The OA

Mentre il mondo dell’internet e non discuteva animatamente su quali fossero le migliori serie tv di questo morente 2016, il 12 dicembre Netflix butta fuori questo trailer:

Stile, vero? Ospedali, esperimenti, incidenti, gente sott’acqua…il tutto avvolto in un grande alone di mistero che ci ricorda un po’ The Leftovers. E’ la serie tv segreta che Brit Marling e  Zal Batmanglij hanno realizzato per Netflix. Per chi non sapesse chi sono la Brit e Zal, sono due specialisti in cose un po’ strane, che oscillano tra scifi e thriller e che, in realtà, non ci hanno mai convinto a pieno. The OA esce il 16 dicembre e si va ad inserire esattamente in questo gruppo di grandi figate incompiute, in compagnia dei suoi fratellini Another Earth e Sound of My Voice. E’ proprio a questi due film che la serie è strettamente legata, sia per tematiche che per atmosfere (con la Marling che quasi replica il personaggio del film di Cahill), e la cosa non è del tutto positiva. 

The OA parte a razzo con una prima puntata bomba che ci introduce Prairie, la protagonista, la OA (tradotto inspiegabilmente in PA nella versione italiana), ragazza cieca che riacquista la vista e torna a casa dopo 7 anni dalla sua misteriosa sparizione. Ha una storia da raccontare e ha dei comportamenti parecchio bizzarri. Attorno a lei inizieranno ad orbitare 4 liceali e una prof., affascinati dal suo passato, dalle sue parole, dalla sua missione. Per le prime puntate non si capisce un cazzo ma è molto piacevole lasciarsi cullare dall’oscurità degli eventi. Poi, lentamente, le cose si fanno più chiare, noi spettatori usciamo da questa specie di sacco amniotico nel quale la serie ci ha fatto accomodare e ci troviamo davanti alla realtà nuda e cruda. E partono un po’ di bestemmie.

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Provare a spiegare The OA è impresa ardua e anche un po’ inutile. Dovete guardarla, è l’unico modo per riuscire a capire. Io stesso a qualche giorno di distanza dalla visione del finale faccio fatica a crearmi un giudizio totalizzante, ma di sicuro so cosa mi è piaciuto e cosa mi ha fatto venire voglia di disdire l’abbonamento a Netflix. The OA si snoda lungo due linee temporali: la prima è quella del presente, con la protagonista che ritorna a casa e deve affrontare i problemi legati al suo ritorno; la seconda è quella che ci mostra cos’è successo nei 7 anni in cui la ragazza è sparita (seguendo i racconti della stessa Prairie ai suoi 5 pupils, ossia i 4 liceali e la prof che iniziano a guardare a lei come ad una specie di guru dai poteri mistici). Questa bipartizione del racconto è piuttosto comoda perchè ci aiuta anche a dare un primo giudizio parziale: se affascinanti, coinvolgenti e suggestivi sono i racconti della protagonista sul suo passato, poco convincente è tutta la parte legata al presente e al reale, che col passare delle puntate diventa sempre meno credibile, un pochino prevedibile e sfocia in un finale che rischia in maniera pesante di sfiorare il ridicolo.

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Ho usato l’aggettivo ridicolo che è un po’ forte, lo so, però questo è il rischio che si prende The OA dal momento in cui introduce nel racconto i cosìddetti 5 Movimenti. Cosa sono i 5 Movimenti? Eh…vabbè, ci provo: attraverso le parole della protagonista scopriamo che Prairie ha passato i 7 anni della sua assenza da casa in cattività con altri 4 tizi nello scantinato di un dottore (Jason Isaacs) che compie degli esperimenti su individui che hanno avuto EPM (esperienze pre-morte). In pratica il dottor Hap (questo il nome dell’aguzzino) è convinto che esistano alcune persone che al momento del trapasso sono in grado di andare in un’altra dimensione (vedi foto sopra) per poi farne ritorno, annullando così la morte. Vuole carpire i segreti di questa cosa e passa le giornate ad affogare le sue vittime, che tornano puntualmente in vita grazie al loro dono. Prairie è una di queste. E’ follia pura, già, ma non meno folle di ciò di cui è convinta Prairie: secondo la ragazza esistono 5 movimenti che le persone speciali possono scoprire durante le esperienze pre-morte. Questi movimenti, se effettuati in contemporanea, possono avere effetti sorprendenti nel mondo reale. Non si capisce ESATTAMENTE a cosa cazzo possano servire questi movimenti, ma Prairie è convinta che servano per essere trasportati in un’altra dimensione a comando e che possano guarire le persone, se non addirittura riportarle in vita.

E’ un po’ una cazzata, diciamocelo con sincerità. Però queste sono le cazzate mistiche che fanno molta presa sulle persone più vulnerabili, persone che hanno bisogno di trovare qualcosa in cui credere per sfuggire ad una vita di difficoltà e frustrazione. Non sto parlando di voi, cari lettori, ma dei 4 liceali+prof. che decidono di credere a tutto ciò che Prairie racconta loro, convincendosi che la ragazza sia una specie di Santa o, meglio, che sia un angelo a tutti gli effetti. Per farla corta: The OA parla di fede.

L’interpretazione che lo spettatore può dare alla serie e, soprattutto, al finale dipende molto dalla posizione che decide di prendere nei confronti della protagonista e dei suoi racconti. Se vogliamo credere a tutte le cose bizzarre che Prairie ci racconta allora entriamo nel campo della fantascienza, del fantasy, del misticismo e allora si può anche accettare una specie di “liberi tutti” nel quale possiamo giustificare qualunque cosa, persino l’assurdo finale. Se invece, e questa è la posizione di chi vi scrive, si opta per una soluzione razionale, ovvero che Prairie è una pazza schizofrenica con la forza di manipolare i più deboli, la sequenza finale della danza dei movimenti, non può che suscitarci un risolino nervoso.

Non fraintendetemi, The OA è una serie che merita la vostra attenzione e che si ritaglia un ruolo di importante outsider in questa stagione di serie tv. E’ qualcosa di diverso e questo è già qualcosa. Resta però il rimpianto di come è stato gestito il finale, di come gli autori hanno deciso di portare avanti il discorso sulla fede lasciando un pochino indietro le storie personali degli studenti e della prof (personaggi coi quali è facile empatizzare), per risolvere tutto con quella danza conclusiva (e tutto ciò che ne deriva…evito gli spoiler) che non può che dividere il pubblico a metà. Con The OA è difficile restare nel mezzo: o la considerate una puttanata o vi innamorerete delle atmosfere sognanti, della musica e del ritmo di questo strano viaggio.

Io faccio il democristiano e mi butto su un 6 politico, giusta media tra i tanti difetti e l’innegabile fascino delle prime puntate.

VOTO: 6


  1. Ales

    21 Agosto

    OA = Original Angel
    PA = Primo Angelo

    non si poteva lasciare?

  2. GB

    22 Settembre

    Pare che Netflix abbia cancellato la terza stagione……….. l’unica cosa positiva di questa serie decisamente deludente, inutile e infarcita di assurdità di sceneggiatura. Non parlo del plot, parlo proprio di evidenti impossibilità nel racconto. Ce ne sono a iosa!!!!!!!!

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