XX

E’ uscito il 17 febbraio dopo esser stato presentato al Sundance XX, horror antologico tutto al femminile diviso in 4 episodi. “Oh no, un altro film messo assieme a caso prendendo cortometraggi di giovani sconosciuti da gettare in pasto al pubblico più facilone via home video e VOD!“, potranno pensare molti di voi in malafede. E invece no, perchè le quattro killer women (come recita il poster ufficiale) dietro la macchina da presa sono tutte personalità molto interessanti, divise equamente tra autrici horror con alle spalle gran bei filmetti e novelline agguerrite. Da un lato troviamo Roxanne Benjamin e Karyn Kusama, due che ultimamente ci han regalato perle come Southbound e The Invitation, dall’altro Jovanka Vuckovic (che si è già fatta un nome importante nell’ambiente come addetta agli effetti speciali) e soprattutto Annie Clark aka St. Vincent, rock star già autrice di numerose colonne sonore. Inutile dire che la curiosità era tanta. Tra alti e bassi XX ci ha divertito abbastanza.

box

The Box

Il primo episodio è quello diretto dalla Vuckovic ed è anche quello più misterioso e suggestivo. Una sera sotto le feste natalizie tornando a casa in metro con la sorella e la madre, un bambino chiede ad un uomo se può guardare cosa c’è dentro la grossa scatola che porta con sé. L’uomo sorridendo apre il coperchio della scatola e il bambino guarda con stupore il suo contenuto. Non sappiamo cosa ci sia nella scatola. Nessuno lo sa. Ma da quel giorno il bimbetto smette di mangiare. Passano i giorni e il bimbo non tocca cibo, non ha fame. Viene anche portato da un medico ma non risulta nulla di strano. Una sera la sorella riuscirà a farsi raccontare dal bambino cosa c’era nella scatola. E da quel momento inizierà anche lei a digiunare ad oltranza. Quello della famiglia sarà un incubo silenzioso, verso il punto di non ritorno.

Tutto giocato su misteri irrisolti (cosa c’è nella scatola? Chi è l’uomo della metro?) The Box è la classica storia dell’orrore che si potrebbe raccontare ai figli per spaventarli mentre sono sotto le coperte. Non ci sono trovate eccezionali e momenti indimenticabili ma l’alta tensione che la Vuckovic riesce a creare rende tutto molto fico. VOTO: 6,5

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The Birthday Party

Il secondo episodio è quello di St. Vincent, si chiama The Birthday Party ed è una storia grottesca e un po’ stupidotta. Il giorno della festa di compleanno della figlia Lucy, Mary scopre il marito morto nel suo studio. Cosa fare? Allertare subito chi di dovere e rovinare per sempre il giorno del compleanno alla figlioletta o nascondere il cadavere del marito fino al giorno successivo. La risposta la sapete già.

Il nascondino col morto di St. Vincent diverte per 2 minuti poi risulta un po’ ripetitivo e noioso. Qualcosa di buono c’è, perchè la Annie si vede che vuol costruire qualcosa di visivamente forte e il finale in crescendo un po’ hipster è lì a dimostrarlo. Lo stile è un poco lineare, anche se quando la regista si avvicina al videoclip fa buone cose. In definitiva The Birthday Party non convince a pieno, però St. Vincent la sera va a dormire con vicino Cara Delevingne, quindi ha ragione lei. VOTO: 5,5

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Don’t fall

Don’t fall è l’episodio più prettamente horror del film. E anche il più brutto. Siamo in un canyon (o comunque in una zona d’America con il nulla intorno) e seguiamo una gitarella di un gruppo di ragazzi. Questi si imbattono in una misteriosa incisione indiana su una parete rocciosa. E’ un avvertimento? C’è qualche maledizione che colpisce quel luogo? E’ un disegno fatto con l’Uniposca da degli studenti di Bari? Nottetempo una delle ragazze della comitiva si trasforma in un mostro assetato di sangue, quindi l’ipotesi studenti viene scartata.

Roxanne Benjamin delude un po’. La storia è piuttosto standard e l’episodio ci regala qualche emozione solo dopo la trasformazione della ragazza in mostro. Nonostante Don’t fall sia l’episodio meno interessante, per lo meno ci regala qualche sano momento di sangue, grande assente nel resto di XX. Mezzo voto in più per il mostro urlante. VOTO: 5

son

Her only living son

L’episodio migliore XX se lo tiene per ultimo. La Kusama tra le 4 è l’autrice più affermata e quella che può regalare più sorprese e infatti non delude. Her only living son è la storia di una madre, Cora, e del suo rapporto col figlio diciottenne Andy, un tipetto tranqui che inchioda gli scoiattoli agli alberi e strappa le unghie alle compagne di classe. Quando tutto sembra portarci verso un We need to talk about Kevin 2.0 Karyn Kusama ci spiazza portando la storia in luoghi molto più oscuri.

E’ un episodio bello e forte quello che chiude XX, un film che conferma la capacità dell’autrice di creare piccole realtà al limite col surreale e con la distopia intrise di tensione e ansia. Insomma, bravò. VOTO: 7

Prima di chiudere è doveroso parlare degli intermezzi in stop motion che dividono i quattro episodi, realizzati dalla bravissima artista messicana Sofia Carrillo, che parte da Švankmajer per regalarci piccole gocce di fiaba gotica. Della Carrillo vi invitiamo a guardare questo corto.

VOTO: 6–


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