READING

Le 10 migliori colonne sonore del 2016

Le 10 migliori colonne sonore del 2016

Prima di passare alla classifica dei migliori film  del 2016, vediamo le 10 migliori colonne sonore, originali o non originali, dell’anno. Perché siamo critici e cinefili ma, prima del cinema, viene sempre la musica.

 10.  The Hateful Eight (Ennio Morricone)

Non è la colonna sonora migliore di Morricone, non è il film migliore di Tarantino, nel complesso entrambi hanno fatto di meglio, la stessa OST premiata con l’Oscar a febbraio 2016 si va perdendo man mano che il film avanza, abbandonando i protagonisti e la storia. Ma la suite iniziale è un capolavoro: maligna, sferragliante, indimenticabile, proprio come la prima sequenza del film, in cui una carrozza malconcia passa affianco ad un Cristo sepolto dalla neve, simbolo di un paese in cui l’unica religione è la violenza.

 9. Nocturama (Bertrand Bonello + artisti vari)

Questo nono posto è stato assegnato un pochino per simpatia. Bertrand Bonello è infatti un tipo particolare. Regista, sceneggiatore, outsider, amato, odiato, nel 2011 fece scalpore con L’Apollonide facendo letteralmente piangere sperma a una delle protagoniste del film. Bene, Monsieur Bonello quest’anno ha girato Nocturama, film shock in cui dei millennials s’improvvisano terroristi e fanno saltare in aria Parigi. Potete immaginare come fosse un filino teso il dibattito intorno alla pellicola nella Francia post-Bataclan. In realtà Nocturama è molto più simile ad un Elephant che a un Sottomissione ed è anche un bel film. A ogni modo, oltre ad essere tutte le cose dette sino ad ora, Bonello è anche un compositore di colonne sonore house. Sì, house, avete capito bene, ed è anche bravino. La OST di Nocturama si compone di una serie pezzi house/acid psichedelici che sembrano una versione lo-fi e grezza di Dj Sprinkles o Function. Per descrivere il collasso ideologico dei millenials, funziona. Compaiono anche trappismi classici come Chief Keef, l’utilizzo sarcastico del theme di Attenti a quei due di John Barry, e Shirley Bass. Pas mal.

8. Knight of Cups (Hanan Townshend + artisti vari)

Allora qua ci sarebbe da fare un discorso mezzo lungo. Terrence Malick è pressoché inguardabile da circa 10 anni e se avevate mal digerito The Tree of Life e To the wonder tenete presente che questo Knight of Cups è talmente paccottiglia New Age da far venire uno shock anafilattico al più jihadista dei vostri amici in fissa col chakra (“Amore, perché amo le cose che amo? Vita! Vita!” cit.). Detto ciò, la colonna sonora (listen qui) è una bombetta. Quasi sempre presente, la musica accompagna il viaggio dentro se stesso di Christian Bale, passando da uno splendido intro classico di Wojciech Kilar (Exodus) ad Arvo Part e Edvard Grieg, per poi prendersi uno sballone techno con Biosphere. Malick ha una visione della musica fatta coi computers un po’ binaria: elettronica = perdizione, ma per una volta lascia intravedere un dark side. E la scelta alla fine è di gusto: tra Debussy, Gorecki e Chopin fa capolino un cupissimo Burial con Ashtray Wasp (si sarà visto i documentari di Adam Curtis?). La perla delle perle è però la cavalcata electro-bollywood Dilbar Dilbara, puro esotismo che prende Punjabi MC e lo mette a lavare i piatti. Bravo Terrence. D’ora in poi basta film, solo compilation di musica.

