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La tragica storia del nano erotomane di “007-L’uomo dalla pistola d’oro”

A volte la vita può assomigliare terribilmente ad una canzone di Tom Waits. Almeno, la vita di Hervé Villechaize vi assomigliò. Oggi vi raccontiamo la sua storia, una storia triste, tragica, ma che a volte si è alzata come un pinnacolo e una guglia sfiorando il sublime, per poi ricadere negli squallidi bassifondi dell’abbruttimento vischioso. C’est la vie dicono in Francia, Shit happens dicono in UK, Gullit è bello come cervo che esce di foresta diceva Boskov, di sicuro diceva C’est la vie il buon Hervé Villechaize, nano francese di origini filippine nato a Parigi nel 1943.  Cresciuto nei sobborghi della città occupata dai Nazisti, bullizzato dai compagni di scuola per il suo aspetto fisico, Hervé trovava conforto nell’arte, per la precisione nella pittura. Artista dotato, venne preso alla Scuola di Belle Arti della città, riuscendo a esporre già a 19 anni. La carriera di artista-freak nella Parigi della Nouvelle Vague e di Sartre, tuttavia, s’inceppò, costringendolo ad emigrare negli Stati Uniti. Hervé si stabilì in un quartiere bohémien di New York, cercando di guadagnarsi da vivere con le sue produzioni artistiche. Le cose andavano così così, dato che con i dipinti Hervé non guadagnava granché; tuttavia la fortuna, si sa, colpisce sempre alle spalle, portando il nostro a fare la comparsa nei teatri di Broadway. Da lì, spiccò il volo verso L.A., obiettivo: il cinema.

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Il nostro doveva essere una testa calda, dato che proprio quando cominciava a muoversi negli studi Hollywoodiani partecipando a qualche film, finì per litigare con tutti. La Storia con la S maiuscola gli passò affianco: nel ’71 venne scritturato per il Dune di Jodorowsky, ma come tutti assistette al naufragare del progetto. Come insegna il bellissimo Julieta di Pedro Almadovar, il destino può manifestarsi sotto forma di cervo; per Hervé Villechaize si manifestò sotto forma di ratto. Finito in disgrazia, nel 1974 viveva nella propria auto e lavorava come cacciatore di topi presso la casa di produzione di Albert G. Broccoli, mecenate di James Bond. Fu proprio il producer a notarlo e volerlo come villain in 007 – L’uomo dalla pistola d’oro. Il sogno americano si srotolò sotto i piedi di Hervé. Imbarcato su un aereo con Christopher Lee e Roger Moore, fece rotta verso Bangkok. In preda ai deliqui della carne e del successo, Hervé trasformò i dopolavoro del set in una gioiosa Salò pasoliniana. A parlarne è un esterefatto Roger Moore, insindacabilmente miglior Bond di sempre, che in questi giorni ha raccontato le gesta di Hervé sul set di 007  – L’uomo dalla pistola d’oro.“Era un maniaco sessuale, con una lussuria anormale verso le donne”. Roger ricorda che mentre giravano a Bangkok, Villechaize andò a letto con 35 donne, quasi tutte prostitute: «Gli dissi che non contavano, perché le aveva pagate e lui mi rispose che molte di loro alla fine non avevano voluto soldi. Quando eravamo ad Hong Kong, andava a cercare ragazze nei club, puntava una torcia e sceglieva: tu, tu no, tu». 

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Prosegue Moore, con una punta di perfidia: “Poveraccio. In albergo stava sempre al primo piano, perché non avrebbe potuto premere i bottoni dell’ascensore per i piani più alti“, facendo aleggiare lo spettro di una canzone di De André sulla vicenda. Il grottesco, tuttavia, è spesso il cugino scemo del tragico. Ottenuti la fama e i soldi, il piccolo crollò sotto i colpi della depressione e dello sperpero. Nonostante il lavoro non mancasse – recitò in Fantasilandia – Villechaize si sparò nel guardino di casa, a Hollywood, a soli 50 anni. Aveva problemi di salute, ma anche economici. Lasciò un biglietto d’addio: «Nessuno ha colpa per il mio gesto. Voglio bene a tutti». Ma c’è spazio per un ultimo colpo di coda picaresco. Come i cervi sono misteriosamente diventati simbolo del destino nel cinema recente, come dimostrato da Julieta, Elle e Il Profeta, i nani sono diventati estremamente pop a Hollywood negli ultimi anni. Ed è proprio il nano più famoso del cinema, Peter Dinklage di Game of Thrones, che, forte del potere ottenuto nelle stanze dei bottoni di L.A., ha in piano un biopic su Hervé Villechaize. Nano erotomane, Barry Lyndon del cinema, Limonov tascabile, alta la cresta.


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