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The Autopsy of Jane Doe

The Autopsy of Jane Doe

Il 2016 è stato un anno talmente buono per gli horror che, nonostante sia finito, continua buttare fuori film di qualità. Il consiglio settimanale di questa settimana è infatti The Autopsy of Jane Doe, horror di assai ottima fattura uscito in America durante l’ultima settimana dell’anno e subito applaudito in lungo e in largo. I protagonisti sono una coppia di padre (Cox) e figlio (Hirsch) che per lavoro fanno le autopsie. la polizia porta loro i cadaveri maciullati e i due li aprono per trovare la causa del decesso. Un bel lavoretto. Le cose andranno un po’ diversamente quando una sera gli sbirri portano un cadavere di donna non identificato, trovato sotterrato nella casa dove è stato commesso un omicidio. Chi è la bellissima ragazza? Come è morta? Padre e figlio si metteranno al lavoro e scopriranno un po’ di cose strane, per non dire creepy…..

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Per introdurre il film del norvegese espatriato Andre Ovredal (quello del bizzarro mockumentary fantasy epico Troll Hunter) attingiamo alle nostre infinite conoscenze delle teoria del cinema. In particolare, dell’effetto Kulesov. L’effetto Kulesov è un singolare fenomeno studiato da uno studioso sovietico. Kulesov dimostrò che  la sensazione che un’inquadratura trasmette allo spettatore è influenzata in maniera determinante dalle inquadrature precedenti e successive. In altre parole, se uniamo la stessa foto di una faccia con elementi diversi (schifosi, dolci, comici, spaventosi), avremo la sensazione che la faccia cambi a seconda di quello a cui è accostata. In The Autopsy of Jane Doe assistiamo a qualcosa di simile con lo sguardo della morta. Sempre uguale a se stesso (è morta…), man mano che il film procede accumulando elementi disturbanti (e quasi gore) il viso sembra cambiare, diventando sempre più inquietante. Cazzate da DAMS a parte, The Autopsy of Jane Doe è un horror coi fiocchi. Basato completamente sull’ottimo spunto del soggetto (costruire un film interamente intorno all’autopsia di un corpo), unisce in modo efficace body horror francese ed elementi della tradizione americana. La prima parte è in top 3 dei migliori horror del 2016, carica di tensione e originalità; la seconda è un po’ più standard, ma comunque apprezzabile. Il cast: Emile Hirsch conferma che può ancora ricostruirsi una carriera; Brian Cox è il solito megabomber. Non aprite quella morta.

Enjoy.


  1. Lea

    18 Gennaio

    horror simpatico; mi è piaciuto, tutto ok, ma dalle recensioni e dai commenti entusiasti letti in giro sembrava che dovesse aspettarmi un mezzo capolavoro. In realtà l’ho trovato buono, sì, ma nulla più (in particolare la seconda parte è più deboluccia, vero).

  2. Enola Creutz

    18 Gennaio

    La seconda parte sembra fare tutto per schiantarsi nel pattume del già visto ma alla fine riesce a cavarsela. Per il resto, secondo me, è da difendere. Meglio questo che il riciclato facile di Oujia 2 e giù di lì. Capolavoro no, decisamente no, sono d’accordo.

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