7. Stranger Things (Kyle Dixon e Michael Stein)

In fatto di serie tv si può definire sicuramente la vincitrice estiva della battaglia dei consensi: Stranger Things non solo ha messo d’accordo i nostalgici e gli appassionati, ma ha fatto tappare il naso ai più critici, che comunque hanno dovuto riconoscere quanto bene fosse realizzata questa trasposizione degli anni 80, nel 2016. La colonna sonora non è da meno, scelte assolutamente furbe e paracule, pezzi abbastanza banali (Atmosphere, Should i stay or should i go), ma iconici quanto basta da riuscire ad essere infilati nel contesto senza stridere troppo e dando anzi un tocco in più. Ciliegina sulla torta una bella theme song originale (almeno questa), che ha generato centinaia di cover e remake su youtube. Bello quanto volete, ma dire che Stranger Things è una delle vostre serie tv preferite è un po’ come affermare che il vostro gruppo preferito è una cover band di un gruppo famoso… Cioè, andate a vedervi gli originali, che magari vi piacciono di più, e la colonna sonora sarà comunque la stessa.

6. Green Room (Brooke Blair e Will Blair)

L’horror punk di Jeremy Saulnier è stato uno dei film più interessanti di quest’anno e la sua OST non è certo da meno. Tra industrial e ambient, le musiche di Brooke e Will Blair sembrano a tratti uscite da Quake o Doom. Ma sono senza ombra di dubbio gli inserti punk hardcore a dare maggior forza a questa colonna sonora: non è l’hardcore fighetto del 2000, è quello sporco che sa di ruggine e sangue, quello che spesso va verso il metal. Corpus Rottus, Midnight, Hochstedder, Battletorn, Patsy’s Rats, bands semi sconosciute che all’interno del film ci stanno come il cacio sui maccheroni e che hanno un ruolo importante nel dare una credibilità underground al thriller di Saulnier. I pezzi al fulmicotone degli Ain’t Rights (gruppo protagonista del film), tra cui spicca la cover di Nazi Punks, Fuck Off, fanno da contorno. E quando in chiusura arrivano i Creedence Clearwater Revival come scherzetto, beh, ci stanno alla grandissima. Ogni tanto, qualcosa di diverso. E noi lo premiamo.

5. The Young Pope (artisti vari)

Il cinema di Paolo Sorrentino è sempre andato a braccetto con la musica. Soprattutto negli ultimi anni. E poi, diciamocelo, Paolone si diverte un sacco a giocare con le canzoni e a bullarsi anche un po’ della sua cultura musicale. Si era notato in Youth, lo si nota in maniera ancora più evidente in The Young Pope, forse la sua opera nella quale la musica riveste il ruolo più importante. Se la sigla prende la base di un pezzo rock supercatchy di Devlin con Ed Sheeran, nell’arco delle 10 puntate si passa da Schubert a Trentemøller, da John Adams ai Soulwax, il tutto in grande nonchalance. Ovvio che i momenti top restano quelli più bizzarri e spiazzanti, come Sexy And I Know It sparata a palla mentre il Papa si veste o una sublime Nada innalzata a voce divina. La musica di The Young Pope è sì un grosso mescolone di generi e canzoni, ma è un labirinto nel quale è bello perdersi e nel quale puoi trovare alcune splendide sorprese come una toccante Saint Saviour o gli ottimi 13 & God. Il mixtape definitivo di Sorrentino.

 4. American Honey (artisti vari)

Quanto tempa era che non uscivamo dal cinema con l’unico obiettivo di andare a comprare una boccia di whiskey  e pompare del rap in macchina? Forse era il 2012 con Spring Breakers. Dopo quattro anni forse abbiamo un erede – musicale, cinematograficamente è un’altra cosa. American Honey è il nuovo film di Andrea Arnold, inedito in Italia e vincitore del Premio della Giuria a Cannes. Ed è proprio sulla Croisette che, dopo averlo visto, siamo stati tentati di bidonare la sala stampa, prendere a nolo una limousine e pompare Gucci Mane tutta la notte. Il film anglo-americano della Arnold è una cavalcata nelle retrovie dell’America Obamiana (o già Trumpiana), dove un gruppo di giovani ragazzi randagi guidato da Shia LaBeouf gira il paese tra lavoretti, sballo e povertà. La colonna sonora (rigorosamente diegetica) è un mix selvaggio di trap, hip hop, gangsta rap et similia, che riesce ad essere contemporaneamente una testimonianza neorealista (?) dei gusti musicali dei giovani americani e un martello incessante di Swag. Il tutto – e qui sta la bellezza del film – senza che la regista giudichi mai i suoi giovani. E poi c’è il miglior utilizzo di sempre di una canzone di Rihanna in un film. Winner? YUP.

