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Animali Notturni

Animali Notturni

Prima di iniziare la recensione vorrei fare un breve excursus sul tema “nella prossima vita voglio essere Tom Ford”.  Mentre il resto dell’umanità si barcamenava tra successi e sconfitte, gioie e dolori, ambizione e disillusione e via dicendo nello sterminato supermarket di contraddizioni che è la vita, lo zio faceva in scioltezza le seguenti cose: diventa direttore creativo di Gucci, salva Gucci dal fallimento, ritrasforma Gucci in un marchio leader della moda, compra Yves Saint Laurent, fonda il proprio marchio Tom Ford, fa diventare Tom Ford una dei brand più chic e stravaganti del jet set modaiolo, crea il profumo Vetiver Tom Ford, fa il costumista per gli ultimi tre James Bond, crea il profumo Black Orchid, si lancia nel cinema, dirige Colin Firth in A Single Man e raccoglie osanna in tutto il mondo, dirige Animali Notturni con Jake Gyllenhall, Amy Adams, Aaron Tayor-Johnson e vince il Gran Premio della Giuria alla Mostra di Venezia. E noi qui, che se va bene andiamo in paralisi paranoica quando facciamo la differenziata e abbiamo in mano una scatoletta del tonno. Insomma, la mia formale richiesta a Buddha (o a chi per esso) è che nella prossima vita balzerei volentieri la reincarnazione in una larva o in un coleottero per passare direttamente ad essere Tom Ford. Detto ciò, passiamo alla recensione. Animali Notturni è sopravvalutato.

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 Los Angeles. Amy Adams interpreta un’artista di successo di arte contemporanea. La vediamo durante I titoli di testa mentre si occupa delle sue installazioni che fondono rigore simmetrico e donne obese. Amy Adams è ricca, affermata, creativa ed è sposata con un bietolone in carriera che però la ignora (e probabilmente tradisce). Una sera Amy riceva per posta un manoscritto dedicato a lei. Si tratta di Animali Notturni, il futuro romanzo del suo ex marito (Gyllenhaal), con il quale chiuse in modo brusco e misterioso. Amy inizia a leggere il romanzo e il film si sdoppia, seguendo la storia del libro (un uomo – sempre Gyllenhaal –  attraversa con la famiglia il texas, dove viene aggredito da dei bifolchi) e di Amy che lo legge, sempre più turbata.

Animali-Notturni

I critici si sono fatti abbagliare da Tom Ford. D’altronde di fronte al CV descritto sopra è difficile non cedere all’adulazione aprioristica – io stesso ribadisco volentieri di volermi reincarnare in lui – ma questa volta l’incanto collettivo è francamente esagerato, incomprensibile, figlio più del desiderio di vedere una bella opera che dell’averla effettivamente vista e valutata. Il problema del film è fondamentalmente uno: quando i guru del mondo della moda passano al cinema, confezionano dei lavori stilisticamente impeccabili ma imprigionati dentro il loro stesso rigore formale. Si guardi a tutti le opere di Karl Lagerfeld (di recente con Kristen Stewart in una versione short di Coco Chanel)  o anche al 50 Sfumature di grigio di due anni fa (girato dall’artista/stilista Taylor-Johnson): sono photoshooting e sfilate di moda trasformati in film. E anche Animali Notturni non sfugge a questo freddo e ingessato destino. Certo, Tom Ford ha un’idea drammaturgica da infilare dentro la sua storia di pupazzetti bellissimi e fashion. L’espediente del doppio racconto riflesso – con la violenza del romanzo che si ripercuote nell’anima della Adams – è un metaforone (anche carino) sul Texas come grande subconscio dell’America: anche i ricchi intellettuali di LA – sembra volerci dire Ford – hanno un’anima oscura e violenta, ma la sfogano in insonnie, tradimenti e bugie. Giù in Texas, invece, si passa direttamente alle martellate in testa. E i due mondi sono uno il riflesso dell’altro, uguali, diversi nella forma ma identici nel contenuto.  Il problema è che Ford non resiste alla tentazione (da stilista) di imbalsamare tutto e tutti in figurine perfette e bellissime. Tutto è patinato e tirato a lucido, tutti sono bellissimi ed elegantissimi, i colori sono pompati come in un servizio di Vogue, tutto è così preciso al millimetro che alla fine la storia esce soffocata, fredda, anche un po’ banale. Un esempio su tutti: Aaron Taylor-Johnson con gli addominali scolpiti, Il fisico da modello, l’occhio ceruleo di ghiaccio, i lineamenti classici e via dicendo, messo nei panni del pazzoide bifolco bovaro e cafone? Ma serio? E Jake Gyllenhaal che sembra Marlboro Man? Se questo non è miscast, allora non so cosa lo sia. E non stiamo parlando di The Neon Demon, dove si parla di Bellezza, qua si parla di Texas, America, amore, vendetta, è un neo-noir in piena regola.

Animali notturni Aaron Taylor-Johnson foto dal film 3_mid

Insomma per noi è un questo Animali Notturni, un fighettone regalo di Tom Ford a se stesso, regista-non-ancora-Autore che non è riuscito a trasformare qualcosa di estremamente elegante in qualcosa di vivo, come era capitato in A Single Man. In ogni caso prossima vita Tom Ford, non ci piove.

VOTO: 5.5


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