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Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali

C’è stato un tempo in cui l’uscita di un nuovo film di Tim Burton era accolta con un hype diffuso e all’autore di Sleepy Hollow davamo un po’ tutti una sorta di fiducia incondizionata. Adesso, è chiaro, la cosa si è capovolta. Alice in Wonderland con la sua sterile CGI e le battaglie da epic fantasy – percepite da molti super fan come una pugnalata alla schiena – hanno segnato un punto di svolta nel rapporto tra Tim e l’audience. Nonostante dei buoni Dark Shadows e Big Eyes, ora la robotica locuzione che gira quando si nomina il regista è quella del non-più-autore-che-si-è-svenduto-alla-Disney. Dunque, premesso che Tim Burton è sempre stato pop e accessibile, per me non ci piove sul fatto che sia ancora un “autore” con la sua visione, stile e quant’altro. Cos’è cambiato, quindi? Da una parte, c’è il fatto che quello che un tempo era il genio innovatore di Tim ha iniziato a stagnare, forse incapace di adattarsi ai nuovi orientamenti della grafica (come invece ha fatto, ad esempio, del Toro). Da un lato ho il sospetto che ci sia anche un problema di mode e che il “bartonesque” ormai sia bello che andato, superato come una roba non-più-cool. A questo proposito l’ultimissimo film del regista, Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali, non contribuirà certo a un inversione di tendenza, pur non essendo per niente male.

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Dopo la misteriosa morte di suo nonno, l’adolescente americano Jake Portman (Asa Butterfield) parte verso il Galles alla ricerca dell’orfanotrofio in cui il suo amato parente ha vissuto quando era piccolo, e su cui gli ha raccontato storie di ogni genere. Qui il ragazzo scoprirà dell’esistenza di bambini con poteri speciali e di un sistema di salti temporali attraverso il quale la coraggiosa Miss Peregrine (Eva Green) protegge il suo istituto da una serie di mostri affamati di bulbi oculari…

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Il romanzo Miss Peregrine’s Home for Peculiar Children di Ransom Riggs ha offerto a Tim Burton terreno fertile per lo sviluppo di tutti quei temi che da sempre appassionano il regista, ritrovabili a salti alterni in ogni suo film. Non c’è niente di particolarmente originale e il genere ormai lo conoscete: adolescenti sfigatelli che cercano il loro posto nel mondo e se la intendono solo con altri weirdos, la diversità catturata attraverso la lente della creepy-tenerezza burtoniana, mostracci per cui fare il tifo, fantocci animati, la fantasia come mezzo di evasione, eccetera eccetera. Insomma Miss Pregrine offre un mix ben bilanciato di tutta la roba che è sempre piaciuta al regista e che abbiamo imparato a riconoscere da Beetlejuice a Frankenweenie passando per Big Fish. Ma quindi che cosa c’è di bello in questo film?

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Due punti. Da un lato abbiamo una trama ben costruita e coraggiosamente elaborata che richiede, a tratti, l’impiego di occasionali e inevitabili spiegoni (di quelli simpatici, che ti scivolano innocentemente addosso come il primo shottino del sabato sera). Dall’altro c’è l’estro genialoide del regista – quello che un tempo conquistava tutti, avete presente? – che risplende pallidamente per tutto il film per esplodere in alcune riuscitissime scene non soggette a spoiler. Nonostante una trama di avvenimenti prevedibili e situazioni ormai abusate anche dal cinema industriale, è chiaro che in Miss Peregrine c’è qualcosa di più, una sensibilità d’autore che riesce a cancellare anche i momenti più freddi e anonimi della storia (e ce ne sono) e che tutto sommato la rende un qualcosa di worth watching. Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali non è certo la bomba che servirebbe a Tim Burton per il suo ritorno nel firmamento dei registi del weird (e forse è la riprova di una creatività vagamente arenata) ma, facendo passare il messaggio con un’espressione un po’ barbarica e ben poco critica, ci sta.

VOTO: 6,5


  1. Valentina

    5 Agosto

    Questo film aveva creato non poche aspettative… ma francamente mi sono annoiata.
    Bei tempi quelli di Sleepy Hollow o La sposa cadavere e la Fabbrica di cioccolato.
    A partire da Big eyes – che non mi piacque molto – in avanti, non ho più riconosciuto il genio di Burton e come Alice in Wonderland anche questo film non mi ha affatto preso.
    Peccato.
    Ciaooo

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