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Oscars 2017: Lo Lo Loser, Moonlol e caos finale in...

Oscars 2017: Lo Lo Loser, Moonlol e caos finale in un’edizione onesta ma noiosa

E’ finita. E’ andata. Sciogliete le righe. Anche quest’edizione degli Oscar va in archivio e lo fa nella maniera più imprevedibile possibile, con un finale shock nel quale Warren Beatty e Faye Dunaway annunciano il film sbagliato come vincitore. E pensare che fino al momento della fatidica apertura della busta contenente il nome del Miglior Film era stata un’edizione un po’ noiosetta, con Jimmy Kimmel che sì, bravo, simpa, brillante, però anche no.

Barry Jenkins e Tarell Alvin McCraney, autori di

Barry Jenkins e Tarell Alvin McCraney, autori di “Moonlight”

Ha vinto Moonlight, dopo che la crew di La La Land al completo era già sul palco ad abbracciarsi e a fare i suoi ringraziamenti al pubblico. E’ stata una scena comica da vedere, che passerà alla storia e che farà senz’altro cadere qualche testa. In realtà il premio a La La Land sarebbe stato giusto. Non perchè quello di Chazelle fosse il miglior film (Manchester by the sea e soprattutto Arrival sono due spanne sopra), ma perchè Hollywood e il cinema pop in generale avevano bisogno di un film come La La Land, un film bello e ruffiano, che ha coinvolto e appassionato un pubblico vasto e diversificato, facendolo riavvicinare un po’ ad un certo tipo di fare cinema. Invece l’Academy ha scelto il premio politico. Inutile girarci intorno: Moonlight è un bel film, avrebbe meritato altre statuette (la fotografia di James Laxton è stupenda e Barry Jenkins ha fatto un gran lavoro), ma ha vinto perchè siamo in era Trump e far vincere il film su un nero gay che vive ai margini è un segnale forte. Tra l’altro la scelta “forte” e a sorpresa dopo la comica finale rischia di perdere anche un po’ di impatto sul pubblico. Ma alla fine chissenefrega.

E dire che fino a quel momento i premi erano stati incredibilmente equilibrati e assegnati in maniera intelligente (per quanto possa essere intelligente un Oscar a Suicide Squad), premiando Casey Affleck, Viola Davis, le sceneggiature di Lonergan e Barry Jenkins, il montaggio di Hacksaw Ridge, le musichette di Hurwitz, Il Cliente di Farhadi (assente per protesta contro il ban trumpiano), Piper l’uccellino Pixar tra i corti, Zootropolis… Insomma, tutti premi sacrosanti, eccezion fatta per quello alla miglior attrice protagonista nel quale si è persa un’occasione d’oro negando la statuetta (che sarebbe stata meritatissima) alla dea Isabelle Huppert per consegnarla agli occhioni di Emma Roccia.

Casey Affleck wins

Casey Affleck wins

Abbiamo comunque notato un po’ di stanchezza generale durante la cerimonia, con una ripetizione di cose viste e riviste, il monologo comico, le scenette con gli attori, lo spazio toccante con la carrellata dei morti, i bei vestiti, i pompini reciproci, la finta trasgressione. In più i momenti musicali sono stati piuttosto deludenti, con John Legend che ha stuprato City of Stars (molto meglio la versione cantata da Gosling e Stone), una tipa simil Comello che ha cantato il pezzo di Moana e un improbabile Sting in versione cantastorie country. Si salva l’apertura di Justin Timberlake, col tormentone tratto da Trolls che ci scassa le palle da mesi: per lo meno ha fatto un po’ ballare la platea. Per il resto, noia. Fino all’incredibile finale, con gli attempati Bonnie&Clyde che mandano il perfetto mondo di Hollywood sottosopra e creano un po’ di caciara sanremese. Tutto molto bello.

E’ finita, torniamo alle nostre misere vite.

Comunque dovevano vincere gli ufi.


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