READING

Ouija: L’origine del Male

Ouija: L’origine del Male

Ouija era un film di merda. Su questo penso che saremo tutti d’accordo, è un argomento sul quale c’è poco da discutere. Il film del 2014, diretto dall’esordiente Stiles White (tornato poi di corsa ad occuparsi di effetti speciali abbandonando la regia), è stato uno dei punti più bassi toccati dalla Blumhouse a livello di qualità (probabilmente toccata dall’influenza negativa della casa co-produttrice Hasbro, una che sforna oscenità con puntualità svizzera), anche se a livello di incassi andrò piuttosto bene. La tavoletta per parlare con gli spiriti però è un oggetto di grande suggestione e dalle grandi potenzialità cinematografiche che non meritava di essere accantonata in uno scantinato per colpa di un film sciagurato.

Ecco quindi che arriva a far giustizia questo Ouija: L’origine del male, diretto da uno dei registi horror più carichi del momento, quel Mike Flanagan che quest’anno ci ha già regalato Somnia e Hush.

ouija-origin-of-evil2

Il film è un prequel. La storia che ci viene raccontata è quella della famiglia Zander, che nel primo film abbiamo visto tormentare sotto forma di spiriti i regazzetti scemi. Siamo negli anni ’60 a Los Angeles. Alice (Elizabeth Reaser) è una vedova che per tirare su due soldi fa delle sedute spiritiche truffa con l’aiuto delle due giovani figlie Doris e Lina, che durante le sedute si nascondono in giro per fare rumori e spaventare la gente. Un giorno decide di comprarsi una tavoletta Ouija, per aggiungere un nuovo elemento al proprio spettacolo. La donna però ha fatto male i suoi conti perchè la tavoletta non è l’ennesimo stupido giochino ma è un oggetto maledettamente serio che funziona. E’ soprattutto Doris, la figlia minore, ad instaurare un rapporto particolarmente stretto con la tavoletta, riuscendo a parlare col padre defunto e sentendo le voci degli spiriti che vivono nella casa. All’inizio questa cosa verrà vista come un dono e sfruttata da Alice per il suo business, ma presto si trasformerà in una maledizione che porterà la famiglia verso la (nota) tragedia.

doris scream

Quello che salta subito agli occhi in questo Origin of Evil è come Mike Flanagan abbia deciso di tagliare il più possibile i ponti col primo film. Non siamo più di fronte a qualcosa di costruito a tavolino e confezionato in maniera pacchiana ma guardiamo un film ben strutturato e curato nei dettagli, dai jumpscares cagacazzi alla fotografia vintage (ottima, curata da quel Michael Fimognari che già bene aveva fatto in Somnia). Ma è soprattutto la scrittura ad essere di un altro livello: non c’è solo la storiella classica casa infestata-famiglia tormentata, ma ci sono nuovi e sorprendenti elementi che ci portano addirittura ad imbatterci in un folle medico nazista (non viene fatto il nome di Mengele, ma siamo lì). Flanagan paga ovviamente dazio ai clichè dell’horror moderno buttandoci dentro le solite cagate per il pubblico medio, ma rispetto a Somnia (passo indietro rispetto ad Oculus) lo fa in maniera contenuta.

Il regista di Salem è uno a cui piace tanto far vedere la propria mano, non tanto a livello tecnico stile Alvarez e Wan quanto a livello stilistico e di immagine. Questo Ouija è probabilmente il suo film migliore o per lo meno è quello nel quale è riuscito a sviluppare al meglio la sua capacità di creare un’atmosfera sempre sospesa tra orrore e fantastico.

Screen-Shot-2016-06-23-at-11.02.56-AM

Mi sono soffermato sullo stile di Flanagan perchè è ciò che rende questo film interessante: gli anni ’60, la California, la musica, i vestiti, le citazioni (l’arrivo del prete a casa Zander stile L’Esorcista) e le dinamiche prettamente sixties di alcune sequenze (il bacio tra Lina e il tipetto, la cena tra il prete e Alice) sono il fiore all’occhiello di un film che senza questi abbellimenti rischierebbe di finire nel calderone degli horror usa e getta.

Rispetto al primo film poi abbiamo anche degli attori che sanno recitare: se la Reaser è una mezza sicurezza, la bella Annalise Basso (già vista in Oculus) nei panni della teen insofferente è brava, ma ancora più brava è la piccola Lulu Wilson, vera rivelazione nei panni di Doris. Finalmente una bambina che fa paura solo guardando in camera e sorridendo! Quanti cazzo di bimbetti ci hanno propinato in questi ultimi anni? Ecco, la Lulu è una che quando parla ti fa venire un po’ di chills e questo è importante se non addirittura fondamentale. Di sangue ovviamente nemmeno l’ombra, siamo in zona PG-13 di ferro, ma qualche bella cosuccia la si può trovare anche qui, tra scheletri e demoni neri neri che fanno brutto.

Questo Ouija convince, un buon dolcetto di Halloween.

VOTO: 6,5


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.