un film indimenticabile. E’ un film che onestamente lascia un pochino delusi alla prima visione. Col passare del tempo però ti cresce dentro e ti ritrovi con la voglia di rivederlo, di guardarti un’altra volta allo specchio e di mettere, come Renton nella sua cameretta, Lust for life a tutto volume. Senza stopparla dopo 2 secondi per paura che i troppi ricordi ti schiaccino a terra.

Choose the ones you love. Choose your future. Choose life.

VOTO. 6,5


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