 3. The Childhood of a Leader (Scott Walker)

Eccoci arrivati al podio. Chi si merita il podio? Quelle colonne sonore che dànno l’identità al film, quasi più degli attori, della sceneggiatura e degli svolazzi di regia. The Childhood of a Leader  – interessante mystery storico sulla genesi culturale del Fascismo nel ‘900 – è un film che ha un’anima quasi esclusivamente per la colonna sonora. E non bisogna stupirsi, visto che a dirigere l’orchestra (e i synth) c’è quel pazzo di Scott Walker, uno dei maggiori interpreti dell’espressionismo musicale contemporaneo. Il film è una specie di spin-off de Il Nastro Bianco di Michael Haneke, calcando la mano un pochino di più sulle atmosfere metafisiche e horror. L’anima sinistra dell’esordio di Brady Corbet, tuttavia, è totalmente debitrice della OST originale di Walker, che in accordo con il tema del film costruisce una sinfonia metallica, barocca e modernista, che sembra anticipa i totalitarismi che verranno negli anni’30. Uno dei dischi dell’anno. Unico difetto? A volte la colonna sonora si mangia il film.

 2. Swiss Army Man (Andy Hull e Robert McDowell)

Vale lo stesso discorso fatto per Scott Walker, con la differenza che nel film con Daniel Radcliffe cadavere scoreggiante il ruolo della colonna sonora originale è possibilmente ancora più basilare. I Daniels vengono dal videoclip e allestiscono un concerto audiovisivo legato a doppio filo con la colonna sonora straniante di Andy Hull & Robert McDowell alias Manchester Orchestra. Ma parliamo della musica. Innanzitutto è un disco alt rock a tutto tondo. Scordiamoci tappeti sonori, suoni atmosferici e robe sinfoniche à la Alexander Desplait: la OST di Swiss Army Man è un disco di musica potenzialmente indipendente. Ed è fighissimo. La cosa più clamorosa è come lo spirito emotional weirdo che pervade l’opera (qui la recensione) – che di fatto traghetta il film verso un inclassificabile genere cinematografico a sé – sia lo stesso che si respira ascoltando i buffi cori eterei del disco, come se fossero stati creati dalla stessa persona. Che genere musicale è? Rispondere è così difficile che viene la tentazione di arrendersi e  – come per il film – ammettere che sia qualcosa di “nuovo” e a suo modo trasversale.  In questo caso il difetto potrebbe essere un qualcuno che salta fuori dicendo che Swiss Army Man non è un film ma un videoclip (con immagini al servizio della musica), ma a quel qualcuno è sempre possibile rispondere sboccando in faccia e scoreggiando. Oppure facendogli ascoltare la cover del theme di Jurassic Park al minuto 17.48.

 1. The Neon Demon (Cliff Martinez)

Se il dibattito sul film non finirà mai di imperversare, con fan e haters a combattersi in una eterna battaglia a colpi di sputi e trolling, quello sulla qualità della colonna sonora di Cliff Martinez non è neanche mai nato: la OST di The Neon Demon è un capolavoro. Un blob fluo che assorbe Kraftwerk, Tangerine Dream, Giorgio Moroder, Goblin e tutto quell'(apparentemente) inesauribile serbatoio di coolness che sono gli anni ’80. Per un film che parla di come la Bellezza sia l’unica cosa veramente trascendentale (e quindi soprannaturale) al mondo, la colonna sonora non poteva che essere il disco dell’anno. A corredo del lavoro di Martinez, ci sono il pezzo acid techno The Demon Dance di Julian Winding, il riffoso dream pop/rock di Sweet Tempest e Waving Goodbye di Sia. Premiata ufficialmente come miglior colonna sonora al Festival di Cannes. Il vero Neon Demon è Cliff Martinez.


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.