Neon Bull

Ancora impegnati a litigare su The Neon Demon? Vi consigliamo noi un neon film che mette d’accordo tutti. In realtà le affinità con il capolavoro/porcata di Nicolas Winding Refn si limitano al titolo e a una certa lucentezza fosforescente, per il resto Neon Bull è tutt’altra cosa. Siamo nel Brasile del nordest, povero, sporco e tropicale. Qui seguiamo la vita nomade di un gruppo di pseudo-circensi. Sotto la guida di Iremar (Cazarre), il gruppo di giovani saltimbanchi porta in giro per il paese una specie di versione carioca del Rodeo americano: invece di prendere al lazo i tori, i brasiliani li afferrano per la coda e li mandano a gambe all’aria. Poveri tori. Ad ogni modo, la comitiva si occupa anche degli “spettacoli” post-evento: in questo settore la vera attrazione è Galega (Maeve Jinkins, vista anche nello splendido Aquarius), giovane madre che si mette una testa equina tipo MC Cavallo e si lancia in balletti sexy-grotteschi. Il film segue la vita randagia e circolare di questo strambo gruppo di “freaks”, mostrando una faccia totalmente sconosciuta del Brasile.

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Neon Bull è un film che asfalta The Neon Demon sotto molteplici aspett…..no pardon, scusate, ormai è un tic. Riparto. Neon Bull è un film che merita di essere visto per diversi motivi.  Come detto, è un’opera indipendente che con un approccio quasi etno-antropologico mostra il bizzarro funzionamento di una frazione della società brasiliana sconosciuta ai più. Il regista Gabriel Mascaro (alla seconda prova dopo August Winds), tuttavia, non si limita ad uno studio documentaristico di questo mondo, andando ad aggiungere una serie di strati che lentamente emergono durante la progressione degli eventi. Il rodeo brasiliano è un’universo terribilmente misogino tanto che, per dare un’idea, le donne non possono partecipare. Il regista inserisce allora una serie di elementi di contrasto con questo mondo machista: Ireman è affascinato  dalla moda e tesse vestiti nel tempo libero; uno dei ragazzi che passa il tempo a pulire la merda dei tori si prende cura dei propri capelli come una ragazzina e ha movimenti decisamente femminei; la bella Galega, invece, guida il camion, armeggia con chiavi del 12 e si prende delle botte di bifolca proprio dai maschi. Questo lento emergere di una bisessualità inesplosa crea così una forte tensione sessuale che attraversa tutto il film e che – SHOCK!! –  va a sfiorare gli stessi animali. Insomma, Neon Bull è alla fine un film etnologico sul sesso che potremmo quasi definire Zoosessuale (esiste? boh, vabbè): c’è anche una sega ad un cavallo di ciccioliniana memoria. Il tutto però non diventa mai porno hentai o roba malata, ma rimane estremamente elegante e aggraziato. La scene dell’amplesso finale, per dire, è talmente elegante che qualcuno è arrivato a paragonare il film alle cose di Loni Riefensthal.  Un film strano e stratificato. Altro che The Neon D…no pardon. Enjoy. Vincitore di Orizzonti a Venezia 2015.

Boi Neon, 2015, Gabriel Mascaro


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