Santa Clarita Diet

Cosa mancava a Netflix? La piattaforma streaming che ormai ha preso i nostri cuori, cervelli e soldi negli ultimi mesi ci ha regalato pressoché di tutto: horror, sci-fi, comedy, drama, dramedy, avventure. Senza contare la cricca dei supereroi. Quando pensi che non possa esserci spazio per altre novità ecco arrivare Santa Clarita Diet. Per introdurre la serie creata da Victor Fresco (veterano della tv che in passato ha messo le mani su My Name is Earl) potremmo semplicemente dire tre parole: Drew, Barrymore, zombi. Questo dovrebbe bastare per farvi un’idea di massima. Insomma, Netflix ci prova con la commedia horror, scegliendo come protagonisti (assieme alla teen Liv Hewson) due ex facce di Scream come Timothy Olyphant e, appunto, la Barrymore.

Il risultato è una serie tanto stramba quanto imprevedibile che riesce ad essere divertente nonostante i mille difetti.

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Santa Clarita, California. Joel e Sheila Hammond sono una coppia di agenti immobiliari che vivono la loro classica vita da famigliola americana middle class con villetta e figlia teenager. Un bel giorno mentre sta mostrando una casa a dei clienti Sheila ha un attacco di vomito fortissimo e sbocca roba verde letteralmente dappertutto. Litri e litri di vomito. Vomita anche una roba rossa che sembra un organo interno. Non ha più battito cardiaco. Sembra morta. Cioè, è morta. Ma Sheila si risveglia dopo pochi secondi, come se nulla fosse. E’ diventata una non morta dall’aspetto “umano” e agli occhi altrui è la stessa persona di sempre. Ben presto, però, dovrà preoccuparsi della propria alimentazione e procurarsi del cibo, cibo per zombi, ovvero carne umana. La vita dell’allegra famiglia Hammond verrà stravolta forever.

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Se c’è una cosa che spiazza in Santa Clarita Diet è il ritmo: nemmeno il tempo di ambientarci e di conoscere i personaggi che bam! Drew Barrymore vomita e parte la trasformazione. Da lì in poi la serie è un treno in corsa che alterna gag da cartone animato a momenti burtoniani (Beetlejuice è spesso dietro l’angolo), puntando sulla vena comica della Drew e su un Timothy Olyphant grandioso nel suo personaggio impacciato e sempre sull’orlo della crisi di nervi. La figlia teen e la sua storia d’amore platonica col ragazzetto della porta accanto sono un buon contorno, così come fanno il loro dovere tutti i personaggi secondari: dai poliziotti vicini di casa (gli Hammond abitano tra 2 pulotti, uno super cazzuto e sospettoso e un altro bonaccione) al preside simpsoniano, ogni pupazzetto (perchè alla fine i personaggi di SCD sono poco più che pupazzetti) ha il suo perchè e riesce a strappare un sorriso.

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Abituati alla comicità contemporanea sempre più irriverente e fuori dagli schemi, potremmo anche restare freddini di fronte alle battute e ai tempi comici di Santa Clarita: nonostante il tema (e il sangue che spunta copioso di tanto in tanto) quella di Victor Fresco è una serie per famiglie, una commedia che ripete all’infinito il suo schema (la fame di Sheila di carne e di sesso, i tentativi goffi di Joel per coprire la moglie ecc.) e che spesso sfocia nell’idiozia più totale. Ma è chiaro che l’obiettivo è proprio quello di non prendere nulla seriamente e di portare la comicità commerciale e un po’ stupida nel campo del gioco autoreferenziale, così da rendere innocue e buone per tutti sequenze con sbudellamenti e litri di sangue. E’ una tattica che funziona, anche se alla serie manca sempre quel guizzo in più, quel colpo di genio o quell’azzardo che può far alzare il livello.

Santa Clarita Diet con la sua superficialità e aria sbadata si può anche giudicare come una divertente cazzatina, ma non è assolutamente da sottovalutare: con la sua storia folle è di fatto il binge watching più piacevole e scorrevole degli ultimi tempi. Non aspettatevi la serie della vita, ma se volete spegnere il cervello per un po’ e farvi due ghignate, puntate dritto su Santa Clarita.

VOTO: 6+


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