La Ragazza del Treno

Nonostante una scrittura un po’ “poraccia” e una trama oscenamente prevedibile, La ragazza del treno di Paula Hawkins è riuscito a conquistare un pubblico enorme (3 milioni di copie vendute in UK e USA), diventando bestseller assoluto e facendo parlare di sé come del fenomeno letterario dell’ultimo anno. Dunque il successo c’è, i soldi a palate anche e il gioco è presto fatto. La DreamWorks acquisisce i diritti del romanzo (che, per carità, qualche qualità ce l’ha) ingaggia Tate Taylor (The Help, Get on Up) e sforna il film La ragazza del treno, una roba proprio bruttarella.

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Rachel Watson (Emily Blunt) è una 32enne alcolizzata, distrutta dal recente divorzio dal marito Tom (Justin Theroux), che adesso è felicemente sposato con Anna (Rebecca Ferguson) e genitore di una bella bambina. Ogni mattina, Rachel prende il treno per New York e dal finestrino osserva Megan e Scott Hipwell (Haley Bennet e Luke Evans), la cui quotidianità è idealizzata dalla donna come “perfetta”. Tutto procede regolarmente nell’angoscia esistenziale di Rachel, che si consola soltanto assorbendo qualche fugace momento dall’invidiata coppia. Un giorno, però, Rachel nota che Megan è in compagnia di un altro uomo. Pochi giorni dopo, la donna ideale sparisce nel nulla.

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Il film ci prova un sacco ma non riesce. Questa è la sensazione generale che si ha guardando La ragazza del treno, che tenta di scimmiottare il suo corrispondente letterario assorbendone i difetti e scansandone praticamente tutti i pregi. Uno dei maggiori punti di merito del libro, in particolare, è la capacità di trasmettere al lettore il male di vivere di Rachel (e in parte anche di Megan e Anna) conducendolo gradualmente nel vortice di avvilimento da cui la protagonista non riesce a tirarsi fuori: desiderio di maternità inappagato, nessun amico, marito traditore, niente lavoro, niente casa e così via. La Rachel del libro è una miserabile, grassoccia alcolista (forse anche un po’ zozzona) che trascorre la vita sfasciandosi di vodka al parco, spiando il suo ex su Facebook e telefonandogli ossessivamente giorno dopo giorno. D’altra parte la Rachel del film, nonostante i tentativi di Emily Blunt (anche lei ci prova ma non riesce), non suscita nemmeno un briciolo di sentimento di empatia. È una di quelle persone che potresti ritrovarti a guardare freddamente per la strada senza un perché, pur sapendo benissimo che non te ne può fregar di meno di lei. Tutte le donne del film – stendo un velo pietoso sugli uomini, veramente incommentabili – sono un po’ delle macchiette, caratterizzate da dialoghi stereotipati e banalotti, da stamparsi il palmo della mano sulla fronte.

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Nemmeno la struttura filmica è d’aiuto. Proprio come nel libro, la storia è caratterizzata da continui salti temporali e cambi di punti di vista, che qui stordiscono lo spettatore senza nemmeno favorire il fattore mistero (il colpevole viene rivelato già a metà proiezione). A livello tematico, poi, è tutto un po’ un miscuglio. I drammi esistenziali e la questione dell’alienazione del mondo moderno (che sarebbe stato interessante approfondire) fanno a botte con gli elementi da giallo (indagini, interrogatori e così via) ma nessuno dei due riesce a spuntarla imponendosi come materia prevalente. Insomma, qui siamo davanti a una sorta di patinato “Gone Girl” wanna be con nemmeno un decimo della verve del capolavoro di Fincher. Può essere guardabile nelle settimane di magra, ma oggi in sala si trova di meglio.

VOTO: 5

 


  1. Valentina

    5 Agosto

    Ammetto, ho scoperto che il film era tratto da un romanzo solo alla fine leggendo i titoli di coda.
    Ammetto anche di averlo visto due volte e che non mi è sembrato male. Certo, non è il film del secolo e nemmeno dell’anno… però al contrario di ciò che si dice, io trovo che Emily Blunt sia stata all’altezza per quello che il film stesso poteva permettere: non riuscivo a togliere gli occhi dal suo viso sfatto. Così sfatto che mi sono detta ”porca miseria, ma quanto è invecchiata???”. Personalmente io il suo disagio l’ho percepito tutto, in ogni suo aspetto (relazioni, lavoro, ecc.). Insomma, mi è piaciuto anche se non fa scintille.
    Ciaooo

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