Moonlight

Dicevamo, avete visto che figo Ryan in La La Land? Con quei suoi occhioni blu da seduttore e le narici che sembrano perennemente dilatate d’amore? E vogliamo parlare di quanto è brava Emma Stone? Grandissima Emma Stone! Idolo Emma Stone! E la fotografia? E i costumi? E le citazioni di Casablanca? Io non ce la faccio proprio a smettere di guardarlo, La La Land. Capolavoro assoluto. L’ho già visto 26 volte e mi sa che stasera me lo sparo di nuovo. È proprio il mio film, non c’è dubbio. Sembra che Chazelle l’abbia cucito apposta su di me. City of staaaars, are you shining just for meeee? Come dite? Questa è la recensione di Moonlight? Ops…

Facendo i seri, se andate su quella specie di gioielleria che è il sito ufficiale degli Oscar noterete che ci sono altri film nominati, oltre a La La Land, e anche se il biondo e la rossa risucchieranno tutto e tutti come un’aspirapolvere potrebbe valere la pena guardarsi anche qualcos’altro. Una di queste cose è sicuramente Moonlight, il secondo film del “losangelesiano” Barry Jenkins, che al momento conta ben 8 nomination in saccoccia. Ecco di cosa parla.

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Il film, strutturato in tre capitoli, racconta l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta dell’afroamericano Chiron (interpretato da Trevante Rhodes, Ashton Sanders e Alex Hibbert), cresciuto in un malfamato sobborgo di Miami insieme alla madre tossicodipendente. Il ragazzo lotta ogni giorno per la ricerca di se stesso, mentre il suo animo sensibile e la sua omosessualità tendono a sprofondare lentamente nel contesto violento e machista in cui ha sempre vissuto.

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Il conflitto è un elemento centrale in Moonlight. Fin dall’inizio del film, quando viene inseguito da una banda di ragazzini perché effeminato, è subito chiaro che il protagonista Chiron è immerso in un ambiente ostile, di lotta, se vogliamo. Lotta con una madre tossica che lo trascura, con i coetanei che lo prendono in giro, con l’assenza di una guida e con la sua natura gentile, che cerca di emergere in un mondo in cui se non sei un duro sei automaticamente vittima. Nonostante i difficili contesti in cui la vita di Chiron si svolge (la droga, la prigione, l’indigenza) in Moonlight il conflitto non si mostra quasi mai nella sua manifestazione violenta ma subisce una metamorfosi poetica. I patimenti di Chiron e il cortocircuito causato dal non riuscire a coesistere col vero sé (nel capitolo I e II, in particolare) sono condotti da Jenkins e James Laxton (fotografia) in una direzione intimamente elegiaca. L’unico vero momento violento del film è la rissa tra l’adolescente Chiron, Kevin (suo migliore amico e interesse sentimentale) e il bullo Terrel, che nella sua metaforica brutalità segna il passaggio all’età adulta del protagonista e il definitivo (?) annichilimento del sé.

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Nemmeno la figura paterna chiave nella vita di Chiron (lo spacciatore gentile Juan, interpretato dal bravissimo Mahershala Ali), teoricamente il maschio virile per eccellenza, può sottrarsi a queste sensibilità poetiche, in cui una semplice nuotata al mare si trasforma in una sorta di rito battesimale, mentre una partita a calcio tra ragazzini diventa danza di forme e colori. Di certo non siamo abituati a una simile delicatezza in una storia ambientata nei sobborghi neri degli Stati Uniti, generalmente area di trionfo del realismo, e questo rende Moonlight un film ancora più significativo. Forse a essere un pelo limitati sono proprio i personaggi, costruiti quasi integralmente in funzione del loro ruolo. Il bullo è soltanto il tipico bullo, la madre del protagonista è la donna che lo trascura anche se dovrebbe amarlo, Juan è l’“uomo”, Kevin il migliore amico (l’unico con cui il vero io di Chiron riesce a manifestarsi). Sono tutte figure archetipiche che contribuiscono a conferire universalità al film pur rendendolo, a tratti, vagamente polveroso. A livello stilistico Moonlight è del tutto sbilanciato nelle sue tre parti, che mancano di coesione, ma la cosa non va a intaccare più di tanto l’incisività complessiva dell’opera di Jenkins. Insomma, mollate La La Land per un paio d’ore e fatevi un giro nell’“altra” America.

VOTO: 7,5


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