White Girl

Il debutto di Elizabeth Wood è una storia di sesso, amore, droga e violenza tutta ambientata nella New York degli sporchi bianchi. Protagonista una Morgan Saylor da paura.

white girl love

White Girl è un film che ha fatto parlare di sè ancora prima di debuttare al Sundance lo scorso gennaio. E’ un film che parla di giovani americani a New York, giovani che spacciano, si drogano, scopano e fanno del gran casino. E sono giovani bianchi. C’è chi ha tirato in ballo Kids di Larry Clark ma il paragone non regge: il film di debutto di Elizabeth Wood ha un taglio molto diverso e, parola dell’autrice, ciò che vorrebbe mettere sotto i riflettori è il white privilege di poter fare il cazzo che si vuole pagando pochissime conseguenze. In realtà l’aspetto razziale viene fuori pochino dal film e ciò che ci colpisce come un uppercut è la storia, sono i personaggi, è la bellezza di Morgan Saylor, sono le strade sporche del Queens, la violenza fredda e il sesso, onnipresente. A quanto pare queste sono le esperienze vissute in prima persona dall’autrice ai tempi del college, crediamole.

E’ la storia di Leah (Saylor), biondina al secondo anno di college, che dall’Oklahoma si trasferisce nel Queens per studiare liberal arts. Ama spaccarsi con la sua amica Katie (la modella/artista India Menuez, vista recentemente nei panni della figlia di Amy Adams in Animali Notturni) e le loro attività ricreative si fanno più intense dopo aver fatto amicizia coi teen pusher del quartiere, tre mezzi portoricani tra cui spicca Blue (il rapper Sene). Leah e Blue inizieranno un rapporto di sesso, droga e feste, che prenderà una brutta piega quando la ragazza convincerà Blue a spacciare fuori dal suo quartiere, estendendo il suo biz ai quartieri che lei frequenta da studentessa borghese. Blue viene beccato dalla pula e arrestato. Leah cercherà di trovare i soldi per tirarlo fuori di galera: per farlo cadrà in un pericoloso vortice di degrado, dal quale farà molta fatica a tirarsi fuori.

White Girl è una storia d’amore. L’ingenua biondina dal sesso facile e che non dice mai di no rischia la vita per il suo amato Blue e, a differenza degli innamorati marci di Heaven Knows What (film affine a quello della Wood), la sensazione è che Leah grazie alla sua bellezza e al suo essere una bianca middle class abbia sempre la possibilità di farcela, anche quando deve mettersi contro ad un boss della droga ciccione e unto. Ma non è una passeggiata: Leah va incontro ad ogni tipo di violenza, una violenza alla quale finisce per non fare più caso, accecata dal suo unico obiettivo: riprendersi Blue.

La Wood perde poco tempo in cazzate e ci porta dritti in strada, seguendo le scorribande dei ragazzi, con un realismo secco e duro, che si perde poco in divagazioni hipster o accattivanti: le scopate in un vicolo o nei sedili posteriori di un taxi non sono cool e glam ma sono sporche e isteriche. Sono sexy, ma trasudano alcol e droga ad ogni respiro. White Girl è un film drogato e ubriaco, un film che può essere paragonato ad una folle nottata fuori con gli amici finita male, una di quelle cose che ti eccitano da morire ma che il giorno dopo, mentre vuoi spaccarti la testa a causa dell’hangover, maledici con tutta l’anima. Le passeggiate lungo l’Hudson con in mano un frappuccino di Starbucks non abitano qui, qui ci sono i veri giovani del Queens, gli sporchi bianchi di New York.

White Girl, 2016, Elizabeth Wood


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